L’’ora di patriottismo

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Una quindicina di anni fa, nel corso di un mio viaggio in Ucraina, ebbi modo di assistere ad un episodio che mi colpì molto e che ora mi aiuta a inquadrare e a incasellare meglio i vari pezzi del terrificante puzzle del conflitto in atto. Ero ad Odessa in giro per la città insieme ad altre persone. Ad un certo momento notai un gruppo di ragazze e ragazzi, studenti di un istituto superiore, che, in formazione di plotone, preceduti da un portatore della bandiera nazionale, uscivano dalla scuola marciando fieri e marziali verso il centro della Piazza, dove vi era un monumento agli eroi di guerra, ai piedi del quale si esercitarono in figurazioni militari.

Non erano armati, ma portavano con dignità una divisa. Nei loro volti serietà e fierezza testimoniavano una superba volontà. Chiesi al nostro accompagnatore cosa stesse succedendo e lui, serenamente, mi rispose che era “l’ora di patriottismo”. Chiesi maggiori informazioni e lui, dando per scontato che sapessi di cosa stesse parlando, mi disse che era solo l’ora di patriottismo prevista dall’ordinamento scolastico. Vedendo la mia espressione sorpresa, a sua volta si meravigliò quando gli risposi che no, noi in Italia non avevamo nel nostro ordinamento scolastico un insegnamento simile. “No? E come mai?”, la risposta fu il mio silenzioso imbarazzo. Cosa avrei potuto mai rispondere? Parlavamo lingue di due mondi diversi e lontani.

In questi giorni tutti siamo sgomenti innanzi a questa inaudita e folle guerra. Una delle cose che colpiscono è la dignità, non priva di paura e preoccupazione, ma non per questo meno ferma e decisa, che accompagna le persone coinvolte loro malgrado, le vittime di questa follia. “È la nostra Patria, dobbiamo difenderla”. Queste parole hanno evocato in me il ricordo dei ragazzi di Odessa e li immagino, ora trentenni, a combattere con la stessa fierezza dei loro giovani volti, per la loro libertà e autodeterminazione. Eppure, un’altra strada sarebbe stata possibile.

La guerra va sempre ripudiata e qualsiasi mezzo per fermarla deve essere adoperato ora, subito, anzi, prima di subito. Ma il ricordo di quei ragazzi, mi fa temere che no, non sarà una guerra breve e qualsiasi sarà l’esito del conflitto la lotta non finirà con esso. Le parole sono come una bandieruola che sventola una volta di qua e un’altra di là; il senso di appartenenza no, ha una sola direzione.

Ciro Troiano

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