Morto il militare boliviano che uccise Che Guevara

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 “Quello è stato il momento peggiore della mia vita, vidi il Che grande, enorme. I suoi occhi brillavano intensamente. Pensai che con un movimento rapido mi avrebbe potuto sottrarre l’arma. ‘Mettiti tranquillo – mi disse – e prendi bene la mira. Stai per uccidere un uomo’. Chiusi gli occhi e sparai”. È l’ottobre del 1967 e il quotidiano francese Paris Match rilancia queste parole del militare boliviano Mario Terán Salazar, noto come l’esecutore materiale dell’esecuzione sommaria di Ernesto ‘Che’ Guevara, combattente argentino e protagonista della rivoluzione cubana ucciso in Bolivia il 14 ottobre di quell’anno. Il racconto del soldato boliviano torna ora di attualità, rilanciato dai giornali di tutto il mondo.

A meno di un mese dal suo ottantesimo compleanno Teràn è infatti deceduto ieri nella città di Santa Cruz, a circa 50 chilometri dalla località Villagrande dove venne giustiziato il combattente argentino. Stando a quanto riferito alla stampa dai suoi familiari, l’ex militare è morto a causa di un tumore. Gary Prado, il sergente ora in pensione che era al comando della missione che catturò Che Guevara, insieme al rivoluzionario boliviano Simeón ‘Willy’ Cuba, ha detto al quotidiano locale El Deber che l’ex soldato “ha dovuto sopportare per diversi anni le insistenze della stampa, che voleva conoscere la storia dell’esecuzione”. Secondo Prado, Teràn ha solo agito “come professionista, eseguendo un ordine di alto livello”.

La versione più accettata della morte del rivoluzionario argentino, entrato trionfante a L’Avana il primo gennaio 1959 insieme a Fidel Castro, a capo dell’isola per i successivi 50 anni, è che a dare l’ordine a Teràn fu direttamente l’allora presidente della Bolivia, il generale René Barrientos. Diverse ricostruzioni lasciano pensare anche a un decisivo coinvolgimento dei servizi segreti americani. (dire)

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