ll «delitto della minestrina» una giovane donna uccisa col cianuro e ancora nessun colpevole

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La misteriosa morte di Francesca Moretti è avvolta nel mistero più fitto. Solo dopo 5 mesi dalla sua morte e grazie all’autopsia si scoprì che non era morta per cause naturali ma per aver ingerito circa 350 milligrammi di cianuro probabilmente nascosto o nel cibo o in qualche bevanda. Stiamo parlando del 20 febbraio del 2000 – l’anno conosciuto come Milleniun bug – cioè quell’errore di programmazione che, al passaggio di millennio, ha impedito alcuni vecchi programmi-software di riaggiornarsi.

Francesca conduceva una vita semplice, fatta di amicizie , studio (sociologia), impegno sociale, famiglia e amori che si scorrevano all’ombra della  Porta San Lorenzo magnifico monumento di epoca romana (è una porta d’ingresso nelle Mura Aureliane di Roma, attraverso la quale la via Tiburtina usciva dalla città).


Dopo la sua morte e la certezza che Francesca fù avvelenata col cianuro, gli inquirenti si concentrarono su due piste: l’amica D.S. con cui condivideva l’appartamento e la famiglia dell’uomo che amava di origine rom G.H. Tutte e due le ipotesi investigative si rivelarono infruttuose.

Partiamo dal primo elemento incontrovertibile: la morte per avvelenamento per aver assunto una dose letale di cianuro. Il suo odore di mandorle amare non viene avvertito neanche a concentrazioni letali, lasciando chi lo beve inconsapevolmente, senza scampo. Il veleno una volta ingerito, provoca dolori atroci che trafiggono il corpo da una parte all’altra, poi arrivano le convulsioni, il coma e, infine, la morte per arresto circolatorio. La morte sopraggiunge nell’arco di pochi minuti. La misura per morire di avvelenamento da cianuro è data dalla letteratura scientifica: tra i 200/300 milligrammi, la relazione autoptica parlò di 350 milligrammi.

Attenzione alle date: il 18 febbraio Francesca accusa forti dolori alla spalla, il medico di famiglia referterà una lombo sciatalgia, ma Francesca peggiora, il 20 febbraio la sua amica coinquilina verso l’ora di pranzo le preparerà la minestrina al formaggino , ma alle ore 17,00 circa dello stesso giorno Francesca in preda a forti dolori viene portata con urgenza all’ospedale San Giovanni dove morirà verso le ore 19.00 circa.

La prima perizia autoptica ipotizzo che il cianuro fosse stato mescolato alla minestrina al formaggino da qui  l’imputazione per omicidio volontario alla coinquilina di Francesca. Ma una seconda perizia sconfessò questa tesi poiché la minestra fu servita verso le 13 circa la morte giunse alle 19 circa un tempo decisamente lungo per una morte da avvelenamento da cianuro.

Il processo fu una colossale cantonata. La sfida della Procura di inchiodare l’imputata senza indizi seri né movente fu un azzardo.

L’altra pista che fu battuta prima del processo fu quello della relazione sentimentale che legava Francesca al giovane G.H. di etnia rom che viveva a Centocelle, sposato e con prole al seguito ( purtroppo questo giovane è lo sfortunato zio delle tre bimbe morte bruciate in un campo rom di Centocelle il 10 maggio del 2017) Si ipotizzò che qualcuno del clan cui apparteneva il giovane amante avesse in qualche modo avvelenato la povera Francesca. Il nesso causale tra questa pista investigativa e i presunti assassini aveva un comun denominatore: la perdita del mazzo di chiavi  dell’appartamento di Francesca che a quel tempo era abitata  da altre due inquiline: D.S. e M.N. La serratura non fu mai cambiata. Ma anche questa pista si rivelò fatua. Intanto il tempo trascorse lento e inesorabile e le tracce incominciano a disperdersi.

Dunque ricapitolando, un processo senza colpevoli, una morte causata da avvelenamento di cianuro, due coinquiline che nulla centravano con la morte di Francesca, un amore contrastato, risultato: nessun moventenessun colpevole. Un omicidio inspiegabile.

C’è un episodio su cui i media diedero risalto: il diario di Francesca. Mai consegnato alla Polizia poiché, si ipotizza, bruciato dalla mamma di Francesca per non infangare le memorie della figlia, benché fosse convinta che la sua Francesca fosse stata uccisa.

Conclusioni. Intanto c’è un omicidio impunito e un assassino che è libero come l’aria. Una famiglia distrutta dal dolore e , ne siamo certi, alla ricerca della verità.

Io spero che la vicenda non vada a spegnersi definitivamente e che le indagini vengano riaperte , oggigiorno la Polizia e la Magistratura hanno molte armi con cui combattere il crimine ancorchè si tratti di un evento avvenuto più di 20 anni fa.

Franco Marella

 



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