Gocce di Afghanistan tra speranza e incertezza

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Qatra Qatra Darya Mehsha, “Goccia a goccia si forma un fiume”. Questo antico proverbio afghano parla non solo dell’importanza, ma anche della necessità di avere pazienza, speranza e determinazione. Il proverbio ha ispirato la mostra, in svolgimento fino al prossimo 9 gennaio presso le Gallerie delle Prigioni di Treviso, curata dell’artista concettuale e ricercatore Amanullah Mojadidi per conto della Fondazione Immago Mundi.  

Questa esibizione, più che essere una delle tante reazioni agli eventi recenti che hanno visto l’Afghanistan al centro delle cronache geopolitiche, si prefigura come una riflessione tempestiva sulla ricca e complessa storia afghana. Quattro le artiste che sono state selezionate: Lida Abdul, Rada Akbar, Hangama Amiri e Kubra Khademi. Le loro opere in esposizione rappresentano le narrazioni molteplici, sotterranee e parallele che formano la cultura visiva nel Paese degli Aquiloni.

Individualmente, ogni artista ha un messaggio unico; una poesia visiva contro la manipolazione della storia, una rilettura e riappropriazione femminista dei miti patriarcali, una critica all’uso delle norme sociali e religiose e una riflessione nostalgica sui tempi passati tramite un parallelo storico. Collettivamente, invece, queste artiste si presentano come partecipanti attive e come l’incarnazione artistica dell’antico motto sopra citato, essendo portatrici di speranza, pazienza e determinazione, perché qatra qatra, goccia a goccia, si formerà un fiume.

Lida Abdul (Kabul, 1973) realizza video e performance su temi quali le devastazioni della guerra, le migrazioni forzate, l’identità e i corpi, e come tutti questi elementi interagiscono con l’architettura. Fuggita dall’Afghanistan dopo l’invasione sovietica del 1979, Abdul ha vissuto in India e Germania, e infine si è stabilita negli Stati Uniti dove ha studiato Scienze politiche e Filosofia e successivamente Belle Arti all’Università della California nel 2000. Il suo lavoro è stato esposto presso istituzioni quali Istanbul Modern, Kunsthalle Vienna, Museum of Modern Art Arnhem, Miami Central e alla Biennale di Venezia nel 2005.

Rada Akbar (Kabul, 1988) è attivista, curatrice e artista concettuale. Akbar usa la propria creatività come mezzo per combattere la misoginia e l’oppressione. Il suo lavoro spazia dal creare monumenti indossabili, alla performance, alla pittura, all’installazione e alla fotografia. Sue opere sono state mostrate in diverse esposizioni sia in Afghanistan che all’estero. Nel 2015 Akbar ha vinto la menzione d’onore del Premio Foto dell’anno dell’UNICEF.

Hangama Amiri (Kabul, 1989) lavora con la pittura e con molteplici tecniche, tra cui, recentemente, la tessitura, tramite la quale parla dei diritti e del ruolo delle donne nella società. Fuggita dall’Afghanistan dopo la presa del potere dei talebani nel 1990, ha studiato Belle Arti presso lo NSCAD a Halifax, Canada, e ha conseguito il Master in pittura e incisione a Yale, Stati Uniti, nel 2000. Amiri ha esposto il suo lavoro in diversi paesi fra cui Canada, Italia, Francia, Stati Uniti e Bulgaria.

Kubra Khademi (Kabul, 1989) é artista visiva e femminista. Nel suo lavoro riflette sulla sua vita di donna e rifugiata. Ha studiato Belle Arti presso la Beaconhouse National University di Lahore, Pakistan, dove ha iniziato a lavorare con la performance. Dopo il suo rientro a Kabul, è stata costretta a emigrare a causa delle tematiche trattate nel suo lavoro come le molestie sessuali e la società patriarcale. Attualmente vive e lavora a Parigi, dove nel 2016 è stata insignita dal Ministero della Cultura francese dell’Ordine delle arti e delle lettere (Chevalier de l’Ordre des Arts et Lettres).

Accanto a queste opere sarà esposta “Untitled”, la collezione Imago Mundi dedicata all’Afghanistan, 140 opere in formato 10x12cm, realizzate da artisti che vivono sia nel Paese che all’estero. Inoltre, la Fondazione sta proseguendo il suo impegno nella ricerca artistica legata all’Afghanistan: è attualmente in lavorazione la collezione “Stories from the Camp”, che raccoglierà le opere di artisti rifugiati in tutto il mondo, che vivono o hanno vissuto in campi profughi. Una sezione speciale sarà dedicata proprio all’Afghanistan.

La mostra ad ingresso gratuito è visitabile esclusivamente nel fine settimana con accesso da Piazza Duomo, 20 a Treviso.

Vincenzo Legrottaglie

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