I 16 anni di Twitter prima dell’arrivo di Elon Musk

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Messaggi brevi ma storia lunga e turbolenta, arrivata a una svolta clamorosa. Con l’acquisizione da parte dell’uomo più ricco al mondo e troller più celebre del globo, Elon Musk, Twitter entra ufficialmente in una nuova dimensione dove “regneranno” “libertà di parola senza confini”, “algoritmi più aggressivi” e messaggi più politicamente scorretti. Cioè tutto ciò da cui si era tenuto alla larga Jack Dorsey quando ebbe l’ispirazione, mentre si gustava un tacos messicano seduto su un’altalena al parco.

Era il 2006. Dorsey immaginò una rete che permettesse a una persona di comunicare a un ristretto numero di persone e di farlo con testi brevi. Il primo nome del progetto fu ‘twttr’, che sembrava preso da una lingua aliena, in realtà scopiazzato da Flickr, sistema che permetteva l’invio facile di sms negli Usa.

Gli sviluppatori scelsero il numero “10958” come codice breve per l’invio di messaggi, poi rimpiazzato da “40404”, fino a quando Dorsey non si imbatté su una parola del dizionario, “Twitter”, che indicava una “breve raffica di informazioni irrilevanti” e un “cinguettio di uccelli”.

Piazza e presidenti

Il prodotto a cui Dorsey aveva pensato era esattamente questo: una “piazza digitale” dove scambiarsi messaggi brevi e inutili. Ma nei sedici anni successi Twitter è diventato tutt’altro: seppure con un seguito molto minore rispetto a Facebook o Instagram – poco più di duecento milioni di utenti, 65 milioni di messaggi al giorno – il social del cinguettio è diventato la piattaforma d’elite, quella preferita dai leader politici di tutto il mondo, e terreno su cui si sono scontrati Donald Trump e Joe Biden, al punto che subito dopo l’annuncio dell’acquisizione da parte di Elon Musk, il primo ha detto “Musk è un bravo ragazzo, ma io andrò su Truth”, il suo social personale non ancora decollato in pieno. Mentre il presidente degli Stati Uniti, secondo la Casa Bianca, è “preoccupato dal potere dei social”. Cioè, gli ultimi due presidenti alla guida del Paese più potente al mondo hanno sentito il bisogno di commentare subito gli eventi.

L’unicità di Twitter

Twitter, in tutti questi anni, ha sempre mantenuto un’aura più intellettuale rispetto a Facebook, anche per via della brevità dei messaggi, limitati a 140 caratteri, poi allargati a 180, ma sempre a numero chiuso, rispetto ad altre piattaforme. Nel 2009 Twitter si era guadagnato la prima pagina di Time, portato ad esempio come modello virtuoso di innovazione. L’anno dopo, il 22 gennaio 2010, era stato quello del primo tweet inviato nello spazio: l’autore era stato l’astronauta della Nasa Timothy Creamer, dalla Stazione spaziale internazionale. Da quel momento altri astronauti avevano inviato messaggi e suggestive foto scattate dallo spazio.

Il servizio è diventato sempre più popolare anche sulla Terra, non solo per la facilità di raggiungere un vasto pubblico, ma per il fatto che la selezione naturale degli utenti ha creato una sorta di ‘comunità di prescelti’, mediamente di buona cultura e sentimenti profondi, dove le parole più diffuse sono state “solidarietà”, “diritti”, “libri”, “sociale”.

Ognuno poi ne ha fatto l’uso più svariato. Il giapponese Takahiro Shiraishi, per esempio, è passato alla storia come il ‘killer di Twitter’: attraverso i messaggi privati riuscì ad attrarre nove persone, poi uccise e fatte a pezzi.

Nel nostro Paese, la piattaforma ha fatto da base per molti scontri, tra cui uno dei più recenti è stato quello che ha visto la denuncia di censura di Fedez nei confronti della Rai. Tutti sono su Twitter: gli auguri del Quirinale, i messaggi di Papa Francesco, quelli di Matteo Renzi, Giorgia Meloni, Giuseppe Conte, Enrico Letta e Matteo Salvini. Mario Draghi, invece, no, lui si tiene distante da tutti i social.

Cosa non riuscita a Trump: espulso da Twitter per i suoi messaggi, il tycoon ha prima chiesto con insistenza di essere reinserito, poi è passato a lanciare un proprio social, “Truth”, che con Twitter ha in comune solo la prima lettera. La piattaforma dell’uccellino non lo riavrà, a patto che l’ex presidente non cambi idea: se ‘Truth’ non dovesse conquistare il mercato, Trump sa che le porte di Twitter saranno sempre aperte e lui libero di inviare i suoi messaggi, stavolta senza più paura di subire sanzioni.

Il suo possibile ritorno diventerà un tormentone, che si traduce in interazioni. Proprio ciò che vuole Musk, per il quale il nuovo Twitter dovrà essere una comunità aperta, piena di messaggi “utili”, possibilmente virali, meglio se politicamente scorretti.

agi

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