I PROBLEMI, QUELLI SERI

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Nell’editoriale di oggi voglio parlarvi di un senatore, importante eh, attualmente senza partito, dopo essere stato espulso dal Movimento 5 Stelle, mica pizza e fichi. Il soggetto in questione risponde al nome di Nicola Morra, nativo di Genova ma cosentino d’adozione. Mi risponderete “e chi mi…. è?”. E la parola da trovare non è misto, il gruppo fritto cui appartiene.

Incidentalmente è venuto agli onori della cronaca per qualche occasione non propriamente edificante.

I giochi di maggioranza lo portano ad essere Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, quella commissione già di Rosy Bindi e le cui capacità di combattere la mafia si limitano ad indicare, prima delle elezioni, coloro che decidono ed additano d’essere “impresentabili” ma che, di fatto, si candidano alle elezioni potendolo fare. 

Insomma la gogna preventiva dato che gli impresentabili seri…bhè, quelli non si possono presentare… Ovvietà? No. Modus operandi della politica italiana.

Ma torniamo a Morra. Parte la sua disavventura con una dichiarazione sulla defunta Presidente della Calabria, Jole Santelli, morta di cancro qualche giorno prima. Secondo lui ai calabresi, votare per la Santelli «è piaciuto, è la democrazia, ognuno dev’essere responsabile delle proprie scelte: hai sbagliato, nessuno ti deve aiutare, perché sei grande e grosso». Tradotto: gli elettori sapevano che la Santelli era malata, ergo hanno sbagliato a votarla. 

Come dire che gli elettori M5S sapevano di votare un politico che avrebbe detto queste minchiate ed hanno sbagliato.  

Niente: lui rimane sulla poltrona Antimafia anche se tutti, senza eccezioni, ne chiedono la capitolazione e perfino mamma Rai si vergogna sempre più ad invitarlo nelle trasmissioni, pesando il personaggio.

Poi arriva la pandemia ed il ditino alzato corredato del solito “Lei non sa chi sono io“, sunto di una incursione presso l’Asp di Cosenza. Il Morra, rivolgendosi al dottor Mario Marino, direttore Igiene pubblica del dipartimento di prevenzione, che si occupava anche della somministrazione dei vaccini, «urlava non per un fatto di servizio pubblico, che riguardava i cittadini, ma perché i suoi parenti non erano stati chiamati. Dunque, per un fatto suo personale».

Ancora: come si sa i 5 Stelle sono nati per rivoltare il palazzo come un calzino, fino a quando sono diventati il Palazzo ed il calzino deve essere scomparso nel buco nero presente nelle lavatrici di nuova generazione.

La prova? L’indennità di carica da Presidente della Commissione Antimafia, quella che da appartenente ai 5Stelle era stata rinunciata ma che, da espulso M5S, ha indotto al ripensamento, anche perché sono 1.300 euro al mese che si aggiungono allo stipendio da senatore, oltre a tutti gli arretrati per 50.000 euro. Piroetta che neanche Nureyev sarebbe stato in grado di fare.

E oggi?

Oggi c’è una emergenza. State pensando alla Guerra in Ucraina e la possibilità che organizzazioni mafiose possano lucrare sul conflitto con il riciclaggio di denaro, trafficando in armi o nel mercato nero, riduzioni in schiavitù o altri reati? NO. Forse saranno gli appalti del PNRR che, prevedendo miliardi di euro, fanno gola a Cosa Nostra? NO. Forse allora il Presidente dell’Antimafia sarà occupato dal combattere le mafie secondo la via indicata da Falcone e Borsellino, di cui ricorrono i 30 anni dalle stragi? NO.

Lui si occupa…di Giulio Andreotti. Sì, cari lettori. L’ex Presidente del Consiglio, che i più giovani hanno conosciuto più per le trasposizioni cinematografiche o le battute fulminanti che per averlo visto in posti apicali del potere romano. Persona che ha un segno distintivo particolare: è deceduta da 9 anni. Materia del contendere? Andreotti, su nomina dell’allora Presidente della Repubblica Cossiga, fu nominato Senatore a vita. Data 1991.

Secondo Morra, la nuova bibbia rigorosamente minuscola, saccente ed arrogante, bisogna revocare la nomina.

L’ignoranza, che brutta bestia.

Bisognerebbe informare il senatore che, la nomina a senatore a vita non è la concessione di una cittadinanza onoraria o l’attribuzione del nome di una via. Quella sì, si può revocare. La cessazione dalla carica di Senatore a vita è la morte. Sono 9 anni che quella “carica” è revocata. Non siamo mica la Corea del Nord dove il defunto padre ed il defunto nonno del bambolotto con i razzi Kim Jong-un hanno ancora cariche di “Presidente eterno”.

La “colpa” di Andreotti? Secondo il libro che il senatore presentava con l’autore, la partecipazione al “Golpe Borghese” per il quale Andreotti non fu mai neanche indagato.

Ernest Benn diceva che «la politica è l’arte di cercare problemi, esistenti o meno, analizzarli erroneamente e provvedere ad una soluzione sbagliata». 

Benvenuti nella politica di Morra.

GIANPAOLO SANTORO

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