a passeggio con l’arte: mostre e musei

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La quadreria del Castello. Pittura emiliana nella Collezione di Michelangelo Poletti

La mostra si compone di ottantacinque opere eseguite tra la fine del Quattrocento e gli inizi dell’Ottocento, appartenenti alla ricca collezione creata da Michelangelo Poletti nel suggestivo Castello di San Martino in Soverzano, nella pianura bolognese: una collezione formatasi negli ultimi trent’anni che trae origine dalla passione di un imprenditore sensibile alle ragioni della cultura.

La selezione offre una documentazione ben rappresentativa della componente emiliana, che costituisce l’anima della “pinacoteca Poletti”. Si tratta, nella stragrande maggioranza, di opere mai viste in pubblico, che hanno dato vita a quella che può essere definita la più cospicua e significativa collezione di pittura emiliana in mani private.
Tra le opere in mostra si segnalano la Madonna con il Bambino in trono e i santi Pietro, Paolo, Francesco d’Assisi e Antonio da Padova, capolavoro del “Maestro dei Baldraccani”, personalità ricostruita da Federico Zeri attiva a Forlì alla fine del sec. XV, Santa con croce e libro, splendida piccola tavola di Boccaccio Boccaccino (Ferrara prima del 1466 – Cremona 1525); del secondo Cinquecento Camillo Procaccini con una giovanile Testa di carattere e con un Sacrificio di Isacco del periodo milanese, Denys Calvaert, il pittore di Anversa stabilitosi a Bologna, con un San Giovanni evangelista e un rametto con la Sacra Famiglia e san Giovannino.
Una sezione speciale è formata dalle opere di tre pittori tra loro legati dal rapporto di discepolato, che si sono formati o hanno lavorato in palazzo Fava sotto i suggestivi affreschi dei giovani Carracci: Lorenzo Pasinelli ospitato nel palazzo dal conte Alessandro con la sua accademia, Donato Creti protetto dallo stesso Alessandro e dal figlio Pietro Ercole nell’intero arco dell’esistenza e infine Ercole Graziani frequentatore a sua volta del palazzo dove era possibile prendere visione della moderna collezione.

La quadreria del castello

Bologna, Palazzo Fava , dal 07/04/2022 al 24/07/2022

Info: Genusbononiae.it

 

 Caroto e le arti tra Mantegna e Veronese

 

“Caroto e le arti tra Mantegna e Veronese” è il titolo della prima mostra che Verona dedica al suo grande artista d’epoca rinascimentale. La rassegna, un viaggio nell’arte del Rinascimento veronese tra Caroto e gli altri grandi maestri del periodo, si tiene al Palazzo della Gran Guardia e apre al pubblico dal 13 maggio al 2 ottobre 2022.
Oltre 100 opere, provenienti da alcune delle più prestigiose collezioni italiane e internazionali, formano il percorso espositivo articolato in 9 sezioni, arricchite da 3 innovative istallazioni multimediali. Per rendere ancora più fruibile la visita è stato previsto un supporto educativo accessibile tramite App in italiano ed inglese, oltre ad una ricca proposta di percorsi didattici pensati per tutti i pubblici.
Alla mostra si lega infine un itinerario nella città di Verona nelle chiese che custodiscono le testimonianze artistiche e le opere di Caroto e del Rinascimento veronese, che possono così essere apprezzate nel loro contesto d’origine.
Al bookshop è possibile acquistare la monografia sull’artista Caroto. Giovan Francesco Caroto (1480 circa-1555) e il catalogo della mostra, editi da Silvana Editoriale.

 

fino al 2 ottobre 2022

Palazzo della Gran Guardia

piazza Bra, Verona

info: https://www.mostracaroto.it/

 

Invito a Pompei 

 

Palazzo Madama presenta la mostra Invito a Pompei, curata dal Parco Archeologico di Pompei e da Palazzo Madama.

Un “invito” a entrare nelle case di Pompei, a scoprire quali erano le atmosfere, come erano arredate, quali oggetti erano usati quotidianamente dai suoi abitanti, come erano decorate e abbellite, attraverso un viaggio nel mondo pompeiano.

Il percorso espositivo, nella maestosa Sala del Senato, dove si è fatta l’Italia, si snoda attraverso gli ambienti maggiormente rappresentativi delle case più lussuose della Pompei del I secolo d.C. La domus romana, per la prima volta a Torino, spalanca le sue porte ai visitatori, accogliendoli nell’intimità domestica e mostrando loro la normalità della vita quotidiana alle pendici del Vesuvio. Un tuffo nel passato, che offre l’occasione di aggirarsi in quegli ambienti in cui l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. spense d’un colpo la vita dei suoi abitanti. La Pompei di oggi non è che lo scheletro della città antica, prosciugata di ogni forma di vita dalla calamità naturale e svuotata di quegli oggetti che consentirebbero di immaginarla così com’era.

Una ricca selezione di oltre 120 opere, tra arredistatuegioiellibronzivetri e apparati decorativi, è presentata al visitatore in un itinerario tra gli spazi domestici (l’atrio, il triclinio, il peristilio con il giardino, le stanze da letto), che termina con i drammatici calchi di alcune vittime. 

 

fino al 29 agosto 2022

Palazzo Madama – Torino

Info: palazzomadamatorino.it

 

Canova Gloria trevigiana. Dalla bellezza classica all’annuncio romantico. L’Ottocento svelato.

La mostra rende omaggio allo scultore e al suo storico legame con la città di Treviso nell’ambito delle celebrazioni attualmente in corso, coniugando il tema canoviano all’approfondimento scientifico dedicato alle raccolte d’arte del primitivo nucleo ottocentesco dei musei civici di Treviso, in occasione della loro definitiva collocazione presso le nuove sale del Museo Civico Luigi Bailo, di recente restaurato, riallestito e aperto al pubblico con le collezioni d’arte del secondo Ottocento e del Novecento.

Si potranno pertanto contemplare i dipinti a olio su tela di Francesco Hayez, Andrea Appiani, Francesco Podesti, Ludovico Lipparini, Oderico Politi, Eugenio Moretti Larese, Michelangelo Grigoletti, Natale Schiavoni, Ippolito Caffi e Luigi Querena.

La valenza multidisciplinare dell’esposizione nasce dal dialogo e dal confronto filologico tra storia, arte, letteratura, testimonianze grafiche e materiali di diversa origine e tipologia, ugualmente afferenti al contesto storico della città di Treviso e a figure simboliche della cultura tra Ottocento e Novecento, mediante l’allestimento di manufatti e opere d’arte come ceramiche, stampe, documenti d’archivio, medaglie e fotografie antiche e moderne.

Come già anticipato, un focus particolare sarà intitolato alla produzione di Antonio Canova, del quale ricorre il bicentenario della morte (1822-2022): nell’occasione saranno esposti bozzetti, modelli originali e calchi in gesso prodotti nello studio dell’artista – come il gruppo di Amore e Psiche – unitamente alle stampe di traduzione e alla valorizzazione degli studi critici offerti dalla città di Treviso all’epoca della Mostra Canoviana del 1957 curata da Luigi Coletti, con l’esposizione delle immagini storiche dell’allestimento e di un esemplare del catalogo.

L’eterogeneità delle raccolte, dei materiali e dei contributi – che prevedono anche specifici percorsi didattici per le scuole – sarà pertanto indagata in undici sezioni tematiche con l’allestimento di opere inedite e l’ausilio di apparati scientifici e divulgativi, finalizzati a promuovere il patrimonio artistico museale di Treviso.

fino al 25 settembre 2022

Museo Luigi Bailo – Treviso

Info: museicivicitreviso.it

QUANDO L”ARTE È AMBIENT. ESTATE A TRENTO CON BRIAN ENO

Installazioni multimediali tutte da vivere, per scoprire i tesori delle Dolomiti sotto una nuova luce: è il progetto Brian Eno x Trentino, che quest’estate trasformerà il volto di due luoghi simbolo della regione con l’inventiva complicità del musicista e videoartista britannico. Un’esperienza parzialmente nuova per il pubblico, ma non per il padre della musica ambient, che da tempo si diletta a creare paesaggi sonori immersivi. Display, diffusori acustici e immagini in perpetuo movimento sono i ferri del mestiere di Eno, che fonde musica e arti figurative in dialogo con lo spazio e gli spettatori: il risultato è un flusso sensoriale che combina forme, luci e suoni con esiti virtualmente infiniti, dove non tutto è come appare e ogni cosa cambia impercettibilmente in modo casuale e inesorabile.

dal 19 agosto al 6 novembre 2022

Castello del Buonconsiglio, Trento

Info: buonconsiglio.it

 

NEL SEGNO DI RAFFAELLO

 

La mostra ripercorre circa settant’anni di storia del disegno italiano, a partire da Perugino – nella cui bottega il giovane Raffaello Sanzio da Urbino riceve la prima formazione artistica – passando per lo studio romano nel quale Raffaello, all’apice del suo successo, diventa un polo di attrazione e un modello di stile per gli artisti del Rinascimento maturo – Giulio Romano, Parmigianino, Peruzzi, Polidoro da Caravaggio, Bandinelli, Girolamo da Carpi – che da Roma prenderanno strade diverse, diffondendo in tutta l’Italia la lezione del maestro urbinate.

L’esposizione è l’esito di un approfondito lavoro di studio, progettato in occasione del cinquecentesimo anniversario della morte di Raffaello, volto ad individuare all’interno del nucleo dei disegni italiani del ‘500 posseduti dalla Biblioteca, quelli riconducibili alla cerchia di Raffaello.

I disegni sono forme d’arte di particolare fascino perché permettono di accedere alla dimensione più intima di un artista, testimoniano il processo creativo e formativo di un autore e, diversamente da altre forme d’arte, si basano sull’utilizzo di poche tecniche, spesso un unico medium su una piccola porzione di carta bianca. Questa essenzialità conferisce loro una particolare forza espressiva, rivela l’essenza della mano e della mente che li ha prodotti. Grazie ad un ricco apparato didascalico, contenente anche immagini di confronto, questa mostra conduce il visitatore alla scoperta dell’articolato mondo della tradizione disegnativa rinascimentale, fatta di citazioni, di copie e di lavori preparatori o studi per altre opere.

Cardine imprescindibile dell’arte del Cinquecento, Raffaello lascia un segno indelebile nelle generazioni di giovani artisti che vengono a contatto con le novità del suo linguaggio espressivo, declinate con eleganza sublime nelle commissioni per papa Giulio II e papa Leone X e per Agostino Chigi a Roma. La sua bottega romana diventa una fucina di talenti, in cui l’arte del maestro urbinate si innesta sull’esperienza dei singoli artisti, provenienti da diverse zone d’Italia, e sulle molteplici suggestioni che la città poteva offrire: il fascino della Roma antica e il moderno linguaggio espressivo di Michelangelo, impegnato in quegli anni nella decorazione della volta della Cappella Sistina.

 

fino al 17 luglio 2022

Biblioteca Reale – TORINO

Piazza Castello 191

info: museireali.beniculturali.it


Cursus Honorum. Il governo di Roma prima di Cesare

Parte integrante del progetto La Roma della Repubblica. Il racconto dell’Archeologia, la mostra è incentrata sulle cariche pubbliche dei magistrati di età repubblicana, il cursus honorum, aspetto fondamentale della vita politica di Roma antica.

Protagonisti di questo racconto sono cinque personaggi anonimi raffigurati da altrettante statue che fungono da narratori di eccezione: quattro sono figure maschili a cui si aggiunge una voce diversa, una figura femminile, che rappresenta una realtà altrimenti assente in una società inevitabilmente dominata dagli uomini. Il loro compito è avvicinare il pubblico a monumenti di valore storico e simbolico che celebrano memorabili imprese belliche, insieme ad altri che ci illustrano ruoli legati all’amministrazione della città e alla costruzione del prestigio sociale degli individui e delle loro famiglie.

Con l’aiuto di queste guide particolari, ai visitatori saranno ricordati episodi di guerra e conquiste che segnarono tappe fondamentali nella storia dell’espansione di Roma: esempio di spicco è la prima vittoria navale sui Cartaginesi nelle acque di Milazzo, ricordata dalla Colonna Rostrata eretta in onore del console Gaio Duilio.

Lo ius imaginum, ossia il diritto di conservare in casa i ritratti degli antenati da esibire durante i funerali e in particolari occasioni pubbliche, inizialmente esclusivo del patriziato ed esteso nel IV secolo a.C. anche ai plebei quando ebbero accesso alle cariche pubbliche, è invece narrato dal famoso “Togato Barberini” (dal nome della collezione di provenienza). La maestosa statua in marmo, databile al primo quarto del I secolo d.C., costituisce una testimonianza unica del sistema di autolegittimazione che le famiglie che detenevano il potere mettevano in atto, utilizzando la fama e il prestigio degli avi.
Nella mostra si dà conto, inoltre, delle caratteristiche delle magistrature romane: collegiali, e di durata limitata, in prevalenza annuale. I magistrati superiori – consoli, pretori, censori – erano eletti dai cittadini ripartiti in base al censo, riuniti nei comizi centuriati e contraddistinti da speciali attributi come la sedia curule, i fasci (simboli del potere coercitivo) e una speciale toga bordata. Erano i soli a poter celebrare il trionfo.
I magistrati minori – questori, edili – erano eletti dai cittadini ripartiti per tribù, riuniti nei comizi tributi. L’ordine di successione delle cariche fu stabilito nel II secolo a.C. con una legge che specificava anche l’età minima dei candidati e il tempo che doveva trascorrere tra una magistratura e la successiva. Le tappe, in ordine ascendente, erano: questura, tribunato, edilità, pretura, consolato e censura, a cui va aggiunta l’investitura temporanea ed eccezionale della dittatura.

Con l’avvento della Repubblica i poteri, in precedenza concentrati nella figura del re, erano stati distribuiti tra il pontefice massimo, cui spettavano le principali prerogative religiose, e i consoli, coppia di magistrati con competenze civili e comando militare.
Per accedere al 
cursus honorum erano necessari, oltre a un censo minimo, fama e prestigio degli antenati: chi non apparteneva a poche illustri famiglie era un “uomo nuovo”. Le regole di ingresso alle magistrature e l’articolazione delle cariche subirono modificazioni nel tempo: l’accesso alle magistrature principali (consolato), inizialmente limitato ai membri delle famiglie patrizie, nel IV secolo a.C. fu esteso ai plebei. Con il progressivo aumento della potenza di Roma, si istituirono altre magistrature elettive con competenze circoscritte.

fino al 02/10/2022

Musei Capitolini – Roma

Palazzo dei Conservatori, Sale al piano terra

Info: museicapitolini.org

 

 

 

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