Le elezioni in Corea del Sud sono state vinte (per un pelo) da un ‘falco’

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Yoon Suk-yeol, 61 anni ed ex procuratore generale, è il presidente eletto della Corea del Sud, uscito vincitore dalla più serrata competizione elettorale per la Casa Blu che il Paese asiatico ricordi. Yoon, del partito conservatore di opposizione People Power Party, si è imposto con uno scarto di soli 247 mila voti (lo 0,73%) sullo sfidante, il democratico Lee Jae-myung, ottenendo il 48,56% delle preferenze, contro il 47,83% dei voti a favore dell’avversario che, in piena notte, ha riconosciuto la sconfitta e si è congratulato con il presidente eletto.

Forse proprio a causa della vittoria sul filo del rasoio, nel suo primo messaggio pubblico, Yoon ha puntato sull’unità. “Considererò l’unità nazionale la mia priorità assoluta”, ha detto Yoon, descrivendo l’esito delle urne come “una vittoria del grande popolo” sud-coreano. Privo di esperienza politica, Yoon Suk-yeol ha impostato la sua campagna elettorale sul desiderio di cambiamento, promuovendo posizioni dure e cavalcando il sempre più diffuso sentimento anti-femminista che serpeggia nel Paese asiatico, dove il tema della parità di genere viene visto da molti come una sorta di discriminazione al contrario.

Il futuro presidente sud-coreano, che si insedierà il 10 maggio prossimo, ha acquisito notorietà a livello nazionale per le inchieste di alto profilo che hanno preso di mira l’ex presidente Park Geun-hye, coinvolta in uno scandalo di corruzione e abuso di potere che ha portato al suo impeachment, e l’ex ministro della Giustizia, Cho Kuk, molto vicino al presidente uscente, Moon Jae-in.

Nelle prime ore dopo la vittoria elettorale, Yoon ha avuto un colloquio telefonico con il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, primo leader straniero a congratularsi con il presidente eletto. Il leader conservatore ha riaffermato la forte alleanza e cooperazione con Washington, e ha posto l’accento sulla cooperazione contro le provocazioni della Corea del Nord.

Da Biden ha ricevuto l’assicurazione che gli Stati Uniti pongono molta attenzione alla questione nord-coreana e che Washington promuoverà il coordinamento con Seul e Tokyo per le linee da seguire sul regime di Kim Jong-un. Yoon non intende fare concessioni al regime di Pyongyang, pur promettendo che la porta per il dialogo “sarà sempre aperta”.

Tra i primi a congratularsi con Yoon c’è la Cina. Pechino, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri Zhao Lijian, è disposta a lavorare con Seul per promuovere lo sviluppo “sano e stabile” delle relazioni bilaterali. Da Tokyo, invece, il primo ministro giapponese Fumio Kishida, ha sottolineato l’importanza di riguadagnare una “relazione salutare” tra Giappone e Corea del Sud, dopo il raffreddamento delle relazioni degli ultimi anni, segnati dalle forti polemiche storiche sugli anni del dominio coloniale giapponese della Corea, prima della Seconda Guerra Mondiale. Le relazioni, ha detto Kishida, affrontano “circostanze difficili e non possiamo lasciarle come sono”.

Yoon è il primo ex procuratore generale a diventare presidente della Corea del Sud, e la sua vittoria rappresenta la prima volta, nella storia sud-coreana, che il partito di governo non elegge un proprio candidato per un secondo mandato. Proveniente da una famiglia di insegnanti, tra le curiosità del suo curriculum c’è quella di avere tentato per nove volte l’esame di Stato da avvocato prima di superarlo, nel 1991.

Tre anni più tardi ha iniziato la carriera da procuratore, mettendosi in evidenza per i casi di alto profilo politico che ha affrontato. Conservatore in politica interna, in campagna elettorale ha mostrato un profilo da falco sui temi di politica estera. Tra i dossier più scottanti per il tredicesimo presidente sud-coreano, sul piano diplomatico, oltre alla minaccia nord-coreana, tornata a farsi sentire con i nove lanci missilistici dall’inizio dell’anno,  c’è anche il ruolo che la Corea del Sud intenderà tenere verso i due principali partner commerciali, Cina e Stati Uniti, le cui relazioni sono al punto più basso da molti decenni.

Se il suo sfidante aveva promesso un approccio più equilibrato in campagna elettorale, Yoon ha optato per una linea dura. Corea del Sud e Stati Uniti, ha detto, hanno un’alleanza “plasmata nel sangue” e hanno combattuto insieme “contro la tirannia del comunismo”. A irritare Pechino è anche la sua promessa di installare un secondo sistema difesa anti-missilistico, dopo il Thaad (Terminal High-Altitude Area Defense system) che aveva raffreddato le relazioni con la Cina nel 2017. Sul piano interno, invece, Yoon deve affrontare il picco di contagi da Covid-19, oggi oltre quota trecentomila per il secondo giorno consecutivo, le incertezze dell’economia nella ripresa post-Covid, l’aumento dei prezzi degli immobili, e le diseguaglianze sociali e di genere. Su quest’ultimo punto, Yoon ha posizioni nettamente a favore degli anti-femministi, al punto da promettere anche l’eliminazione del ministero per l’Uguaglianza di Genere e la Famiglia. 

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