Ucraina, Stampa Romana: “Giornalisti via da Russia scelta infelice”

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 “La decisione da parte di Rai, Mediaset e Ansa di ritirare l’informazione dalla Russia e di far tornare a Roma i propri inviati non è una scelta felice a nostro avviso. Non lo è perchè nel momento in cui ci distanziamo dallo scorrere dei fatti siamo di fronte ad una sconfitta dell’informazione”. Lo afferma alla Dire il consigliere segretario dell’associazione Stampa Romana, Lazzaro Pappagallo.

“È vero- prosegue Pappagallo- che Putin ha inasprito le pene, e sono pene pesantissime, fino a 15 anni di reclusione, però è altrettanto vero che non avere un punto di riferimento di aziende così importanti nel cuore di uno dei contendenti, nel cuore di Mosca, capire se c’è una reazione da parte del popolo, capire se ci sono segnali di dissenso rispetto alle scelte sciagurate del presidente russo, questo mi sembra francamente un errore. Soprattutto ci allontana dalle notizie e per noi giornalisti le notizie devono essere il Vangelo, devono essere il primo di ogni comandamento”.

“Tra l’altro- tiene a precisare il consigliere segretario di Stampa Romana- i colleghi interessati della Rai, ovvero la sede di corrispondenza di Mosca e gli inviati, non sono stati coinvolti in questa decisione. Su questo abbiamo elementi di certezza”.

Secondo Lazzaro Pappagallo si tratta di una scelta che “oltre a non dare un buon servizio al paese lascia campo aperto alle fake news, che a questo punto saranno sempre più incontrollabili. E poi, così facendo, si rinuncia all’autonomia professionale. Io devo sempre pensare che un giornalista italiano, quindi un giornalista iscritto all’Ordine, con le caratteristiche deontologiche che tutti conosciamo, si rifiuti di fare da megafono di qualsiasi cosa, verifichi invece le informazioni che ha a disposizione e per questo produca notizie. Se, invece, diciamo che per paura o per pericolo questo lavoro non lo può più fare, questo credo sia una sconfitta per tutti noi“.

“Non so- dichiara infine Pappagallo- se quanto deciso da Rai, Mediaset e Ansa sia una scelta definitiva. Temo che in qualche modo sia naturalmente il frutto degli eventi bellici e dell’andamento della guerra. Mi auguro sia una decisione che in qualche modo possa essere sempre meditata e che quindi non sia una decisione presa una volta per tutte ma una scelta che poi possa essere messa in discussione e, nel caso, rivista“, conclude.

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