La linea rossa di Erdogan sull’allargamento della Nato

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La Turchia “non dirà si'” all’ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato. Lo ha dichiarato il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, in una conferenza stampa congiunta ad Ankara con l’omonimo algerino, Abdelmadjid Tebboune, secondo quanto riportato dai media turchi.

“Non diremmo di sì alla loro adesione alla Nato, senza offesa”, ha detto Erdogan, “da entrambi i Paesi non c’è un atteggiamento chiaro nei confronti delle organizzazioni terroristiche”.

Verranno lunedì, verranno a convincerci? Non si diano pena”, ha aggiunto Erdogan, “non diremo di sì all’ingresso nella Nato, un’organizzazione di sicurezza, a coloro che impongono sanzioni alla Turchia”. Il capo di Stato turco si riferisce al sostegno dei due Paesi nordici all’Ypg, le milizie curde del Nord della Siria che Ankara ritiene terroristi, e ai loro limiti alle esportazioni di tecnologie militari in Turchia. La Svezia ha sospeso la vendita di armi alla Turchia nel 2019 a causa dell’intervento nel Nord della Siria contro i curdi. 

 

 

 

La carta giocata da Stoccolma

La strategia della Svezia per convincere la Turchia a dare il proprio assenso alle richieste di ingresso nella Nato è quella della diplomazia. Una via non seguita dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, che ha accusato la stessa Svezia di essere un “incubatore di organizzazioni terroristiche”.

L’annuncio della partenza di una delegazione è arrivato dal ministro della Difesa svedese, Peter Hultqvist, a meno di 48 ore dal vertice Nato per l’allargamento, in seguito al secco no opposto dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan alla domanda di ingresso nell’Alleanza dei due Paesi scandinavi, definiti ‘alberghi per terroristi’, in relazione ai numerosi elementi dell’organizzazione terroristica curda Pkk e presunti golpisti di Fetullag Gulen cui è garantito asilo. 

“Manderemo una delegazione di diplomatici per discutere della situazione con la Turchia e trovare una via d’uscita”, ha detto Hultqvist. Missione ai limiti dell’impossibile, almeno per ora, soprattutto dopo che il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha definito “inaccettabile e oltraggiosa” la domanda, alla luce del sostegno dei due Paesi a persone di cui Ankara chiede da anni l’estradizione, anche alla luce del fatto che il Pkk è inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche di Usa e Ue.

“Parliamo di due Paesi che sostengono apertamente il Pkk e Ypg (curdi siriani che controllano la Rojava nel nord Siria ndr). Organizzazioni terroristiche che attaccano le nostre truppe tutti giorni e questo rende la richiesta inaccettabile e oltraggiosa. Ne discuteremo con gli alleati Nato e con i due Paesi interessati”, è stata la prima dichiarazione di Cavusoglu al vertice di Berlino. 

Ankara è in guerra con il Pkk dal 1984, un conflitto costato la vita a circa 50 mila persone che per Erdogan e per grande parte della Turchia costituisce un’argomento rispetto a cui è difficile stabilire compromessi. Una vera e propria linea rossa che però ora complica i piani di allargamento della Nato, che attraverso il ministro degli Esteri lettone Edgar Rinkevics si augura che si giunga a “una soluzione che tenga conto delle preoccupazioni della Turchia”.

Per la Nato l’allargamento a Svezia e Finlandia può rappresentare un passo di grande peso; due Paesi per lungo tempo neutrali sono spinti verso l’Alleanza dalla guerra in Ucraina. Allo stesso tempo la Turchia rimane fondamentale non solo perché vanta il secondo esercito dopo gli Usa, ma riveste il ruolo di scudo del fianco est nell’architettura del sistema di difesa Nato ed è l’unico Paese a mantenere in piedi un canale di dialogo sia con Mosca che con Kiev.

Basterebbe il solo veto di Ankara a bloccare l’ingresso di Svezia e Finlandia, altrimenti destinate al cosiddetto ‘periodo grigio’, vale a dire il lasso di tempo che trascorre dalla approvazione della richiesta all’ingresso nella Nato, durante il quale il sistema di difesa collettivo non entra in vigore.

Il veto di Erdogan è però arrivato venerdì ed è parso netto. Così netto da rischiare di spaccare la Nato e spingere il portavoce del presidente, Ibrahim Kalin, a specificare che la Turchia “non chiude la porta alla richiesta di Finlandia e Svezia”.

L’intervento di Kalin lascia intendere che Ankara è disposta a parlarne, a patto però che i due Paesi abbandonino qualsiasi forma di sostegno al Pkk. Tuttavia potrebbe esserci altro perchè il sostegno al Pkk è definito da Kalin “il primo punto” di cui discutere in sede Nato.

Il negoziato tra Mosca e Kiev, tanto faticosamente imbastito da Erdogan e Cavusoglu, ha subito un brusco rallentamento in seguito alla pubblicazione delle immagini delle atrocità commesse dall’esercito russo in Ucraina.

Il sostegno pieno e diretto della Turchia all’allargamento suonerebbe come una sbilanciamento a favore della Nato nel difficile esercizio di equilibrio compiuto da Erdogan nel conflitto e l’ingresso di Finlandia e Svezia potrebbe mettere fine al negoziato e far saltare definitivamente il tentativo di mediare turco.

La posizione di Ankara rispecchia al momento più quella del Cremlino, che ha definito ‘un errore’ la richiesta di ingresso partita da Helsinki, che la posizione Nato, dove al momento nessuno a parte Erdogan ha espresso dissenso dinanzi alla prospettiva di un allargamento a nord est.

Ankara nega di essere sulla stessa posizione di Mosca, Erdogan è deciso a perseguire la linea della tolleranza zero verso il Pkk e mantenere in vita il canale di dialogo con Mosca, tuttavia il no opposto all’allargamento crea una crepa all’interno della Nato con cui il presidente turco si potrebbe trovare presto a fare i conti. 

agi

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