Sanità. Donini avvisa: senza i medici il Pnrr è solo un piano edilizio

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 Per la carenza di medici e infermieri il Pnrr in sanità rischia di rimanere “solo un piano edilizio”. Cioè tanti muri, ma vuoti. A rilanciare il timore è Raffaele Donini, assessore alla Sanità della Regione Emilia-Romagna, questa mattina a Bologna a margine di un’iniziativa al Policlinico Sant’Orsola.

“E’ un rischio che, in maniera evidente, ho già manifestato a livello nazionale come coordinatore delle Regioni italiane- afferma Donini- per non far sì che il Pnrr resti solo un piano edilizio, occorre programmare i servizi”. In Emilia-Romagna, per quanto riguarda la medicina territoriale, “siamo avvantaggiati” grazie al sistema già messo in piedi negli anni, rivendica l’assessore. Ma in ogni caso, “bisogna lavorare- ammonisce Donini- i problemi ci sono e le risorse non sono ancora definite con sufficienza adeguatezza da parte dello Stato. Come Regioni, continueremo a richiederle”. Sul fronte del personale sanitario, ci tiene comunque a ricordare l’assessore, “in Emilia-Romagna in questi due anni abbiamo assunto medici e infermieri con un turnover del 170%. Parliamo di più di 500 medici, oltre 3.000 infermieri e 3.000 oss, più tecnici e amministrativi”. Per far fronte al problema, assicura comunque Donini, “continueremo a stabilizzare il personale e a cercare professionisti. E’ importante supplire con gli accordi che faremo con i sindacati ed elaborare strategie condivise per risolvere i problemi più cogenti”. 

Adesso, per esempio, “ci stiamo concentrando sui Pronto soccorso per alleggerire il peso di chi ci lavora e per riconoscere di più il valore dei sanitari con incentivi, ma anche reperendo il più possibile altre figure professionali. Spero che nei prossimi giorni si arrivi alla firma dell’accordo con i sindacati”. Anche con i medici di medicina generale è in programma un incontro “la prossima settimana- aggiunge Donini- per capire insieme come arginare insieme questa carenza di medici di base sul territorio. Bisogna però ricordare che queste situazioni risalgono a una programmazione nazionale di almeno 15 anni fa, non adeguata a tenere conto del saldo dei pensionamenti. Però ora siamo chiamati insieme a trovare le soluzioni più adeguate”. (San/ Dire)

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