Fisco. Ci risiamo: Cartelle pazze, Stato predatore utente vessato. Dove vogliamo arrivare?

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Dal 31 marzo 2022 sono cessate le misure agevolative delle dilazioni concesse per effettuare il versamento delle somme dovute in base alle cartelle di pagamento. A decorrere dal primo giorno di quest’anno, è stato soppresso l’aggio di riscossione; mentre permane l’addebito per le spese di notifica della cartella di pagamento, nonché delle spese esecutive nel caso di inadempimento dell’obbligo di pagamento se sono attivate le procedure di riscossione coattiva.


A decorrere dal 1° aprile scorso, invece, la decadenza dal pagamento rateale delle somme dovute in base alle cartelle di pagamento, agli avvisi di accertamento e agli avvisi di addebito emessi dall’INPS si verifica nel caso di mancato pagamento di cinque rate anche non consecutive (art. 19, 3° comma, del d.p.r. 29.9.1973, n. 602).

E fin qui il diritto e gli obblighi. Nel mezzo, la posta al rialzo: cartelle esattoriali a gogò.


E dunque?  direte voi?  “Ecco si oscura la vallata c’è Giocondo in picchiata” diceva una vecchia pubblicità – Giocondo assomiglia molto all’agenzia delle Entrate, in picchiata è la ritualità delle notifiche a pioggia molto simile all’invasione delle cavallette (leggi cartelle esattoriali) che appunto come cavallette fameliche si buttano su tutto ciò che è commestibile lasciando una scia di sciagura: imprenditori pieni di debiti, utenze a secco, fonti di approvvigionamento esaurite.

Scusate la metafora, ma il concetto che espongo è chiaro: Agenzia delle Entrate è inequivocabilmente prenditore di tasse per conto dei politici – mentre gli utenti sono i pagatori di tasse. Uno squilibrio più sociale che demagogico.

A che punto vogliamo arrivare?  Facciamo una riflessione antipatica: ma se dopo questi due anni di morte, di distruzione, di bonus da miserabili, di un intero mondo imprenditoriale raso al suolo, di una fiscalità predatoria, di una politica incapace, a che punto vogliamo davvero arrivare? Nuovamente ad una stagione di suicidi?


Possibile che l’Agenzia delle Entrate (che è lo Stato, sia chiaro) non abbia le idee chiare in merito al fatto che il 75% della popolazione italiana vive con le pezze al culo? Possibile che sistematicamente pur sapendo delle difficoltà in cui versa una intera generazione di imprenditori, di piccoli imprenditori e di famiglie alla fame debba ricorrere sistematicamente all’emissione di centinaia di migliaia di cartelle esattoriale trite e ritrite già e più volte notificate ma il cui esito è quasi sempre negativo per le casse dell’Erario?

Non dobbiamo fare voli pindarici o demagogia ma permetteteci questa riflessione: perché a cadenze temporali ben contraddistinte, che sembrano studiate a tavolino, l’Agenzia delle Entrate si fionda in picchiata e sversa una montagna di cartelle esattoriali? molte delle quali inutili? Senza offrire la possibilità di pagare ratealmente? Con termini perentori di cinque giorni impossibili da rispettare?

E poi, quante cartelle esattoriali sono realmente dovute e da emettere?  Non parliamo poi delle cartelle andate in prescrizione, perché le inviano lo stesso? Questa a mio parere non solo è un abuso ma è tempo che ci sia una pianificazione che abbia altre “intenzioni”. Temiamo non si voglia guardare altrove, evitando altri comparti del fisco.

Temiamo che il gioco politico sia quello di giustificare l’inefficienza della macchina del fisco mascherando la questione dietro i crediti che l’amministrazione fiscale vanta verso i suoi cittadini. Temiamo che non si vogliano colpire i veri buchi neri dell’evasione fiscale.

D’altro canto è sempre stato facile per il fisco italiano vessare l’utente con un indirizzo alla luce del sole… sempre lo stesso. Molto più difficile è scardinare centri di potere occulti; troppo impegno e troppo lavoro?

Sapete che il paniere della criminalità che fattura capitali da capogiro è stimato nella misura di 3-4 volte la nostra legge finanziaria del 2022?


Quando si tratta di dare un segnale anche alla comunità europea, l’Italia spara a zero attivando le azioni di recupero perché è più comodo e lo rende figo: ci sono scadenze da rispettare, prescrizioni da osservare, statistiche da rispettare, contabilità da mettere a posto ed ecco che magicamente Giocondo scende in picchiata.

Ci chiediamo: possibile che con una dirigenza pubblica altamente qualificate, con politici che potrebbero fare la differenza, con strumenti legislativi adeguatamente strutturati non si possa, una volta per tutti, trovare la quadra ad un problema che problema non è? Non ce ne vogliate.


Il popolo italiano ha una caratteristica riconosciuta in tutto il mondo: osserva la legge e  “fatta la legge trova l’inganno”, perché è messo nelle condizioni di farlo: Tu,  Stato, vuoi essere il mio socio di maggioranza, pesante e opprimente e io se posso ti frego. A questo siamo.


La gente ha bisogno di trovarsi di fronte uno Stato che la guardi con dignità, professionalità, rispetto della legge, che guardi alle capacità contributive del nucleo familiare, che traghetti il fisco predatorio verso un fisco amico, abbiamo bisogno di una fiscalità equa e ben distribuita e sono convinto che allora la ruota girerà nel verso giusto.


Pagare le tasse è un obbligo da paese civile, pagare cartelle e balzelli iracondi è da Stato predatore. Lo volete capire, o no?

 

Franco Marella

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