Nessun passo indietro di Erdogan sul no all’ingresso nella Nato di Svezia e Finlandia

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Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan volerà alla volta di Madrid per il vertice Nato in programma a fine Giugno.

Un vertice che avrà come principale tema l’allargamento a Svezia e Finlandia, al cui ingresso nella Nato il leader turco opporrà ancora una volta il veto, ribadendo la posizione espressa nell’ultimo mese, di per sè sufficiente a impedire l’ingresso nella Nato dei due Paesi. Svezia e Finlandia avevano chiesto di entrare nella Nato lo scorso 18 maggio, sull’onda della preoccupazione suscitata dall’attacco russo all’Ucraina.

A ribadire che Ankara non farà alcun passo indietro è stato il portavoce e consigliere di Erdogan, Ibrahim Kalin, che ha anzi conferma la volontà della Turchia, che oltre a dire no ai due Paesi Scandinavi vuole che tutti i membri dell’Alleanza Atlantica prendano una posizione chiara contro i separatisti curdi del Pkk e l’ala siriana del Pyd-Ypg.

“Il presidente parteciparà al vertice Nato, ma nessun passo indietro. Vogliamo che venga espressa una posizione netta su queste organizzazioni terroristiche”, ha detto Kalin.

Appena pochi giorni fa la ministra degli Esteri britannica Liz Truss in visita ad Ankara aveva detto dinanzi al collega turco Mevlut Cavusoglu che “l’Alleanza è più forte con Svezia e Finlandia”.

Una frase cui Cavusogluha ha subito risposto rilanciando le preoccupazioni legate al sostegno ai miliziani separatisti curdi di Pkk e Ypg da parte di Paesi NATO e chiedendo “passi concreti” nei confronti dell’organizzazione con cui Ankara è in guerra dal 1984.

Una delegazione turca ha già incontrato per due volte delegazioni diplomatiche di Svezia e Finlandia, giunte in Turchia per cercare una mediazione e far cambiare idea alla Turchia.

Un terzo incontro è atteso oggi a Bruxelles con il vice ministro degli Esteri Sedat Onal, ma la Turchia è irremovibile, come ribadito da Kalin, e solo un cambio di rotta da parte dei due Paesi scandinavi potrebbe sbloccare la situazione.

“La palla è nelle loro mani, ma è chiaro che se l’incontro di Bruxelles dovesse avere esiti positivi allora il vertice di Madrid potrebbe avere risvolti diversi”, ha lasciato la porta aperta Kalin.

Le premesse tuttavia sono difficili, considerando che a fine Maggio la tv di Stato Svedese ha trasmesso un’intervista con il leader Ypg, Salih Muslim, subito dopo che Erdogan aveva espresso il no all’allargamento.

A metà giugno Cavusoglu ha reso noto che la Turchia ha inviato a Svezia e Finlandia una lettera ufficiale contenente le richieste di Ankara.

Richieste difficili da soddisfare, anche perché tra i circa 30 nomi che compaiono nella lista dei terroristi ricercati di cui Ankara chiede l’estradizione compare Ragip Zarakolu, attivista di 73 anni e cittadino svedese.

Proprio le richieste di estradizione sembrano costituire l’ostacolo più difficile da superare. Più facile per i due Paesi Scandinavi venire incontro alla richiesta di Ankara di mettere al bando simboli e bandiere di Pkk e Ypg, vessilli che rappresentano il capo del Pkk Abdullah Ocalan e vietare manifestazioni di sostegno ai due gruppi separatisti e solidarietà al leader curdo, in carcere dal 1999.

La Turchia vuole inoltre che cessino immediatamente le attività di raccolta fondi e reclutamento di uomini che Pkk e Ypg effettuano nei due Paesi e pretende la fine de finanziamenti che la Svezia riserva alla cosiddetta ‘Rojava’, area del nord della Siria sotto controllo Ypg.

Dalla Svezia è stata annunciata una nuova legge anti propaganda terroristica che dovrebbe, a partire da Luglio, soddisfare alcune richieste della Turchia, ma potrebbe non bastare, perché le pretese turche cozzano con l’opinione pubblica dei due Paesi.

La Turchia chiede anche la fine dell’embargo relativo la compravendita di armi che Svezia e Finlandia hanno deciso nei confronti della Turchia nel 2019, quando Erdogan lanciò una operazione militare nel nord della Siria proprio conto le milizie Ypg.

Un punto che non dovrebbe presentare grossi problemi, pare anzi che le parti abbiano trovato un accordo durante la visita delle delegazioni scandinave avvenuta ad Ankara a fine maggio.

Rimangono irrisolti gli altri nodi, con il presidente turco che ha ribadito la propria insoddisfazione per quanto accade in Svezia e Finlandia, dove proprio nell’ultimo mese si sono moltiplicate manifestazioni di sostegno a favore del separatismo curdo e il dibattito politico è lontano dal fornire ad Erdogan le risposte che chiede.

Nonostante appaia difficilissimo che il vertice di Madrid risulti risolutivo da Ankara è lo stesso portavoce di Erdogan a chiarire che gli incontri previsti nella capitale spagnola “non costituiscono una dead line ai colloqui per l’allargamento”. 

agi

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