Roma-Kiev: cercare la pace, Draghi, Berlusconi e il nodo Putin

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L’Italia dev’essere orgogliosa dell’accoglienza ai profughi ucraini. Sergio Mattarella e Mario Draghi mettono in evidenza lo stesso tema.


Dice il Presidente della Repubblica, nel suo intervento per il decennale del terremoto che colpì l’Emilia-Romagna, che si tratta di “una prova di umanità che fa comprendere al mondo, e anche agli aggressori, che il nostro obiettivo non è continuare la guerra ma sconfiggere la prepotenza di chi la muove, facendo vincere la pace e la convivenza, nella libertà e nel rispetto del diritto”.

Riconosce il presidente del Consiglio, incontrando gli studenti di una scuola a Sommacampagna, nel Veronese, che “le famiglie italiane sono state straordinarie” nell’accoglienza dei profughi e anche le scuole lo sono state: “C’è stato un capolavoro d’amore e di efficienza”, evidenzia Draghi che sottolinea quanto “questo Paese è stato straordinario”.

Resta, comunque, sul tappeto la necessità di costruire la pace. “Lo sapevo, ne ero sicuro ma non ci volevo credere. Non si portano 200.000 truppe in assetto di guerra sul confine di un paese se non per attaccare”, rievoca allora il presidente del Consiglio che offre il suo punto di vista privilegiato sulla situazione in atto: “Ho parlato con Putin fino all’ultimo e ci siamo dati appuntamento per risentirci, ma lui ha lanciato l’invasione. È un dramma terribile, un errore spaventoso fatto da Putin”.

“Noi italiani – osserva ancora – viviamo questa guerra di riflesso, da lontano e mi chiedo cosa si puo’ fare oltre che aiutare l’amico. Quello che si deve fare e’ cercare la pace, fare in modo che i due smettano di sparare e comincino a parlare”.

E allora, ricorda, “a Putin ho detto ‘la chiamo per parlare di pace’ e lui mi ha detto ‘non è il momento’. ‘La chiamo perché vorrei un cessate il fuoco’, ‘non è il momento’. ‘Forse – dice Draghi sempre riferendosi al suo colloquio con il leader russo – i problemi li potete risolvere voi due, perché non vi parlate?’. ‘Non è il momento’ è stata la risposta di Putin”.

“Ho avuto più fortuna a Washington parlando con il Presidente Biden”, sintetizza Draghi, perché “dopo la mia visita negli Stati Uniti i due ministri dei due Paesi si sono parlati”.

Detto che i cittadini russi “sono come noi, non sono i nemici”, il presidente del Consiglio ribadisce che “chi attacca usando la violenza ha sempre torto” e che l’Ucraina “da Stato piccolino è diventato grande perché è stato aiutato dagli amici, combatte, si difende per un motivo: la libertà”.

“Il pessimismo non serve a niente, è uno stato d’animo che non produce. Bisogna essere ottimisti, guardare al futuro come una opportunità, non con un rischio”, è il messaggio che affida ai giovani e non nasconde, Draghi, che davanti alle sfide del suo compito a Palazzo Chigi “la responsabilità la sento molto, e questo è parte della serietà. Guidare un Paese in un momento difficile è responsabilità ma la responsabilità è anche agire, fare le cose”. 

Della guerra, delle sue conseguenze, e di Putin torna, sul fronte politico, a farsi sentire anche la voce di Silvio Berlusconi che avverte: “Inviare armi significa essere cobelligeranti, significa essere anche noi in guerra. Cerchiamo di far finire in fretta questa guerra. E, se dovessimo inviare armi, sarebbe meglio non farne tanta pubblicità”.

Ma, a Napoli in vista della kermesse FI, l’ex presidente del Consiglio suggerisce anche che “l’Europa si deve mettere tutta unita insieme e fare una proposta di pace a Putin e agli ucraini, cercando di far accogliere dagli ucraini – è la linea di Berlusconi – quelle che sono le domande di Putin”.

Un allarme, da parte del leader FI, arriva anche sulle sanzioni che “hanno fatto molto male all’economia sovietica ma hanno fatto molto male anche a noi”.

Paventa, Berlusconi, “la chiusura di centinaia e centinaia di migliaia di aziende, la perdita di tre milioni di posti di lavoro, quindi un dilagare della poverta’ in Italia” da un eventuale aggravarsi della ‘crisi del gas’ tanto da “andare in giro i prossimi inverni con il cappotto addosso in casa e una cambiale in mano”.

Intanto è Luigi Di Maio a rivendicare che l’Italia ha conquistato proprio con il suo sostegno all’Ucraina la credibilità internazionale che le consente ora di presentare una proposta di piano di pace.

Al termine della riunione del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, il ministro degli Esteri ricorda che “il nostro piano è una proposta di cui ho parlato anche con il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, due giorni fa”, ovvero la costituzione di un gruppo internazionale di facilitazione da organizzare con Onu, Ue e Osce, di un lavoro per step che permetta tregue localizzate, l’evacuazione dei civili e poi ovviamente anche a salire di livello con un cessate il fuoco e poi in prospettiva una pace duratura attraverso un vero e proprio accordo di pace.

“Valuteremo i margini per ulteriori eventuali interventi a sostegno dell’Ucraina in vista della riunione a fine giugno dei capi di governo del G7”, anticipa invece il ministro dell’Economia, Daniele Franco, al termine della riunione dei ministri delle Finanze e dei Governatori delle Banche centrali del G7 a Bonn. C’è anche il capitolo della ‘cyberguerra’.

“Il nuovo e più vasto attacco conferma quanto da tempo denunciamo sulla minaccia russa e sulla necessità di alzare le difese del Paese”, annota il presidente del Copasir, Adolfo Urso.

“Molto si è fatto in questi mesi, come dimostra la creazione della Agenzia per la cybersicurezza e le altre misure che il governo ha appena realizzato nel decreto Ucraina. Dobbiamo procedere per il cloud nazionale della Pubblica Amministrazione, la rete unica a controllo pubblico, la cyber difesa, cosi’ come serve innanzitutto aumentare la consapevolezza del Paese perche’ siano in presenza di una ‘guerra cibernetica’”. 

agi 

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