Caro energia o caro politica?

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L’aumento delle bollette ha raggiunto massicciamente anche i media maggiori. Vuol dire che ormai non si può fare finta di niente.

Sono lontanissime le rassicurazioni dei vertici della BCE e delle maggiori istituzioni economiche mondiali che dicevano che la fiammata sarebbe durata ancora poco.

L’aumento dell’energia (che disorienta non poco gli analisti e l’intero pubblico) porta con se l’aumento dei prezzi di ogni genere e adesso anche dei tassi di interesse. Quindi il classico ristoratore non solo paga una bolletta raddoppiata ma anche le zucchine e il mutuo; cioè dovrà rincarare anche il conto finale per il cliente. Senza che però i redditi dei suoi clienti siano cresciuti. Cioè il suo ristorante rimane vuoto.

Ci chiediamo se il governo non comprenda tutto questo e se comprendendolo, non abbia una strategia conseguente. La domanda non è retorica per più ragioni. Prima di tutto il governo sa perfettamente che l’aumento maggiore NON è della energia ma delle tasse relative visto che la stragrande maggioranza della bolletta è costituita da tasse. Quindi il governo NON deve fare scostamenti di bilancio (cioè nuovi debiti) ma incassare lo stesso che incassava prima degli aumenti. Come mai non se ne parla? Forse TUTTI i partiti non vogliono perdere questi soldi. Secondariamente ci si chiede se la politica non si renda conto che questo fenomeno produce la fine del sistema delle piccole imprese non orientate all’export. Anche il turismo che deve molto al sistema della ristorazione e dell’agroindustria dovrà far pagare ai propri clienti conti molto più salati del recente passato con conseguente contrazione del giro di affari. È quindi l’intero sistema Italia che è in via di contrazione drastica. Ma anche gli stipendiati -vuoi pubblici, vuoi privati- non saranno contenti di pagare le nuove bollette e anche la verdura rincarate senza poter andare in pizzeria neanche una volta la settimana. Quindi ed è il terzo punto si sono create le condizioni per una recessione epocale (che non si ferma con “aiuti” verso i più disagiati) e quindi per una specie di rivolta popolare contro la politica nel suo insieme. Non è infatti credibile che la gente non si accorga che questi non sono aumenti dell’energia ma di gettito fiscale.

Infine è grottesco che si dibatta di energia parlando di nuove perforazioni nel mare o sulla terra ferma. Ormai da decenni il Sud è stato perforato e possiamo dire che il secondo produttore di petrolio di Europa è il sud Italia grazie alla Basilicata. Ma certamente queste estrazioni non hanno prodotto un prezzo della benzina diverso da quello che pagheremmo se il petrolio stesso provenisse dal golfo persico. Se quindi ricavassimo gas dal fondo dell’Adriatico chi ci garantisce che pagheremmo quel gas a meno del suo prezzo che già adesso paghiamo e che riviene dalle quotazioni internazionali?

Quindi per l’ennesima volta ci stanno prendendo in giro; e questa è l’unica cosa vera e che dimostra oltre ogni dubbio che del nostro futuro non se ne interessa nessuno di quelli che dovrebbero rappresentare i nostri problemi nei Palazzi.

CANIO TRIONE

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