Riciclaggio: Colonnello della Guardia di Finanza corrotto con bottiglie di vino, arresti a Bari

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Si sarebbe fatto corrompere con due confezione di sei bottiglie di vino della cantina “L’Amarone del Ca’ di Frati” del valore minimo di 250 euro l’una il colonnello della Guardia di finanza in servizio al comando generale di Roma, Antonio Mancazzo, agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Bari su presunte frodi fiscali e riciclaggio da parte di aziende consorziate nel settore della commercializzazione delle carni con sedi in diverse città italiane, che ha portato alla esecuzione di 75 misure cautelari.

L’ufficiale, nel novembre 2017, si sarebbe “messo a disposizione dell’allora indagato Francesco Giordano (imprenditore finito in carcere, ndr), fornendo informazioni su indagini e accertamenti sul suo conto”. Si sarebbe anche reso “disponibile ad agevolarlo nell’esportazione di valuta per importi superiori a quello consentito di 10 mila euro in futuri viaggi in paesi europei”.

Mancazzo è anche accusato di accesso abusivo al sistema informatico del ministero dell’Interno, dell’Agenzia delle entrate e della stessa Guardia di finanza per accedere illecitamente alle segnalazioni per operazioni sospette e alle informazioni relative alle violazioni in materia di esportazione di valuta. Nelle 1.300 pagine dell’ordinanza cautelare, ci sono nomi di personaggi di spicco della criminalità organizzata barese, come Emanuele Sicolo, noto come “il killer” del clan Parisi, ma anche riferimenti a magistrati coinvolti in altre vicende giudiziarie, come l’ex procuratore di Trani e Taranto Carlo Maria Capristo e l’ex gip di Bari Giuseppe De Benedictis.

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