a passeggio con l’arte: mostre e musei

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AL VIA IL REGGIO PARMA FESTIVAL

IL BESTIARIO DELLA TERRA DI YUVAL AVITAL: UN INNO ALLE ARTI TRA REGGIO EMILIA E PARMA SUL FILO DEL TALENTO

 

Reggio Emilia – Ritornare bambini nello stesso ventre materno che ci ha accolti. Riscoprirci cantico, suono, acqua che zampilla, rincontrare l’animale che è in noi e ritrovarsi nei sentieri giocosi del sogno per poi uscire dal guscio della casa archetipica ed elevarsi a battistero, nella rassicurante quanto misteriosa immagine di un velo-culla che ci separa dal cielo e ci eleva al tempo stesso verso i suoi più imperscrutabili sentieri.
Il Bestiario della Terra, il progetto dell’anno del Reggio Parma Festival, concepito dall’artista multimediale, compositore e chitarrista Yuval Avital, assomiglia a un rito d’arte, a una monografia corale intessuta da decine di lavori inediti, tra sculture, partiture, installazioni, che assistono all’incontro (perfettamente riuscito) tra il teatro e l’arte contemporanea.
Dal 9 giugno fino al prossimo dicembre le due città, Reggio Emilia e Parma, si stringono all’unisono al canto di Yuval condividendo un viaggio artistico collettivo che, attraverso quattro mostre, un’installazione iconico-sonora, eventi, performance, coinvolge le migliori espressioni artistiche dell’Emilia e del belpaese.

 

DALL’11 GIUGNO LA MADDALENA IN ESTASI A PALAZZO DUCALE

IL RITORNO DI ARTEMISIA A VENEZIA

 

Nel 2014 fece parlare di sé in un’asta da record, ma se fosse immessa sul mercato oggi varrebbe molto di più. Parliamo della Maria Maddalena in estasi di Artemisia Gentileschi, a lungo creduta perduta e ritrovata solo negli anni Duemila. Custodita in una collezione privata, ora approda a Venezia per restarci: dall’11 giugno sarà in mostra a Palazzo Ducale grazie a un prestito a lungo termine a favore dei Musei Civici. Il dipinto arriva in Laguna subito dopo la fortunata esposizione Her Hand: Artemisia Gentileschi and Women Artists in Italy 1500-1800 al Detroit Institute of Arts e si prepara a inaugurare la rassegna “Ospiti a Palazzo” nella storica sede dei dogi.

 

IDEE DI PIETRA: PENONE ALLE TERME DI CARACALLA

 

Dopo due anni di pausa, le Terme di Caracalla tornano ad aprirsi al contemporaneo. Dopo Michelangelo PistolettoAntonio BiasiucciMauro Staccioli e Fabrizio Plessi, tocca a Giuseppe Penone misurarsi con le imponenti rovine antoniniane. Quattro grandi sculture in alluminio, bronzo e pietre di fiume danno il benvenuto ai visitatori nella natatio, la piscina dove i Romani si immergevano per ritemprare il corpo e lo spirito. E come accade spesso nell’opera dell’artista piemontese, l’ispirazione arriva dagli alberi. “Non è permesso all’albero dimenticare”, scrive Penone: “sono i contorcimenti, il suo equilibrio, la ripartizione armoniosa delle sue masse, la sua perfezione statica, la freschezza del suo modellato, la purezza della sua struttura unita al carattere compatto della sua superficie che ne fanno una scultura vivente”. Cerchio dopo cerchio, è il tempo a scolpire l’albero, insieme al vento e agli agenti atmosferici. Lo stesso accade alle rovine del passato, quando il trascorrere dei secoli trasforma le opere dell’uomo in qualcosa d’altro, e dona loro un fascino speciale.

 

DAL 10 GIUGNO AL 16 OTTOBRE A PALAZZO RHINOCEROS LE PEINTRE ET SON MODÈLE EN PLEIN AIR

ALLA FONDAZIONE ALDA FENDI UN PICASSO MAI VISTO

 

Nel cuore della Roma monumentale, tra l’Arco di Giano e il Palatino, nell’iconica struttura di Jean Nouvel che ospita la Rhinoceros gallery, una donna nuda, seduta, intrattiene con un uomo un dialogo di complicità e seduzione.
Lo sfondo è ridotto alle predominanti dei verdi e dei blu, che si appiattiscono in uno spazio omogeneo, definito con l’inconfondibile tratto veloce del tardo Picasso.
Le chiome degli alberi sono appena accennate, come anche il parasole sopra il cavalletto, la sagoma di un cappello, più da torero che da pittore.
Dal 10 giugno al 16 ottobre Le peintre et son modèle en plein air di Pablo Picasso dalla collezione Intesa Sanpaolo Gallerie d’Italia di Milano sarà per la prima volta in mostra a Roma a Palazzo Rhinoceros, protagonista del percorso intitolato Picasso va, Picasso arriva. Dopo la visita della Giovane donna del 1909, in prestito dall’Ermitage, la Fondazione Alda Fendi-Esperimenti accoglie un dipinto del 1963 mai esposto nella capitale e solitamente non visibile al pubblico.

 

 

A NAPOLI FINO ALL’11 SETTEMBRE L’UNICA TAPPA ITALIANA DELLA MOSTRA INTERNAZIONALE

LA SARDEGNA MEGALITICA CONQUISTA IL MANN.

L’archeologia fruga tra linguaggi nuovi per raccontare in una mostra le antichissime culture megalitiche di un’isola ricca di storia. Dopo aver stregato il Museo Nazionale per la Preistoria e Protostoria di Berlino, il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo e il Museo Archeologico Nazionale di Salonicco, la grande mostra internazionale Sardegna Isola Megalitica fa tappa a Napoli con un ospite d’eccezione.
Prestito eccezionale di questo viaggio nel tempo a cura di Federica Doria, Stefano Giuliani, Elisabetta Grassi, Manuela Puddu e Maria Letizia Pulcini, con il coordinamento di Bruno Billeci e Francesco Muscolino, è una delle celebri sculture in pietra dei Guerrieri di Mont’e Prama, sulla cui datazione ferve ancora tra gli studiosi un ampio dibattito. Grazie al Ministero della Cultura italiano e alla direzione del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, il gigante di pietra, mai prestato finora, si fa portavoce di un messaggio di continuità tra le antichissime culture mediterranee.

 

Intorno a lui si fanno spazio le sepolture delle “domus de janas”, di epoca neolitica ed eneolitica, le iconiche riproduzioni statuarie delle “dee madri”, le cosiddette “tombe di giganti”, invitando a un percorso affascinate allestito nel Salone della Meridiana del MANN fino al prossimo 11 settembre e che vede Napoli unica tappa italiana.

Tra i duecento reperti esposti, in prestito dai Musei Archeologici Nazionali di Cagliari, Nuoro e Sassari, figurano bronzetti nuragici raffiguranti donne, uomini, guerrieri e animali, modelli di navi, monili, spade votive, mentre ricostruzioni e approfondimenti grafici e multimediali contestualizzano lo straordinario patrimonio megalitico dell’isola.

 

 

FINO AL 30 OTTOBRE AL MUSEO LE CARCERI

ANTONIO LIGABUE, GENIO VISIONARIO, IN MOSTRA AD ASIAGO

Nel suo corpo a corpo con la tela, in una dimensione visionaria che rappresenta, attraverso gli archetipi della foresta, della giungla, della terra dei contadini, del fiume, la verità primaria di un uomo senza storia, Antonio Ligabue descrive un mondo con tutta la rabbia, la sofferenza, l’esaltazione di un individuo drammaticamente solo.
L’arte diventa così per l’artista l’antidoto allo squilibrio mentale, l’unico modo per dare ragione alla follia prolungando la vita nella pittura.
Fino al 30 ottobre il Museo Le carceri di Asiago diventa la cornice della mostra Ligabue. Un altro mondo, un percorso a cura di Marzio Dall’Acqua e Vittorio Sgarbi, organizzato da Augusto Agosta Tota e promosso dal Comune di Asiago in collaborazione con la Fondazione Archivio Antonio Ligabue di Parma.

 

La vita dell’artista piovuto dalla Svizzera nella Bassa emiliana per uno strano scherzo del destino, divenuto uno dei maggiori protagonisti dell’arte italiana del XX secolo, si racconta attraverso le oltre 70 opere in mostra, tra dipinti, disegni e sculture. Capolavori come Pascolo montano del 1928, Gattopardo con teschio del 1933, Diligenze con castello del 1952, Tigre assalita dal serpente del 1953 o l’Autoritratto del 1954 traducono in visioni l’arte di un genio visionario sempre in evoluzione, la sua appassionata ricerca caratterizzata da colori violenti e comunque armonici nella loro pressante suggestione emotiva.

 

 

FINO AL 2 OTTOBRE A VILLA FIORENTINO A SORRENTO

GLI IMPRESSIONISTI A SORRENTO: VIAGGIO ALLA SCOPERTA DEI MAESTRI DELLA LUCE

 

 Nel 1882 Auguste Renoir lasciava con grande rimpianto Sorrento e il Golfo di Napoli dov’era giunto l’anno precedente, spinto dal mito del Gran Tour.
A 140 anni da qual distacco, Sorrento dedica al pittore della joie de vivre e ai suoi illustri colleghi una mostra dal titolo Viaggio nell’Impressionismo, da Monet a Gauguin, che è soprattutto un itinerario alla scoperta dei più autorevoli pennelli preimpressionisti, impressionisti e postimpressionisti, una sorta di educazione artistica intorno a questo dirompente quanto eccezionale movimento.
D’altra parte il “viaggio della maturità” in Italia aveva portato nell’arte del maestro importanti innovazioni e “cesure”, al punto che da anziano, lo stesso Renoir avrebbe confessato: “Il 1882 fu una grande data nella mia evoluzione. Il problema dell’Italia è che è troppo bella”.

 

Fino al 2 ottobre la Fondazione Sorrento organizza a Villa Fiorentino una mostra dedicata al movimento impressionista e al suo geniale interprete che rimase letteralmente stregato dagli incanti cromatici del golfo di Napoli, ultima tappa del suo tour italiano.
Un itinerario in 130 opere accompagnerà il visitatore in un mondo che ha segnato profondamente la storia dell’arte moderna, tra disegni, opere grafiche, ceramiche, incisioni, libri originali dell’epoca e materiali descrittivi che raccontano le fasi e le figure di maggiore spicco del movimento impressionista.

 

 

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