La Cassazione chiarisce a quali esigenze del figlio deve far fronte l’assegno di mantenimento

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Nel 2013 l’Eurispes, noto centro di ricerca demografiche, sociali , culturali e geopoliche con al centro il popolo italiano, pubblicò un articolo circa il dramma sociale che comportava la separazione di due coniugi o semplici conviventi, i cui punti più controversi riguardava  l’affidamento e il mantenimento i figli.

L’Eurispes, nell’articolo, alzava il pietoso velo sulla giustizia e snocciolava dati sulla cronicizzata lentezza e l’incapacità dei Tribunale di “sentenziare” nella materia delle separazioni/diritto di famiglia. L’unica nota positiva riguardava la “pacchia” degli avvocati divorzisti.

Sono passati 10 anni circa e la Cassazione è chiamata ancora una volta a chiarire concetti, diremmo basilari, per quanto attiene l’assegno di mantenimento dei figli. Ma c’è ne bisogno? Si c’è né bisogno, fino a quando i Tribunali decideranno a seconda delle “stagioni”. Intanto si perde tempo e danaro e gli sprechi non mancano.

Una delle ultime ordinanze della Cassazione la nr.36989/2021 ancora una volta ci mette le pezze e questa volta è necessario farlo tra le sentenze del Tribunale di Ragusa e della Corte di Appello di Salerno.

I fatti.

Il Tribunale di Ragusa, valutati i redditi e la capacità reddituale del genitore non affidatario (il padre), assegna alla figlia la somma di €.400,00. La corte di Appello di Salerno adita dalla figlia, assegna una maggiorazione dell’assegno pari a 600€. Di qui il ricorso in Cassazione da parte del genitore (padre)

Il genitore (padre) assistito da un avvocato del foro di Bari, riteneva di non dover versare la somma di 600€., perché , a suo dire,  la Corte di Appello di Salerno non aveva valutato  la capacità lavorativa della madre e sui tempi di permanenza della minore presso il genitore affidatario, come dire: quando sta con me risparmio.

La Suprema Corte ancora una volta, io direi stizzita se potesse parlare, ha evidenziato che la somma aumentata a 600€ è una valutazione corretta posto che il genitore (il padre) ha una capacità reddituale importante e che non rileva la situazione lavorativa della moglie.  L’assegno di mantenimento non collocatario deve far fronte ad una molteplicità di esigenze, non riconducibili al solo obbligo alimentare, ma estese all’aspetto abitativo, scolastico, sportivo, sanitario, sociale, all’assistenza morale e materiale, alla opportuna predisposizione di una stabile organizzazione domestica, idonea a rispondere a tutte le necessità di cura e di educazione, secondo uno standard di soddisfacimento correlato a quello economico e sociale della famiglia di modo che si possa valutare il tenore di vita corrispondente a quello goduto in precedenza.
In buona sostanza la Cassazione rileva che la “crescita” del figlio non è un mero obbligo ne tantomeno è plausibile che sia  “scaricato” sul genitore affidatario tutto l’onere della crescita, per lo meno per quelle esigenze che non si realizzano se non disponi di danari. L’assegno non va dato solo per gli alimenti.

Ovviamente il tutto deve essere contemperato stante la capacità contributiva del genitore non affidatario poichè, in caso contrario, avremmo come abbiamo, i nuovi poveri.

Intanto ci sono voluti tre gradi di giudizio. Una spesa enorme per le tasche degli italiani.

Franco Marella

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