L’Algeria vende gas a Draghi e compra armi da Putin

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L’Algeria sa che questo potrebbe essere il suo momento, e intende sfruttarlo a pieno. Il paese magrebino si sta infatti affermando come una delle pedine fondamentali nel nuovo scacchiere geopolitico che sta prendendo forma dallo scoppio della guerra in Ucraina. Le turbolenze diplomatiche e militari fra Occidente e Russia hanno aperto importanti spiragli economici in cui Algeri intende assolutamente inserirsi, come dimostra l’accordo appena siglato fra l’italiana Eni e la sua controparte Sonatrach. È stato Mario Draghi ad annunciare l’inizio di una “alleanza energetica” fra Roma e il paese nord africano. Il patto, firmato dal ministro degli Esteri Luigi di Maio, prevede un aumento di circa il 50% delle quote di gas dirette in Italia. Roma, che già riceve dalla nazione africana il 30% del proprio fabbisogno di idrocarburi, cerca in questo modo di staccare il cordone ombelicale energetico che ancora la unisce a Mosca. In cambio, Draghi offre ad Algeri investimenti in energie rinnovabili con l’obiettivo di “accelerare la transizione energetica” per “creare opportunità di sviluppo e di occupazione”. Ciò di cui il premier italiano non ha però parlato durante la sua visita nel paese magrebino è delle ottime relazioni che intercorrono fra quest’ultimo e i Governi di Russia e Cina. E così, mentre il Governo italiano cerca gas africano per allontanarsi da Mosca, Algeri chiede aiuto proprio al Cremlino per difendere i propri interessi in Nord Africa, in un momento in cui Stati Uniti e Israele si stanno mettendo sempre più comodi nel vicino Marocco. Pochi giorni prima di firmare l’accordo con Di Maio, il ministro degli Esteri Ramtane Lamamra si era infatti recato in visita ufficiale in Russia per riunirsi con il capo del Consiglio di Sicurezza Nikolai Patrushev. Durante l’incontro si erano discussi i dettagli delle manovre militari congiunte che Algeri e Mosca condurranno il prossimo autunno nel sud del paese africano, continuando così a sviluppare una collaborazione militare che va ormai avanti da anni.


A ciò si aggiungono anche le eccellenti relazioni della nazione magrebina con la Cina. Pechino, che fu la prima capitale al mondo a riconoscere l‘indipendenza dell’Algeria, ha costruito nel paese africano migliaia di chilometri di strade e ferrovie, oltre a ponti, dighe, raffinerie e stadi. Il settore delle infrastrutture e dell’edilizia popolare è praticamente in mano ai cinesi, che rappresentano oggi la prima comunità straniera del paese, essendo più del doppio di quella francese e oltre 20 volte quella italiana.
È in questo contesto che l’Algeria sta provando a diventare una specie di Turchia del Mediterraneo occidentale. Proprio come Ankara, Algeri prova a tenere i piedi in più scarpe: da una parte, facendo affari con Mosca e Pechino; dall’altra, vendendo gas ai paesi occidentali. Accontentare tutti non sarà però facile, soprattutto quando in ballo c’è l’indipendenza del Sahara Occidentale, territorio a cui Rabat non intende rinunciare. Proprio per questo, il Governo algerino ha già minacciato Madrid, annunciando una probabile revisione al rialzo della fattura del gas in risposta all’appoggio offerto da Pedro Sánchez al Marocco proprio su questa questione territoriale.


Dopo la visita ufficiale di Draghi ad Algeri, la stampa spagnola ha amaramente sottolineato come per il premier socialista sarebbe in questo momento impossibile recarsi nella capitale del paese africano. La ragione sta proprio nella crisi diplomatica che divide le due nazioni e che ha già portato alla chiusura di un gasdotto che arrivava nella Penisola Iberica passando dal Marocco. Le tensioni regionali, esasperate dalle ingerenze di Washington a Rabat, stanno quindi già mettendo in difficoltà Madrid, che dovrà probabilmente rinunciare al sogno di trasformarsi nel nuovo hub energetico europeo grazie all’elevato numero di impianti di rigassificazione di cui dispone.

Fonte: casadelsole.tv 

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