Usa e Corea del Sud hanno risposto a Pyongyang a suon di missili balistici

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 Stati Uniti e Corea del Sud rispondono con otto lanci di missili balistici all’ultima provocazione della Corea del Nord, che ieri aveva lanciato altrettanti missili balistici a corto raggio verso il Mar del Giappone. I lanci dei missili terra-terra sono avvenuti dalla provincia nord-orientale sud-coreana di Gangwon, che confina con la Corea del Nord, alle 4.45 di questa mattina, nella serata di ieri in Italia, e l’operazione è durata circa dieci minuti, ha reso noto l’esercito sud-coreano, che ha condannato i lanci di Pyongyang, sollecitando il regime di Kim Jong-un a “interrompere immediatamente azioni che aumentano le tensioni militari nella penisola e aumentano le preoccupazioni di sicurezza”.

Il Comando Usa per l’Indo-Pacifico ha precisato che l’operazione ha riguardato un missile dell’esercito statunitense e sette sud-coreani e che i lanci verso il Mar del Giappone sono avvenuti “dopo appropriate notifiche per la sicurezza aerea e marittima”, e ha ribadito l’alleanza “corazzata” di Washington e Seul.

La provocazione nord-coreana era giunta all’indomani della fine delle esercitazioni congiunte di Stati Uniti e Corea del Sud: nei lanci dalla base di Sunan, vicino alla capitale Pyongyang, Seul ritiene che la Corea del Nord abbia utilizzato gli NK-23, progettati per evitare di essere intercettati e modellati sugli Iskander russi.

Il presidente sud-coreano, Yoon Suk-yeol, insediatosi da meno di un mese – e che ha promesso una linea dura contro le provocazioni del regime di Kim – ha sottolineato, in un discorso pronunciato alla commemorazione delle vittime della guerra di Corea, che le minacce di Pyongyang si stanno facendo “sofisticate” e che stanno raggiungendo il livello di minacciare non solo la penisola coreana, ma anche l’Asia nord-orientale e il mondo.

“Il nostro governo risponderà fermamente e severamente a qualsiasi provocazione nord-coreana”, ha scandito Yoon, promettendo che non ci sarà “nessuna crepa” nella protezione delle vite e delle proprietà del nostro popolo. Da Pechino, è arrivato, invece, l’appello alla moderazione, senza una condanna della provocazione nord-coreana e senza un cenno diretto alla risposta congiunta di Usa e Corea del Sud.

La Cina, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri, Zhao Lijian, auspica che “tutte le parti si astengano dall’intraprendere qualsiasi azione che possa aggravare le tensioni”. Quella di oggi è stata la seconda risposta congiunta di Stati Uniti e Corea del Sud a Pyongyang in altrettante settimane, dopo i lanci di missili nord-coreani in seguito alla visita del presidente Usa, Joe Biden, in Corea del Sud e Giappone.

A Seul, Biden aveva condannato, con Yoon, l’escalation missilistica di Pyongyang come una “chiara violazione” delle risoluzioni delle Nazioni Unite: i due leader si erano impegnati ad aumentare la deterrenza nei confronti della Corea del Nord e a espandere la portata delle esercitazioni militari congiunte nella penisola.

I media nord-coreani non hanno menzionato i test missilistici di ieri, contrariamente a quanto di solito accade, in un segnale che il Paese appare concentrato sul contrasto all’epidemia di Covid-19, rilevato per la propria volta dal regime di Kim Jong-un il mese scorso. La minaccia nord-coreana potrebbe, però, non fermarsi ai lanci di missili: secondo recenti rilevamenti di Seul, il regime di Kim avrebbe ripreso i preparativi per un nuovo test nucleare, che sarebbe il settimo della sua storia, e il primo dal settembre 2017. 

agi

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