Tra armi e catasto, è braccio di ferro tra la Lega e il Pd

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“Il confronto, il dialogo, la cooperazione sono sempre strumenti di costruzione della pace e del benessere dei popoli. Al contrario, l’isolamento, l’esaltazione nazionalistica, le barriere frapposte all’esercizio dei diritti fondamentali, alimentano diffidenze e tensioni, generano conflitti, producono danni immani alla sorte delle persone e dei territori”.

Sergio Mattarella lunedì è tornato a fare sentire la sua voce per ammonire come “ritroviamo questi due fronti, queste due visioni culturalmente e moralmente contrapposte, nella inattesa e allarmante condizione provocata dalla guerra di aggressione mossa dalla Federazione Russa all’Ucraina”.

Un tema entrato anche nel colloquio a Palazzo Chigi tra Mario Draghi e l’omologo della Bulgaria, Kiril Petkov, con un focus sulla necessita’ di scongiurare la crisi alimentare in atto e il processo di allargamento dell’Unione Europea ai Paesi dei Balcani occidentali.

Il problema è che il confronto procede a fatica proprio dentro la maggioranza di governo. Matteo Renzi guarda agli scenari sovranazionali per ammonire che “ci vuole la politica per chiudere una guerra che non chiudi sul campo” e torna a spingere per un inviato Ue e Nato “per iniziare i negoziati veri”, ma proprio in ambito italiano che il quadro resta complesso.

“Conto che non sia necessario inviare altre armi e lavoro per la pace”, ribadisce per esempio un ‘azionista’ della maggioranza come Matteo Salvini. A chi gli chiede se la Lega voterebbe contro l’invio di altre armi all’Ucraina, manda a dire che “non c’è nessun voto in programma sulle armi e nessuna fiducia” e marca il fatto che “conto che non ci siano altri invii di armi”.

E allora, ecco Giovanni Toti, reduce dall’incontro che lunedì il presidente del Consiglio ha avuto con le componenti centriste della maggioranza, scandire che “è inimmaginabile non votare la fiducia, con le bombe che cadono sull’Ucraina, la crisi petrolifera ed energetica”.

Ma è dal Nazareno che il rischio che si apra una crisi è considerato “concreto”, poiché “uno strappo potrebbe arrivare”. E in quel caso, Enrico Letta ha già chiarito di ritenere quella delle elezioni anticipate come l’unica strada percorribile. Dal punto di vista del Pd, la linea della Lega è inquadrata alla stregua dello schema ‘poliziotto buono-poliziotto cattivo’, con Salvini che rinfaccia invece agli alleati che “il governo rischia per i capricci del Pd sullo Ius Soli e il ddl Zan, e dei 5 stelle che non vogliono i termovalorizzatori”.

Restano nel mirino del ‘Capitano’ la delega fiscale e la riforma del catasto, insieme alle “persone strane che vogliono tenere ferma l’Italia”: cioè l’Ue, senza tanti giri di parole. Salvini tiene alta la tensione dopo la raccomandazione all’Italia arrivata dalla Commissione sulla necessità di “allineare i valori catastali ai valori correnti di mercato”, il che riporta in ballo un dossier spinoso su cui si era raggiunto un, faticoso, compromesso.

E sul tema si ritrova anche FI. Antonio Tajani infatti evidenzia da un lato che quelle Ue sono “raccomandazioni, che sono semestrali, non un fatto eccezionale, e non sono vincolanti” ma avverte anche che “sul catasto e, in generale, sulla casa la visione della Commissione europea e di Bruxelles non è condivisibile”.

“A Bruxelles si pensa, in sostanza, di modificare la pressione fiscale nel nostro Paese spostandola dal lavoro ai beni immobili. Noi invece – rivendica il coordinatore nazionale FI – diciamo che le tasse vanno abbassate, non spostate di qua e di là, perché l’Italia è uno dei Paesi dell’Ue che le ha più alte”.

Sul catasto si chiede di intervenire, spiegando però che non necessariamente ci sarà un aumento delle tasse, “è quello che stiamo facendo, abbiamo raggiunto un accordo col governo che non si tocca, non abbiamo intenzione di modificarlo in nessun punto. Prevede l’emersione degli immobili non censiti ed esclude che si possa tassare la casa più di quanto non avvenga ora. Questo è il punto”.

“L’opposizione che Salvini sta facendo al governo ha superato il limite”, manda a dire Enrico Letta. “Se si chiede a qualunque cittadino italiano cosa pensa e che impressione ha su Salvini – incalza il leader dem – la maggior parte dice che, dalle posizioni che prende, la Lega è diventata un partito di opposizione”.

“Penso che questa vicenda va chiarita, va chiarita nel senso che su tutti i temi principali, ormai, Salvini si comporta come un rappresentante dell’opposizione. È molto più opposizione Salvini – rincara – di altri che sono veramente all’opposizione”. “Lo dico con grande chiarezza e franchezza: così non credo che si potrà andare avanti”, avverte.

E ancora: “Salvini sta duramente mettendo a rischio la tenuta del governo, sta mettendo a rischio i soldi europei all’Italia, si sta prendendo la responsabilità, con questa sua azione distruttiva, di mettere in crisi e in difficolta’ il governo, l’Italia e soprattutto di mettere a rischio i fondi europei, che sono fondamentali per il nostro Paese e per il Sud”, manda ancora a dire Letta.

agi

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