Ultimi colpi di coda dell’Impero in agonia di Margherita Furlan e Fabio Belli di Casadelsole.tv

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La crisi alimentare mondiale è già iniziata. Per il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, per sbloccare il grano, infatti, è necessaria la totale revoca delle sanzioni contro la Russia. Ma qualsiasi accordo è lontano visto che, riferisce Peskov, l’Ucraina si è ritirata dai negoziati. Più esplicito il capo della diplomazia russa, Sergeij Lavrov: “il grano può essere già trasportato liberamente a destinazione, non ci sono ostacoli dalla Russia. Per questo, è necessario che il signor Zelensky dia un comando, se ancora è in grado di comandare qualcosa, per consentire alle navi straniere e ucraine di entrare nel Mar Nero”, ha tuonato deciso Lavrov rispondendo a un giornalista ucraino, consapevole che Mosca non ha di che preoccuparsi degli schizofrenici embarghi occidentali, dal momento che le esportazioni di petrolio dal principale porto orientale di Kozmino verso i paesi asiatici sono già aumentate di circa un quinto.

Nel frattempo, mentre la Banca mondiale ha approvato ulteriori 1,49 miliardi di dollari per l’Ucraina, in Europa il rischio di rimanere a secco per le sciagurate politiche russofobiche è sempre più concreto. Secondo quanto dichiarato dal Ministero dell’Economia tedesco, il governo ha incaricato la creazione di una cosiddetta riserva di sostituzione del gas entro il 31 marzo 2024 nel caso in cui le forniture dalla Russia si interrompessero. La riserva comprende l’utilizzo di centrali elettriche a carbone dismesse, che possono essere rapidamente rimesse in funzione. Il cancelliere Olaf Scholz ha inoltre annunciato che entro l’inizio del 2023 saranno operativi i terminali galleggianti per il gas naturale liquido.
Berlino, sebbene aumenti il contingente in Lituania di 500 persone per rafforzare il fianco orientale della Nato, si preoccupa sempre più della propria economia e tergiversa sulle questioni militari. Il previsto accordo tra Grecia e Germania sulla fornitura di veicoli blindati Marder da inviare ad Atene per essere destinati in Ucraina, non è stato ancora firmato.

Eppure il mondo continua a girare, nonostante i problemi dei paesi europei. A breve inizierà la costruzione della ferrovia Cina-Kirghizistan-Uzbekistan (CKU). Si tratta di un nodo essenziale per la Nuova Via della Seta, destinato a collegare tutta la cintura a sud della Russia. La Cina continua infatti a tessere rapporti decisivi per un nuovo mondo multipolare, come quello con l’Argentina, pronta a entrare nei BRICS. Per l’ambasciatore argentino a Pechino il legame tra Argentina e Cina “ha tre meccanismi di lavoro consolidati e istituzionali”: il primo è il dialogo strategico per il coordinamento e la cooperazione economica. Tra alcuni progetti, la Cina contribuirà alla costruzione della quarta centrale nucleare argentina e finanzierà progetti ferroviari, un parco eolico e il parco fotovoltaico più grande dell’America Latina. Il secondo meccanismo di convergenza riguarda gli accordi per aumentare l’offerta esportabile dell’Argentina, concentrata sull’apertura di nuovi mercati. Il terzo meccanismo è il dialogo politico, che affronta questioni multilaterali come il sostegno della Cina alle posizioni delle Nazioni Unite sulla questione delle Falkland e il principio “una Cina” condiviso dal governo argentino. Ma l’Argentina non è l’unico Paese del Sud America a muoversi nella scacchiera geopolitica: il Venezuela infatti ha appena siglato accordi con la Turchia sulla cooperazione tra banche centrali e sul turismo. Tanto che Erdogan definisce Caracas “il partner più importante in America Latina”.

Non tanto diversamente vanno le cose in America centrale dove il Nicaragua di Daniel Ortega ha approvato l’ingresso delle forze armate russe per partecipare a esercitazioni, addestramenti e operazioni di aiuto umanitario come di ricerca e soccorso in situazioni di emergenza o disastri naturali. Il tutto succede mentre l’India testa con successo il suo missile balistico con capacità nucleare, un’arma che potrebbe essere in grado di colpire bersagli a migliaia di chilometri di distanza. L’Impero in decadenza perde potenza mentre il mondo intero si riorganizza cercando di lasciare alle spalle il caos generato dal sopruso del debito. All’orizzonte però s’intravedono gli ultimi colpi di coda del potere agonizzante, e una grande guerra si va preparando per ristabilire l’ordine dove ora regna l’Inferno.

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