Sua maestà le ACCISE sui carburanti, una tassa ingiusta e sproporzionata.

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Da mesi il costo della benzina sta salendo sempre di più e con gli ultimi rincari sul costo delle materie prime la benzina ha raggiunto un prezzo mai così alto dal 2014. Ma quanto costerebbe un litro di benzina senza accise?

Intanto vediamo cosa sono le accise. Per accisa in economia si intende una imposta sulla fabbricazione e vendita di prodotti di consumo. Il termine deriva dal francese accise, che è dal latino medievale accisia «imposta», derivato di accidere “tagliare”, introdotte in Italia dal 1864, ben 158 anni fa! E pesano credetemi. Basta andare sul web oppure andare dal benzinaio fare un pieno e poi calcolare la differenza.

Eccovi i conti facili, facili. Senza il peso delle accise un litro di benzina costerebbe più o meno da 0,555 a 0,655 euro (il prezzo attuale è di 1,788 euro/litro). Il diesel andrebbe a poco più di 0,655 euro al litro (il prezzo attuale è 1,644 euro). A parte le accise, che da sole costituiscono più della metà del prezzo finale, c’è da tenere in considerazione anche l’aumento del costo delle materie prime. L’aumento non ha conseguenze solo per fare il pieno, ma si ripercuote anche sulle utenze.

Facendo i conti, il rincaro finale che va a pesare sul portafogli degli automobilisti è di 500 euro all’anno per la benzina e di 350 euro per il gasolio.

Ma cosa paghiamo quando facciamo benzina? Ecco, alcune delle accise pagate dagli italiani, sono ben 19:

  1. 0,000981 euro: finanziamento per la guerra d’Etiopia (1935-1936) È esistita per alcuni anni una tassa per il finanziamento della guerra d’Etiopia del 1935-1936; essa però è stata abolita 1936

0,00723 euro: finanziamento della crisi di Suez (1956)

0,00516 euro: ricostruzione dopo il disastro del Vajont (1963)

0,00516 euro: ricostruzione dopo l’alluvione di Firenze (1966)

0,00516 euro: ricostruzione dopo il terremoto del Belice (1968)

0,0511 euro: ricostruzione dopo il terremoto del Friuli (1976)

0,0387 euro: ricostruzione dopo il terremoto dell’Irpinia (1980)

0,106 euro: finanziamento per la guerra del Libano (1983)

0,0114 euro: finanziamento per la missione in Bosnia (1996)

0,02 euro: rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri (2004)

0,005 euro: acquisto di autobus ecologici (2005)

0,0051 euro: terremoto dell’Aquila (2009)

da 0,0071 a 0,0055 euro: finanziamento alla cultura (2011)

0,04 euro: emergenza immigrati dopo la crisi libica (2011)

0,0089 euro: alluvione in Liguria e Toscana (2011)

0,082 euro (0,113 sul diesel): decreto “Salva Italia” (2011)

0,02 euro: terremoto in Emilia (2012)

0,005 euro per il finanziamento del “Bonus gestori” e la riduzione delle tasse ai terremotati dell’Abruzzo;

0,0024 euro per il finanziamento di alcune spese del decreto Fare “Nuova Sabatini” (dal 1º marzo al 31 dicembre 2014).

È vero che moltissimi degli aumenti “straordinari” delle accise sui carburanti introdotti fin dai primi decenni del ’900 sono stati resi a tutti gli effetti “ordinari” e ce li siamo portati fino ad oggi. Però quei vecchi giustificativi sono scomparsi da un pezzo. Precisamente dal 1995, anno in cui un decreto del governo Dini ha riunificato tutti gli aumenti storici delle accise eliminando le ridicole giustificazioni. In altre parole, oggi c’è una sola aliquota, che non distingue tra le diverse componenti. Dagli inizi degli anni Novanta, il valore di questa imposta è stato cambiato dai governi in diverse occasioni

La solita cosa all’italiana: unire in un’unica voce cosicché non facciamo sentire gli italiani depredati da balzelli vecchi di 90 anni.

 Franco Marella

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