Partiti, leghe e movimenti

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In Italia, a parte i raggruppamenti politici con nomi di fantasia piuttosto banali (Italia dei Valori, Forza Italia, Italia viva, Fratelli d’Italia e via dicendo), sono ricorrenti i termini: Partito, Lega e Movimento.

Partito deriva da partire=dividere e significa propriamente “ciò che è diviso”. Nel linguaggio politico il termine ha assunto il significato di “associazione volontaria di un numero più o meno grande di cittadini, con una propria struttura organizzativa, costituita sulla base di una comune ideologia politico-sociale e avente come obiettivo la realizzazione di un determinato programma”. In Italia abbiamo avuto un partito democristiano, un partito comunista, un partito socialista, un partito repubblicano, un partito liberale, un partito monarchico e abbiamo oggi un partito democratico.

Lega ha un significato del tutto opposto di alleanza, di unione di forze, di confederazione a fini politici o militari. In Italia, a partire dagli anni Ottanta il termine è stato utilizzato, però, per associazioni politiche a base regionale in polemica e contro lo Stato centralista e propugnanti l’autonomia politica delle Regioni, soprattutto settentrionali (Lega Nord): quimdi divisione e non unione.

Movimento è un termine che nasce in sociologia e indica una formazione politico-sociale collettiva che si muove verso determinati obiettivi con un’organizzazione solo relativamente strutturata. In Italia v’è stato, però, il Movimento Sociale Italiano, che, in realtà, era un vero e proprio partito ben strutturato, e oggi v’è il Movimento Cinque Stelle che coniuga il termine movimento con un’espressione di fantasia, banale come quelle sopra ricordate.

Comunque, nel “Bel Paese”, i raggruppamenti di individui in partiti, leghe o movimenti che fossero, non sono mai sfuggiti, in una maniera o nell’altra, a una o a due delle configurazioni ideologiche dominanti: quella religiosa, giudaico-cristiana e soprattutto cattolica, quella idealistica hegeliana, fascista o comunista, quella mista: clerico-fascista o catto-comunista.  

In altre parole il pensiero dominante è stato sempre il dualismo religioso (giudaico-cristiano) o quello filosofico (post-platonico e iperuranico fino all’idealismo tedesco hegheliano dell’Io universale, fantasioso e astratto).

Il monismo, razionalistico, empiristico, sperimentale, pragmatico, individualistico  e concreto dei filosofi presocratici e dei sofisti è crollato prima sotto i colpi di maglio dell’Accademia Platonica e poi con la caduta dell’impero romano.

Ora non v’è dubbio che l’era più fulgida della nostra storia è stata quella della civiltà greco-romana. Secondo studiosi stranieri  (il Tedesco Mommsem e l’inglese Gibbon), non sospetti di partigeneria patriottica, l’idea di libertà e di liberalesimo sarebbe nata a Roma.

Eppure in Italia (come in Europa continentale) un partito liberale che non sia nato e non si sia sviluppato se non nell’alveo dell’assolutistico e illiberale idealismo tedesco non v’è mai stato (In Italia Hegeliani di ferro come Giovanni Gentile e Benedetto Croce hanno patrocinato un liberalismo camuffo, tendente ora a destra ora a sinistra che non si è mai affermato veramente come forza politica autonoma). 

La domanda che pongo è: si deve proprio oscludere che il Bel Paese, omisso medio (la parentisi oscurantista succeduta alle pacifiche infiltrazioni mediorientali, giudaico-cristiane e alle barbariche  invasioni Nord-Europee), possa idealmente riprendere la strada del “meraviglioso antico” leopardiano e scoprire che un azione politica, di un Partito, di una Lega, di un Movimento, ispirata a una laica razionalità, in luogo della fede religiosa o del fanatismo ideologico, dominata dalla concretezza della soluzione pragmatica dei singoli problemi del territorio e del popolo e non dall’astrattezza di un universalismo astratto, a-territoriale e planetario?

E’ impossibile immaginare un Partito, una Lega, un Movimento che si proponga un tale obiettivo e consenta a un novello Leopardi di vedere non solo le mura, gli archi e le colonne ma anche la gloria di cui furono capaci i nostri veri antenati, quelli antecedenti alla catastrofe che fece dell’Europa una colonia mediorientale e germanica? 

Luigi Mazzella

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