Il decollo delle ZES

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Qualcuno dovrà spiegare ai Ministri investiti della questione meridionale e ai Commissari delle Zes che lo sviluppo del Sud NON consiste nell’utilizzare o sfruttare braccia e menti meridionali per favorire l’insediamento e la crescita e i profitti di imprese promosse da investitori esterni alla nostra area; al cui servizio e per la cui floridezza dovremmo lavorare.

E questo sia per elementari ragioni logiche, sia perché da noi non si trovano lavoratori disoccupati in nessun campo, dall’agricoltura, ai trasporti, al turismo,…e quindi una nuova impresa proveniente da fuori non farebbe altro che sottrarre addetti alle imprese locali, danneggiandole.

Ma v’è di peggio: la vetustà della idea di sviluppo (o di colonizzazione) che anima i nostri politici li porta ad immaginare vantaggi per le nuove imprese che vorranno insediarsi nelle ZES che vanno dalla riduzione degli obblighi burocratici al finanziamento -via crediti fiscali- di parti consistenti degli investimenti. Cioè: sanno cosa non va e che impedisce lo sviluppo delle imprese meridionali (condannandole al nanismo), ma si guardano bene dall’introdurle per le nostre imprese, mentre le prevedono per quelle nuove che verranno a fare concorrenza a quelle esistenti! Distorcendo il gioco della concorrenza a danno delle nostre imprese con due legislazioni diverse nella stessa area alla faccia della uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge!

Cioè ci presentano i provvedimenti come studiati PER il Sud e invece sono politiche che faranno ulteriori danni al Sud. Il tutto nell’ambito delle Zes che hanno poteri che scavalcano il dibattito democratico interno ai comuni e quindi instaurano un sistema che anche in questo ambito introducono metodi “sbrigativi” più che efficienti (sempre per usare eufemismi).

Non è MAI accaduto che i provvedimenti per il Sud si siano rivelati veramente favorevoli allo sviluppo delle nostre imprese e adesso con le Zes in via di decollo saremmo nella stessa condizione: si introducono provvedimenti intesi a favorire il capitale internazionale a sfruttare le nostre risorse umane e materiali. Provvedimenti naturalmente fortemente voluti dalle nostre rappresentanze politiche; non potremo neanche accusare il finanziere invasore -che se ne sta comodamente a casa sua- di tali tradimenti della fiducia delle nostre genti: vi sono centinaia di collaborazionisti meridionali interessati a conservare la propria poltrona e a favorire un ulteriore approfondimento della colonizzazione del Sud.

CANIO TRIONE

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