L’inquietante caso di Andrea Pizzocolo il necrofilo della lodigiana.

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Andrea Pizzocolo è un piccolo insignificante uomo, con una voce stridula, metallica e fastidiosa, è calvo, peloso e con la pancia, sano di mente assolutamente sano di mente. La sua infima vita la sta trascorrendo tra le mura del carcere di  San Vittore, speriamo che sia una cella “buia”. Andrea Pizzocolo detto “Pizzo” è l’attore di una delle pagine più buie e insanguinate della cronaca nera italiana degli ultimi 30 anni.

Rileggere le pagine delle cronache di quei giorni senti un brivido che ti scende lungo la schiena e ti raffredda l’anima.  Non la pensava così la prostituta baby (appena diciottenne) Lavinia per gli amici “Dora” quando fu contattata dall’anonimo ragioniere. Avrà pensato al solito uomo frustrato di mezza età che vuol passare qualche ora al “di sopra” della sue aspettative di sesso and rock e roll.

Andrea Pizzicolo, la incontrerà in un anonimo albero della provincia lodigiana, la sodomizzerà con dei falli , la picchierà, le provocherà dolore per quel sesso estremo, dopodiché in preda alla lucida follia, la ucciderà e non contento da morta abuserà di quel giovane corpo, stanco e compiaciuto si addormenterà in albergo, per poi, al risveglio,  abbandonare il corpo falcidiato dalla sua violenza della sfortunata Dora in aperta campagna, nuda, senza provare alcun senso di vergogna.

La Polizia e i Carabinieri non ci impiegarono molto a catturarlo e dopo qualche ora di serrato interrogatorio crollò pietosamente . Piangeva il meschino.  Non capiva perché tanta attenzione per una donna rumena ammazzata per la pratica del bondage – un gioco erotico.  Non capiva.

In Italia tutti hanno diritto ad una difesa legale così lo è stato anche per Pizzicolo . In tutti gradi di giudizio gli avvocati, nudi, non sapendo dove aggrapparsi, hanno invocato la seminfermità mentale e l’incapacità di contenere le proprie emozioni perché aveva sniffato coca.

Lavinia Simona Ailoaiei, 18 anni,  prostituta rumena si vendeva per 500 euro a incontro su internet col nick Dora. Era arrivata in italia due anni prima sperando in una vita migliore. Un padre disoccupato,  una sorella che faceva la “vita” e una madre che lavorava 15 ore al giorno per dare alle due sue figlie un momento di serenità familiare.

Simona ama alla follia il suo ragazzo, che si rivela solo un “pappone” con lo scopo di sfruttare la sua Lavinia e fare soldi in fretta. Lavinia credeva che quella vita sarebbe stata sola una parentesi e sognava di fare la mamma. Null’altro di può dire della piccola “Dora” poiché la sua  vita è stata breve e dolorosa, ma avrà avuto, ne siamo sicuri, tanti sogni nel cassetto. Se avesse potuto vedere il suo corpo sarebbe inorridita: un  asciugamano sul volto e fascette autobloccanti sul collo. La chiamano bondage.

La ragazza non è morta a Lodi. Il delitto è avvenuto molto più in là, in un motel vicino a Busto Arsizio. L’ha uccisa un ragioniere di Arese che si chiama Andrea Pizzocolo, un «pezzo di pane» come lo ricordano gli ex compagni delle superiori.

Il racconto che lo stesso Pizzicolo fa delle fasi del rapporto bestiale ha oltrepassato ogni più malata fantasia, culminato facendo sesso col cadavere. Lui ammette. Dice: «Era un gioco erotico». 

L’ultima udienza in Corte d’Appello chiede la parola e dichiara di essere estraneo ai fatti perché non capiva ma di più non capiva perché potesse essere condannato all’ergastolo per aver ucciso una prostituta romena.

Chissà cosa penserà suo figlio.

Per non dimenticare.

Franco Marella

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