Cibo artificiale. Presto la carne prodotta in vitro

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Una delle ultime conquiste della tecnologia è il cibo artificiale. Mi direte che non è una novità visto che da decenni le nostre tavole sono inondate da pomodori, fagiolini, zucchine idroponici e cioè che non sono prodotte dalla terra e che non hanno mai visto il sole. Infatti oltre alle ingiurie dei prodotti modificati geneticamente la maggior parte dei cibi “fuori stagione” sono realizzati in serre chiuse, prive di terra e aria e cioè vere e proprie fabbriche industriali, dove con delle polverine sciolte in acqua si creano in ogni stagione i prodotti dell’orto.
Ma avere fra pochi mesi la carne prodotta in fabbrica è una notizia ancora ignota ai più.

Presto sentiremo i media inveire contro gli allevamenti che segregano gli animali destinati alla macellazione per preparare nella opinione pubblica il terreno alla introduzione trionfalistica della carne artificiale.
Si tratta di ricerche volute dalla solita finanza mondialista che, non potendo comperare o controllare l’agroalimentare, ha pensato di investire nella ricerca per la realizzazione di sostituti dei prodotti alimentari tradizionali. Ovviamente mentre le mucche o le melanzane (anche quelle speciali a denominazione controllata) non sono coperte da brevetto e quindi tutti noi possiamo acquistarle liberamente, la nuova linea di cibi artificiali sono tutti brevettati e quindi andranno ad arricchire qualcuno.

I distretti agroalimentari tra i quali grandeggia il sud Italia oltre a doversi misurare con cambiamenti climatici e concorrenze planetarie, dovranno fare i conti anche con le multinazionali del cibo artificiale le cui lobby sono ben allenate ad addomesticare con i media le popolazioni e comperare i legislatori di tutto il mondo. Quindi come già accade oggi, nessuno indicherà sulle confezioni la provenienza e la natura “artificiale” dei cibi in modo da confonderli con gli altri come già accade per i prodotti dell’agricoltura idroponica… perpetuando il voluto inganno su cui si potranno creare le nuove faraoniche fortune commerciali.
Naturalmente nulla si sa delle conseguenze di breve e lungo periodo sulla salute dei consumatori che sperimenteranno sulla propria pelle la bontà e la pericolosità del nuovo cibo; né si potrà collegare quelle conseguenze con quella nuova alimentazione. Né, ancora, i consumatori hanno associazioni in grado di difenderli e rappresentarli degnamente.

La tecnologia mette a segno così nel più totale silenzio un nuovo punto che dimostra una ulteriore volta come il suo perverso impiego è di gran lunga più devastante di ogni vantaggio che possiamo ottenere dal suo corretto uso. Ipotecando seriamente la sopravvivenza del genere umano e del nostro ambiente almeno come lo abbiamo conosciuto.

Canio Trione

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