La risposta del Cremlino data all’associazione “Italiani Amici della Russia”

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A tre mesi dal quel fatidico 24 febbraio una cosa possiamo dircela in tutta franchezza: questa guerra
l’Occidente l’ha persa!
L’ha perduta nella misura in cui, gli Stati Uniti, e con essi i loro sodali, pur proclamando il prosieguo delle
ostilità fino alla vittoria finale dell’Ucraina, devono registrare:
 L’impossibilità del “Regime Change”;
 Il fallimento totale delle sanzioni comminate alla Russia, attraverso le quali, benché siano arrivate a
n°6 e in corso di “stampa” la n°7, il Cremlino non solo non è andato in default (come invece
pomposamente pronosticato 2 mesi or sono dall’amministrazione Biden) ma ha visto:

 Le proprie riserve di valuta estera (Dollari ed Euro) triplicare;

 I Paesi NATO annaspare nella ricerca spasmodica di risorse energetiche e alimentari
(granaglie) alternative a quelle russe;

 Il Crack degli aiuti militari ed economici a Kiev che, al netto dei 40 miliardi di dollari stanziati, deve
riconoscere:
 Una lenta ma inesorabile avanzata dell’armata Rossa sul territorio ucraino che, di
questo passo, ben presto si vedrà certamente precludere l’accesso al mare e quindi
ai porti da dove esporta le proprie granaglie;

 L’annientamento totale, in quel di Mariupol, dei reparti speciali ucraini, addestrati
ed armati dagli occidentali;

 La morte di più di 10 mila militari ucraini;
 La renitenza di importanti alleati come la Turchia, la quale, non solo non ha comminato sanzioni a
Mosca, ma si è resa colpevole, agli occhi di Washington, di:

 Intavolare delle trattative per trovare una soluzione pacifica al conflitto;

 Sbarrare la strada all’ingresso nella NATO di Svezia e Finlandia.
Di contro, Putin, ha potuto constatare:
 Il consenso ancora, pressoché, plebiscitario nel proprio Paese;

 La solida amicizia dei Paesi BRIC e per nostra sciagura della CINA in particolar modo;

 La propria forte influenza in Africa e in Sud America;

 Le divisioni reali, al di là dei proclami, all’interno dell’UE;

 La certezza di raggiungere, tramite il tempo, tutti gli obiettivi che si era prefissato in Ucraina.

Guardando invece in casa nostra non possiamo non segnalare il fatto che i Pescatori italiani non siano
usciti, per garantire il pescato fresco sulle nostre tavole, in quanto il caro carburante rende impossibile la
loro attività economica e ben presto, la crisi alimentare, causata dalla scarsità delle granaglie nel Nord
Africa, porterà milioni di profughi economici a riversarsi sulle coste del Bel Paese.

In un’Italia in cui, al di là delle campagne giornalistiche pro Nazione aggredita (Ucraina), la popolazione è,
per la stragrande maggioranza, indifferente alle ragioni degli uni piuttosto che degli altri ed è soprattutto
stanca di questa instabilità, principalmente economica, un Ministro degli Affari Esteri, Luigi Di Maio, dopo
aver improvvidamente definito, il Capo di Stato di una grande potenza estera, qual è Putin, “peggio di un
animale”, cosciente delle proprie prossime esigenze elettorali, si è affrettato a presentare all’ONU un
piano inattuabile di cessate il fuoco.
Proposta irricevibile che sicuramente sarebbe stata rigettata dalle parti in causa, come è infatti è accaduto,
perché:

1. Non tiene in alcun modo conto dello stato di fatto del conflitto;

2. Non va oltre le classiche frasi e intenzioni di circostanza.
In definitiva, a nostro modo di vedere, se l’Italia vuole iniziare a smarcarsi da questa ingombrante
influenza americana, la cosa più logica che possa fare, avendo contribuito oltremodo alla causa ucraina e
quindi essendosi dimostrata non equidistante dalle parte, è quella di rimettere in gioco la diplomazia
vaticana ed offrire il territorio italiano per un eventuale luogo dove tenere una futura conferenza di pace.

Ciò noi l’abbiamo sostenuto fin dal primo giorno di questo conflitto e in tutto questo tempo, come
associazione, nel nostro piccolo, non abbiamo mai smesso di lavorarci sopra.
Va in tal senso la nostra lettera indirizzata al Presidente Putin nell’Aprile del 2022 con la quale abbiamo
paventato la possibilità di utilizzare la città abruzzese di Ortona, quale luogo dove tenere questa
conferenza di pace.
La scelta su questa cittadina ha una valenza altamente simbolica, dato l’appeal che ha il tema
storico/simbolico nella politica russa.
Nello specifico Ortona (CH) è considerata, dalla stragrande maggioranza degli storici contemporanei, la
“Piccola Stalingrado d’Italia” a causa di una delle più terribili battaglie combattute, dai Tedeschi e dagli
Alleati durante la “Campagna d’Italia”, nella Seconda Guerra Mondiale. Inoltre, nella cattedrale della bella
città rivierasca, sono conservate, dal 1258, le “Sacre Ossa” di San Tommaso, uno dei Dodici Apostoli di
Gesù. Discepolo, quest’ultimo, molto caro ed onorato non solo dai cattolici, ma anche dagli Ortodossi,
siano essi Ucraini così come Russi.
Un luogo quindi non divisivo, e che potrebbe riportare alle più miti intenzioni tutti i protagonisti.
A tal riguardo riportiamo, qui di seguito, la risposta, prima in cirillico e poi in Italiano, fattaci pervenire da
Mosca per tramite dell’Ambasciata della Federazione Russa in Italia, al nostro quesito: “Признательны за Ваше предложение. Оно будет внимательно рассмотрено.
Верим, что кризисы приходят и уходят, а многовековые узы дружбы между нашими народами
остаются несокрушимыми и еще обязательно принесут новые прекрасные плоды”.
“Le siamo grati per la Sua proposta. Verrà valutata attentamente.

Siamo fiduciosi del fatto che i periodi di
crisi vanno e vengono mentre i legami di amicizia secolare fra i nostri popoli restano incrollabile e
porteranno ancora dei nuovi bellissimi frutti”.
Ci riserviamo pertanto, in questi giorni, di sollevare identico quesito al Presidente Zelensky, fiduciosi che
anche il Governo Ucraino voglia darci un segnale di attenzione. 

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