Il via libera del Senato alla risoluzione di maggioranza sull’Ucraina

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Arriva dopo le 16:30, quando Mario Draghi ha già terminato la sua relazione al Senato, l’accordo di maggioranza sul testo della risoluzione alle comunicazioni del presidente del Consiglio in vista del consiglio europeo di giovedì e venerdì. Le divisioni tra i partiti sul conflitto ucraino e l’annuncio della scissione interna al M5s, con i ‘dimaiani’ che fonderano il gruppo ‘Insieme per il futuro’, ritardano l’intesa e tengono il governo sul filo fino all’ultimo.

Al termine di una trattativa finale di circa 12 ore, si arriva al testo che l’Aula di Palazzo Madama approva con 219 voti favorevoli, 20 contrari e 21 astenuti. La risoluzione sarà presentata nella stessa formula alla Camera. Mentre le altre quattro risoluzioni, a firma Crucioli, Fattori, Paragone e Ciriani, sulle quali il governo aveva espresso parere negativo, sono respinte dall’assemblea (bocciata anche la proposta del senatore di FdI Luca Ciriani di votare la sua risoluzione in parti separate).

Già ieri la maggioranza era arrivata a una ipotesi di accordo, affossato poi dall’irrigidimento di M5s e Liberi e uguali sul nodo delle modalità di coinvolgimento del Parlamento nelle decisioni del governo sull’Ucraina. Le posizioni sono rimaste distanti per tutta la mattinata e a un certo punto c’è stato il rischio di presentare una risoluzione, su cui chiedere il voto per parti separate.

“Una volta, quando io sono entrato in Parlamento, questo dibattito sarebbe terminato così: ‘Il Senato della Repubblica, udita la relazione del presidente del Consiglio dei ministri, la approvà”, protestato con veemenza il senatore Pierferdinando Casini, aprendo la discussione generale in Senato, dopo la relazione di Draghi.

“Credo che sarebbe una pagina decorosa per il Parlamento, perchè il teatrino che si sta sviluppando fuori da quest’Aula è semplicemente incomprensibile e uso un termine molto democristiano, nel senso che voglio essere gentile – continua -. è incomprensibile perchè estraneo rispetto alla materia in discussione. è un pretesto che si è introdotto per disciutere di altre cose”.

“Mi associo alla definizione di Casini che ha parlato di teatrino. Non sono uno di quelli che si puo’ scandalizzare se all’interno dei partiti si apre una discussione”, gli fa eco Matteo Renzi -. Ma quello che possiamo chiedere a tutti è di essere seri rispetto alle priorità del Paese. Chi si vuole dividere lo faccia, rispettando la dignità e l’onore di questo Parlamento e non cercando dei finti alibi rispetto alla discussione”.  

agi

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