Ex Ilva: ancora investimenti milionari per la riapertura degli altiforni fermi. Una follia

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Nemmeno la recente relazione presentata all’Onu, che ha individuato nell’ex Ilva di Taranto uno dei tre siti più inquinanti al mondo, ferma la mano omicida del governo italiano sul destino di una città e della sua popolazione.
Il primo ministro Draghi, con la conferenza stampa del 19/03/22, ha confermato nei fatti la volontà dell’Italia di chiedere ancora sacrifici umani ai tarantini.

Anzi, a dirla tutta, nessuna citazione è stata fatta nei confronti della città, della popolazione, dei decessi, degli ammalati di cancro e tumori, ma solo dell’interesse esclusivo dell’Italia di ampliare la produzione di acciaio.
Ancora investimenti a suon di centinaia di milioni di euro per la riapertura degli altiforni fermi, in un’acciaieria vetusta di 70 anni. In sintesi si tratta di riattare un “rottame”.

Nel disegno di Draghi, e anche del leghista ministro Georgetti, lo sviluppo dell’acciaieria è comunque legato al fabbisogno di rottami di ferro.

E c’è chi afferma che i rottami sono difficili da trovare. L’idea conseguenziale che si pone naturale è solo una: i rottami sono sotto il naso di tutti e sono quelle delle strutture della medesima acciaieria. Basterebbe utilizzare queste per alimentarne gli altiforni, sino all’autodistruzione di una fabbrica che, in queste condizioni, non può e non deve più esistere.

Da tempo i vari governi italiani stanno impegnando ingenti risorse finanziarie in miliardi di euro per “salvare” un’industria “a perdere”. A nessuno è passato dalla mente che quei miliardi potevano essere investiti per la realizzazione di una nuova acciaieria anche economica e disinquinante, visto che le “ragioni di stato” pretendono la produzione di acciaio nazionale. Oggi c’è o, considerate le condizioni mondiali attuali, ci “sarebbe” la possibilità di utilizzare i fondi del Recovery Fund per pensare di ricostruire a nuovo e altrove (Taranto ha già dato troppo). Ci sarebbero abbastanza fondi per ripensare l’intero sviluppo della città in altre chiavi e con garanzia di tutta l’occupazione impegnata oggi con l’acciaieria. Ma questo, è abbastanza evidente, non interessa ad alcun politico o grandissimo tecnico che sia.

Sono in tantissimi coloro che definiscono Draghi “salvatore della patria Italia”. Spesso si dimentica che la patria Italia è fatta dal suo popolo, e che il popolo non è un’entità astratta ma è costituita da esseri umani, ai quali non si possono chiedere in eterno disumani sacrifici.

Alle prossime consultazioni amministrative il Partito Meridionalista appoggerà incondizionatamente chi sosterrà la chiusura dell’ex Ilva, la garanzia occupazionale, la bonifica integrale del territorio tarantino.

Michele Ladisa
Segretario generale Partito Meridionalista

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