UN MONDO DI PROTESTE (E GUERRE)

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Una settimana nera come quella che ci siamo lasciati alle spalle davvero non poteva prevederla nessuno. Proprio ora che la pandemia, dopo quasi due anni e mezzo di tribolazioni, sembrava aver lasciato spazio ad un minimo di speranza per il futuro. Di ripartenza, anche per l’economia. E invece, almeno per ora, non sarà così. Ma, al contrario, un fondo che ci tocca ancora scoprire perché rimane tanto da scavare.

SIMIL-PARALISI – Il bilancio della scorsa settimana è stato il seguente: diverse proteste, una guerra. Le prime hanno riguardato l’ambito nazionale e soprattutto locale. Lo sciopero degli autotrasportatori, prima di tutto: costi di benzina, accise ed autostrade insostenibili, con tanto di convegni, proteste, occupazioni di tangenziali. Pregiudicando quindi anche l’attività di imprese e lavoratori, andate incontro a diverse difficoltà. A Bari giovedì scorso tangenziale bloccata per quasi tutta la giornata, in altre parti della Puglia, sono diffusi gli episodi e le testimonianze di scaffali di supermarket carenti di merce, o di crisi di produzione di pane o addirittura pasta. Quasi come se fossimo…in tempi di guerra, appunto. Senza dimenticare le proteste degli agricoltori, dei lavoratori Bosch e Tim o magari le preoccupazioni sull’energia ormai alle stelle. E, come se non bastasse, venerdì scorso a Bari per circa dieci minuti è mancata la corrente in diversi quartieri. Prendiamola con un mix di ironia e sarcasmo: spiacevole e breve inconveniente, ma capitato proprio nel periodo migliore, non c’è che dire…

DEJA-VU – Ansia, preoccupazione, depressione, rabbia, tristezza. Questo è quello che si percepisce in questo inizio di decennio alquanto cupo. E soprattutto paura. Con tanti morti e feriti, non troppo lontano da noi. Piaccia o no, il 24 febbraio 2022 è un nuovo 11 settembre 2001: l’attacco russo in Ucraina preoccupa, e tanto, per il futuro. Non è una buona notizia per nessuno e nessuno ancora sa cosa potrà accadere (e anche qui, proteste, in tutto il mondo, anche in Russia contro la guerra). Un’emergenza perenne con cui dobbiamo continuare a convivere ma che difficilmente potrà aiutare anche a risolvere i problemi nel contesto nazionale, sul piano economico soprattutto. Anzi, indirettamente potrebbe solo aumentarli. Starà a noi farci trovare pronti con adeguate contromisure.

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