Unioni, separazioni e divorzi. La pandemia ha inciso meno sulla instabilità coniugale. Nel 2021 si torna ai livelli pre-Covid

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Le separazioni legali rappresentano ancora oggi in Italia il fenomeno più rappresentativo dell’instabilità coniugale, considerando che non tutte si convertono in divorzi, nonostante le semplificazioni procedurali introdotte a partire dal 2014. Lo afferma l’Istat, che ricorda come per i divorzi “il trend è stato sempre crescente dal 1970 (anno di introduzione del divorzio nell’ordinamento italiano) fino alla metà del decennio scorso.

Nel 2015 il numero di divorzi ha subito una forte impennata (+57,5% in un solo anno) a seguito dell’entrata in vigore di due importanti leggi che hanno modificato la disciplina dello scioglimento e della cessazione degli effetti civili del matrimonio”. Il vero boom -sottolinea l’istituto- è stato determinato dalla Legge sul “Divorzio breve”. E provvedimenti, oltre all’effetto diretto sull’aumento delle separazioni e soprattutto dei divorzi, hanno innescato indirettamente una crescita delle seconde nozze, in particolare nel biennio 2015-2016.

“La pandemia ha avuto impatto anche sull’andamento dell’instabilità coniugale, soprattutto nel periodo delle chiusure degli uffici e delle restrizioni alla mobilità; in particolare, nel caso dei provvedimenti presso i Tribunali, la conclusione dei procedimenti del 2020 ha riguardato separazioni e divorzi iniziati negli anni precedenti. Nel 2020, le separazioni sono state complessivamente 79.917 (-18%). Dopo l’aumento tra il 2015 e il 2016 (da 91.706 a 99.611; +8,6%), le separazioni si sono mantenute fino al 2019 sullo stesso livello, con piccole oscillazioni. Nello stesso anno i divorzi sono stati 66.662, il 21,9% in meno rispetto al 2019 e il 32,7% in meno nel confronto con il 2016, anno di massimo relativo (99.071 divorzi).

La composizione tra separazioni/divorzi consensuali e giudiziali risulta pressoché invariata rispetto all’anno precedente. Infatti, nel 2020 l’85,3% delle separazioni si è concluso consensualmente, percentuale rimasta pressoché stabile nell’ultimo decennio. È più contenuta la quota di divorzi consensuali (71,7% nel 2020) ma sostanzialmente in linea con l’anno precedente (70,1%). Dopo il picco del 2016 (78,2%) la proporzione di divorzi consensuali decresce per tornare in prossimità del valore di inizio decennio (72,4% nel 2010). Separazioni e divorzi non più soltanto in Tribunale Considerando il complesso dei provvedimenti consensuali (sia extragiudiziali che non), quasi una separazione consensuale su tre e quasi un divorzio consensuale su due avviene al di fuori del Tribunale. I percorsi consensuali extragiudiziali (D.l. 132/2014) riguardano rispettivamente il 26,7% di tutte le separazioni e il 32,7% dei divorzi. Negli accordi extragiudiziali per separarsi o divorziare le quote delle negoziazioni assistite da avvocati (ex art. 6) sono, rispettivamente, 43% e 29,1%, entrambe in crescita rispetto al 2019 (37,7% e 24,9%).

Tuttavia, la componente che in questi anni si sta consolidando sempre più è quella degli accordi extragiudiziali direttamente presso gli Uffici di Stato Civile (ex art. 12). Nel 2020, 12.177 separazioni e 15.467 divorzi sono stati effettuati direttamente presso il Comune (con tempi e costi molto più bassi rispetto alle altre fattispecie): si tratta del 15,2% di tutte le separazioni e del 23,2% di tutti i divorzi, quote in linea con quelle dell’anno precedente. Nel Nord più diffusi i divorzi extragiudiziali La propensione a ricorrere agli accordi extragiudiziali di divorzio è diffusa in tutto il Paese ma soprattutto tra i residenti nel Nord d’Italia. Anche la preferenza verso la procedura ex art.12 (direttamente presso lo Stato Civile) o verso quella ex art.6 (negoziazioni assistite da avvocati) varia sul territorio nazionale.

Le regioni in cui il ricorso alle procedure ex art. 12 è più diffuso, con il vincolo di tutte le condizioni già ricordate, sono la Valle d’Aosta (39,7%), la provincia autonoma di Bolzano (35,3%), la provincia di Trento (34,4%) e l’Emilia-Romagna (33,3%). La quota di accordi ex art. 6 raggiunge il suo valore massimo nel Lazio (21,0%), in Sicilia (13,6%), Campania (12,5%) e Toscana (12,4%). Sul versante dei divorzi consensuali conclusi in tribunale, le regioni in cui trovano maggiore diffusione sono la provincia autonoma di Bolzano/Bozen (53,9% sul totale dei divorzi), la Basilicata (51,3%), le Marche (47,7%) e l’Umbria (45,2%). Il ricorso ai divorzi giudiziari è invece maggiore nei Tribunali di Sardegna (42,7%), Calabria (42,3%), Puglia (38,8%) e Campania (37,9%). Considerando i divorzi per 100 mila coniugati, le regioni in cima alla graduatoria sono Liguria (320,4), Piemonte (293,2) e Friuli-Venezia Giulia (289,1). A livello nazionale l’indicatore è pari a 240,0, anch’esso in diminuzione nel 2020 rispetto agli anni precedenti.

Primi dati delle separazioni e dei divorzi 2021: si torna ai livelli del 2019 “L’analisi dei primi nove mesi del 2021, seppur basata su dati ancora provvisori, consente di avanzare alcune considerazioni sul più recente andamento di separazioni e divorzi che, come già ricordato, hanno risentito meno degli effetti della pandemia – conclude l’Istat -. Nei primi nove mesi del 2021 l’aumento rispetto allo stesso periodo del 2020 (+36,4% per le separazioni e +32,8% per i divorzi) riporta a livelli simili a quelli del 2019”. Per le separazioni la crescita è più consistente nel caso dei provvedimenti presso i Tribunali, in particolare per le consensuali (+49,3%). Quest’ultima tipologia, che aveva registrato il calo più consistente nel 2020, evidenzia un aumento del 6% anche tra 2021 e 2019. Stesso andamento si rileva nel caso dei divorzi consensuali.

Gli accordi di negoziazione assistita con avvocati sia per le separazioni sia per i divorzi hanno mostrato, soprattutto per le separazioni, un calo contenuto nei primi nove mesi del 2020 (-2,1%), seguito da un aumento negli stessi mesi del 2021 (+11,1%). Nel confronto tra il 2021 e il 2019, quindi, si evidenzia un aumento dell’8,8%, in linea con quanto osservato tra 2018 e 2019.

“Presumibilmente la scelta di questa procedura è stata anche avvantaggiata dal deposito telematico degli atti che già contraddistingueva questa tipologia di accordi”. Le separazioni e i divorzi consensuali direttamente presso i Comuni, infine, hanno visto una ripresa nei primi nove mesi del 2021 in confronto allo stesso periodo del 2020 (rispettivamente +14,8% e +9,9%). Tuttavia, viste le problematiche di gestione dell’emergenza sanitaria legata allo svolgimento delle procedure amministrative, il confronto tra i primi nove mesi del 2021 e lo stesso periodo pre-pandemico mette in luce un calo consistente (-16,7%). (www.redattoresociale.it)

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