TUTTI I SALVATORI FINISCONO SULLA CROCE

69 Visite

Che strano questo popolo italiano: lamentoso e vittimista, opportunista nella sfera personale, ma ignavo nella sfera pubblica. 

Infatti, la questione che si apre a valle di questa considerazione è: come mai si cerca sempre un Salvatore? 

A questi si assegnano doti miracolose e mistiche, con un gran cancan sui media che stravedono solo per lui; se ne parla in tutte le salse ed in tutti i circoli esaltandone le grandiose competenze; si sottolinea la indiscutibile credibilità della persona. 

Per arrivare a sostenere, infine e sorprendentemente, che la credibilità del Salvatore pro tempore coincide con la credibilità dell’Italia.  

Ma, al di là del temporaneo e fugace furore mediatico, al di là dell’imperversare dei luoghi comuni, al di là della sintomatica costruzione di un ipocrita e inutile fronte di favorevoli e contrari, è proprio vero che la credibilità di un popolo possa passare attraverso la credibilità di un singolo? 

Senza andare troppo lontano, senza partire dal ventennio mussoliniano che, ormai, pochissimi cittadini hanno vissuto veramente pur dichiarandosi espertissimi conoscitori, non vi pare che di questi Salvatori pro tempore ne abbiamo visti parecchi? Negli ultimi tempi Azeglio Ciampi, Lamberto Dini, Mario Monti, Matteo Renzi, Giuseppe Conte, etc.? Oggi Draghi. 

Quale lo skill comune? Salvatori pro tempore della Patria. 

Quale l’appeal? Non avere un mandato elettorale, pertanto non “inquinati”. 

Quale è il loro curriculum? Essere dei tecnici.

Quale la loro storia? L’articolo 92 della Costituzione Italiana: nominati dal Presidente della Repubblica.

Questo appare, però, il dramma: lo stesso Presidente della Repubblica, con queste nomine, dimostra di nutrire più di un dubbio sulla credibilità del Paese Italia e cerca un Salvatore/Escamotage. Quale sarà l’impressione dello “straniero” all’estero, visto che il Presidente della Repubblica Italiana, in sostanza, cerca un “uomo forte” per “mettere le cose a posto in questo derelitto Paese?” Siamo consapevoli di cosa ciò significhi?

Ma andiamo oltre nel ragionamento. Domandiamoci quale sia stato l’effetto di queste nomine sulla innovazione e rigenerazione d’Italia? 

Qui, rispondiamo con un “NO COMMENT” perché nulla è cambiato.

Tutti siamo convinti che il nostro Paese abbia bisogno di incisive trasformazioni. Queste non possono che passare attraverso incisive riforme. 

Ma, queste perdono, inesorabilmente, l’aggettivo “incisivo” e il significato di riforma trasformandosi da riforme incisive in “traslazioni temporali e gattopardesche” del sistema esistente; tuttavia, aggravandosi di ulteriore soma di norme, a discapito della identità, libertà, dignità. 

Queste ultime parole non sappiamo più cosa significhino ma rimangono insabbiate nel nostro DNA culturale.

Cosa volete sperare dal Salvatore pro tempore se gli affidiamo la credibilità dell’Italia?

Non è forse questo affidamento la vera cessione di sovranità del popolo? 

Cosa volete sperare se questa cessione di sovranità la facciamo a favore di tecnici che, sapete bene, non possono che camminare con i paraocchi dei loro tecnicismi? 

I tecnici, lo sanno tutti, vivono di norme e procedure; in sostanza di burocrazia. Ma non è questo il quotidiano tema dominante della lamentela italiana? Ma è non proprio la burocrazia il fardello d’Italia? 

C’è qualcosa che non torna: affidare il benessere del popolo al suo cecchino. 

Non sarebbe ora di acquisire consapevolezza e di riconquistare la credibilità e, con essa, la sovranità, senza sbagliare l’obiettivo? 

Ma torniamo al nostro Salvatore pro tempore. 

Numerose spie indicano la fine di una luna di miele e l’inizio di una parabola discendente. 

Che senso avrebbe, in un grave scenario economico politico sociale, nazionale e internazionale, fare visita ai ragazzi della scuola media di Sommacampagna (Verona)? 

Che senso avrebbe, per un personaggio come Mario Draghi, caratterizzato da un inossidabile aplomb, mostrare un volto umano, parlare di famiglia, moglie, genitori e insegnanti se non quello di comunicare il più classico dei messaggi: non sono un nemico; sono uno come voi? 

Che senso avrebbe, in un contesto che lo associa strettamente a Biden e Johnson, presentarsi come un fautore della pace a tutti i costi mentre l’Italia, afflitta da gravi problemi, è in una equivoca posizione di stato di guerra?

Scontato il riferimento alla solidarietà degli italiani nei confronti dei profughi ucraini.  

Ma, che senso ha riferirsi all’articolo 92 della Costituzione Italiana “sono stato nominato dal “Presidente della Repubblica” (procedura valida per tutti i “Presidenti del Consiglio” senza fare riferimento all’articolo 94 (fiducia del Parlamento)?  

Ma intanto, 

prima il timido avvertimento del commissario Gentiloni che pone attenzione sulla crisi economica; 

poi l’invito, forse garbato, del FMI, per ridurre debito e deficit senza scostamento di bilancio e senza oneri per lo Stato (tasse da subito e ampliamento della base imponibile); 

poi l’avvertimento del Governatore della Banca d’Italia (Ignazio Visco) sulla impossibilità di aumentare i tassi da subito nel tentativo di fermare una inflazione strutturale;  

poi la definitiva bocciatura del “piano di pace italiano” da parte di Josep Borrel, alto commissario EU per gli Esteri; 

poi, visto che è l’Europa a chiederlo, la urgente convocazione del Consiglio dei ministri per accelerare la approvazione del DDL Concorrenza; 

poi la promessa di contribuire alla ricostruzione della Ucraina; 

poi lo spread che fa capolino oltre la soglia dei 200 con l’indice delle materie prime che non accenna a scendere; ….

Con tutte queste spie rosse accese, tutto fa credere che ci siamo giocati anche questo ennesimo Salvatore pro tempore e, con esso, lo spread di credibilità.

La morale “Non lasciare ad altri la responsabilità della tua credibilità e della tua salvezza: aiutati che Dio ti aiuta. 

Antonio Vox

Presidente “Sistema Paese” – Economia Reale & Società Civile

Promo