Le tariffe autostradali aumenteranno dell’1,50%

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Autostrade ipotizza un rincaro delle tariffe dell’1,5% visto che, come ha spiegato oggi l’ad Roberto Tomasi, i prezzi sono fermi dal 2018 mentre l’azienda si trova anche a fronteggiare “un aumento dei costi dei materiali che varia dal 20 al 30% in media“.

Quanto alla preoccupazione dell’aumento del costo delle materie prime Tomasi ribadisce “crediamo che bisogna avere grande ottimismo per poter mantenere e sostenere l’economia del Paese. Noi siamo uno dei campioni nazionali che questa operazione la deve fare con grandissima determinazione quindi e’ un segnale alla regione Toscana e al sistema Paese che Autostrade per l’Italia ha intenzione di continuare a investire sulle infrastrutture del Paese”.

“Abbiamo l’obiettivo di aprire più cantieri possibili. Credo che in questo periodo nessuno possa avere alcun dubbio sull’importanza delle infrastrutture in generale, che siano viabilistiche, energetiche, idriche come stiamo vedendo drammaticamente in queste ore”, ha detto Tomasi.

“Per fare infrastrutture – ha dichiarato l’ad di Aspi – ci vuole per certi versi visione, capacità di immaginare cosa hanno bisogno le generazioni future, e forse dovremmo imparare un po’ dai nostri genitori visto che quello che ci hanno lasciato lo si possa dare un po’ ai nostri figli e ai nostri nipoti“.

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© AGF

Roberto Tomasi, ad Autostrade per l’Italia

Come si cambiano le tariffe

La società non decide deliberatamente. Con il decreto Genova, emanato dopo la tragedia del ponte Morandi che ha posto in primo piano la questione del miglioramento delle infrastrutture, la determinazione delle tariffe autostradali segue infatti un iter ben preciso.

La società concessionaria, in questo caso Autostrade per l’Italia, non puo’ applicare gli aumenti senza avere l’ok dell’Art, l’Autorità di Regolazione dei Trasporti. Attualmente, secondo quanto trapela da fonti del Ministero delle Infrastrutture e come ha confermato la stessa Autostrade, è in corso un’interlocuzione tra gli uffici del dicastero con Aspi.

Secondo le disposizioni di legge, le variazioni dei pedaggi sono infatti disposte dall’Art in base ad un’istruttoria svolta dal Mims. 

Gli uffici del Ministero hanno chiesto alla società concessionaria gli elementi necessari per svolgere l’attività istruttoria che prevede una analisi dettagliata degli investimenti effettuati e attende di ricevere questi dati per completare l’istruttoria e mandare il dossier sul tavolo dell’Art.

E’ all’Autorità che spetterebbe la decisione in ultima istanza secondo il metodo del price cap che ha deciso di applicare a tutte le concessionarie. E’ un metodo di calcolo appunto che prevede un rincaro delle tariffe ma a seguito di miglioramenti del servizio e di interventi sulla rete, seguiti da una progressiva diminuzione quando gli investimenti cominciano ad essere ammortizzati.

Il 1 gennaio scorso, erano stati confermati anche per il 2022 le tariffe vigenti sulle autostrade gestite dalle società per le quali era in corso l’aggiornamento/revisione del rapporto concessorio. Ogni variazione deve infatti essere applicata esclusivamente alla definizione dei nuovi contratti che devono recepire il regime tariffario previsto dall’Autorità di regolazione dei trasporti, e che include appunto il price cap.

Lo stesso presidente dell’Autorità Nicola Zaccheto, in un’intervista rilasciata la scorsa estate, ha garantito comunque che “eventuali aumenti in virtù di nuovi investimenti in costruzioni, solo se realizzati, nonché di manutenzioni straordinarie su ponti, viadotti e gallerie, saranno sempre contenuti nell’ambito di parametri predefiniti nei Piani Economico Finanziari”

agi

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