VI Domenica di Pasqua

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Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,23-29)

Lo Spirito Santo vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.

In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate»

Troppo spesso ci perdiamo seguendo ciò che di fatto non conta per il regno dei cieli, dando più importanza all’osservanza di leggi e precetti che affondano le loro radici nell’Antico Testamento, dimenticandoci che il Figlio di Dio è venuto per dare compimento alla legge e per darci un comandamento nuovo: “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”. Ovvero la legge dell’amore, della gratuità, una legge che per osservarla è necessario pagare il prezzo di una vita donata al prossimo ad ogni costo. Forse proprio per questo, preferiamo fare un salto nel passato e rimanere ancorati agli antichi precetti, essere fedeli osservanti dell’antica legge. Di fatto è più facile fare un fioretto e astenersi dal mangiare i dolci per un mese, “che dare la propria vita per gli amici”.Così facendo ci siamo messi la coscienza a posto, convinti di esserci avvicinati al cielo. In realtà siamo rimasti ancorati alla terra e alle nostre sicurezze. Di una vita spesa per il prossimo non vi è traccia, anzi abbiamo danneggiato il prossimo: la nostra pasticceria di fiducia che per trenta giorni avrà venduto meno dolci! Questo invito a mettere lo sguardo su ciò che conta, emerge nella prima lettura tratta dagli Atti degli apostoli, dove Paolo e Barnaba manifestano il loro dissenso, dinanzi a coloro che affermavano che la salvezza e tutta una questione di circoncisione: “Se non vi fate circoncidere secondo l’usanza di Mosè, non potete essere salvati”.

La salvezza non è questione di Legge mosaica, ma di cuore. Ce lo dice a chiare lettere questa domenica Gesù in persona, rivolgendosi ai suoi discepoli: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”. Il Signore lo si ama con il cuore e non con la legge, attraverso una vita spesa per il prossimo, così si diventa concittadini dei santi. È attraverso l’osservanza della sua Parola, ovvero del Vangelo, che ci chiama continuamente ad una vita spesa con amore nella condivisione con gli ultimi, mettendo da parte ogni forma di egoismo ed arroganza, che si diventa cittadini del cielo, un cielo che inizia già qui sulla terra. Ma da soli non possiamo farcela, per questo c’è stato donato il Paraclito, perché possa ricordarci tutte le cose che il Signore ci ha detto. Egli è il nostro “pilota automatico”: ecco perché ogni volta che poniamo in essere azioni disumane, egli ci ricorda attraverso i rimorsi di coscienza che stiamo andando fuori strada. Ogni volta che ci perdiamo nell’osservanza di precetti infondati, egli ci ricorda che siamo chiamati ad altro. Ogni volta che viviamo momenti di disperazione, egli ci consola. Ogni volta che non siamo più in grado di pregare, egli prega per noi mantenendo vivo il dialogo con il Padre. Tutte le volte che cerchiamo la pace, ci ricorda che la pace vera è quella che ci dà il Signore e non quella panacea che ci offre il mondo.

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