Un italiano ha vinto il premio per la migliore opera teatrale. In America

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Alla 75 edizione dei Tony Awards hanno vinto Broadway e Stefano Massini. Nella notte del ritorno dal vivo degli Oscar per il teatro e il musical dopo un lungo lockdown che aveva spento le luci dei teatri newyorkesi, è “The Lehman Trilogy” del drammaturgo fiorentino il grande protagonista con cinque premi su otto nomination.

L’opera ha vinto come miglior piece teatrale, miglior regia, con Sam Mendes, miglior attore, Simon Russell Beale, luci e scenografia. Tutti premi molto significativi, che confermano nella critica il successo già registrato a teatro, con il Nederlander sempre tutto esaurito. Di fatto non ha confermato una sola nomination, quella per la progettazione sonora, perché le altre due nomination risultate “mancanti” riguardavano gli altri due attori finalisti nella cinquina degli attori protagonisti, Adam Godley e Adrian Lester, battuti da Beale.

Il massimo a cui poteva aspirare l’opera era sei Tony. Cinque è un grande risultato per un’opera scritta da un italiano ma che non ha niente di italiano: stranieri i protagonisti, straniera l’ambientazione, tutta americana.

“The Lehman Trilogy” è la saga finanziaria lunga centocinquant’anni di una famiglia che dara’ il suo contributo alla crescita e alla crisi del sistema capitalistico di Wall Street. Adattata da Ben Power, l’opera ha trovato la sublimazione con la regia di Sam Mendes, già premio Oscar per “American Beauty” e vincitore di un Tony con “The Ferryman”. La saga dei Lehman e’ stata sviluppata come serie tv per il mercato internazionale dalla Fandango di Domenico Procacci.

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Chi è Stefano Massini

Il dopo pandemia che chiuse i teatri americani, e non solo, vede un protagonista italiano: Stefano Massini, fiorentino, 46 anni, autore, scrittore, drammaturgo, grande vincitore nella notte degli Oscar di Broadway con la sua “The Lehman trilogy”, saga finanziaria della famiglia che sviluppò e poi mise in ginocchio il sistema capitalistico di Wall Street.

Il grande pubblico italiano ha scoperto Massini con i suoi interventi raffinati a “Piazzapulita”, e poi lo ha trovato familiare in altri programmi televisivi, come “Ricomincio da Rai Tre”, in coppia con Andrea Delogu, ma il suo è un percorso che parte da lontano, da divulgatore pop, graffiante, ironico, spiazzante, lontano dall’aurea dell’intellettuale autocelebrativo e elitario.

È quello che una volta andò ad “Amici” di Maria De Filippi e confessò: “Se un ragazzino mi dice di aver letto ‘Moby Dick’ dopo aver ascoltato le mie parole, vale più di qualsiasi premio letterario”. Compositore e “scompositore” di parole e di storie, indagatore delle storie quotidiane, eloquio consapevole più che forbito, Massini ha sempre fatto parte del teatro, fin da quando da bambino si esaltava con le recite di Natale, per poi passare, dopo gli studi in lettere antiche all’Università di Firenze, al Piccolo Teatro di Milano.

Il suo primo vero maestro è stato Luca Ronconi da cui prese la curiosità dell’esploratore di testi e di parole, ma un ruolo lo hanno avuto i libri di fantascienza, di scienza, di sport e storia dell’arte.

I suoi testi teatrali vanno da “Processo a Dio” a “Memorie del boia”, da “La fine di Shavuoth” a “L’odore assordante del bianco”, passando per “Trittico delle Gabbie”, “Donna non rieducabile” e “Memorandum su Anna Politkovskaja”.

“The Lehman Trilogy”, l’opera che lo ha portato sulla scena internazionale e protagonista a Broadway, rappresenta il frutto dell’analisi di Massini del sistema finanziario spietato. La storia dei fratelli Lehman, dal loro arrivo negli Stati Uniti a meta’ ‘800 all’ascesa e declino, segnato dalla bancarotta del 2008, è un atto di denuncia dell’avidità, ma anche un ritratto psicologico di una generazione.

Gli spettatori americani che sono usciti dal Nederlander di Broadway, dopo aver assistito alla sua trilogia, sono rimasti in gran parte sconvolti. Prima forse di questa notte storica al Radio City Hall di New York, il nome Massini agli americani diceva poco. Un’altra sua opera, “7 minuti” e’ stata portata in scena in Usa da una piccola compagnia teatrale americana.

La vittoria di cinque Tony in una notte sola, e per giunta in diretta tv in prima serata sulla Cbs, potrebbe aver cambiato il destino internazionale del drammaturgo italiano. E forse dato un segnale anche a tutto il nostro teatro. Conquistare l’America è possibile, essere protagonista in casa degli americani, a Broadway, anche. 

agi

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