La norma voluta dal Pd che può far chiudere i B&B a Venezia

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Sono diversi i nodi che stanno rallentando alla Camera l’esame del decreto Aiuti e che stanno causando non poche fibrillazioni nella maggioranza. Tra le norme contestate, ad esempio, c’è quella relativa alla realizzazione di un termovalorizzatore a Roma, norma osteggiata dai 5 stelle, ma anche la stretta sul Reddito di cittadinanza, voluta da Lega e Forza Italia e inserita nel testo durante l’esame nelle commissioni Bilancio e Finanze.

A suscitare forti perplessità è anche la norma che introduce una stretta sugli affitti brevi a Venezia, voluta dal Pd. Infine, altre modifiche sono richieste sul fronte superbonus. È in corso un confronto tra maggioranza e governo e non è escluso che si torni a intervenire sul testo alla ripresa dell’esame in Aula, apportando eventuali modifiche per dirimere alcuni dei nodi.

La norma sugli affitti brevi nella Laguna dispone la possibilità per il Comune di Venezia di “integrare i propri strumenti urbanistici con specifiche disposizioni regolamentari per individuare, in modo differenziato per ambiti omogenei, con particolare riguardo al centro storico e alle isole della laguna veneziana, i limiti massimi e i presupposti per la destinazione degli immobili residenziali ad attività di locazione breve“.

Inoltre, il Comune può anche “stabilire, con specifiche disposizioni regolamentari, che lo svolgimento dell’attività” di locazioni brevi turistiche “per oltre 120 giorni, anche non consecutivi, di ogni anno solare, sia subordinato al mutamento di destinazione d’uso e categoria funzionale dell’immobile“.

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© Agf

Venezia

L’emendamento approvato il 1 luglio dalle commissioni si pone come obiettivo di “favorire l’incremento dell’offerta di alloggi in locazione per uso residenziale di lunga durata, la residenzialità nel centro storico e di tutelare il patrimonio storico-artistico e ambientale di rilevanza mondiale la cui salvaguardia è obiettivo di preminente interesse nazionale”.

Le disposizioni regolamentari “individuano le previsioni limitative nel rispetto del principio di proporzionalità, trasparenza, non discriminazione, rotazione, tenuto conto della funzione di integrazione al reddito della locazione breve per i soggetti che svolgono tale attività in relazione a una sola unità immobiliare”.

In sostanza, si tratta di un freno agli affitti brevi di case vacanza e b&b. “L’emendamento approvato mira a trovare un punto di equilibrio tra l’esigenza di tutelare la residenza e il diritto a svolgere l’attività di locazione turistica. Al fine di favorire l’incremento dell’offerta di alloggi in locazione per uso residenziale di lunga durata, l’emendamento dà la facoltà, perciò non l’obbligo, al Comune di Venezia di intervenire, ha spiegato dopo l’approvazione dell’emendamento a sua prima firma il capogruppo dem in commissione Ambiente Nicola Pellicani.

L’altra norma, contestata dai 5 stelle, riguarda il reddito di cittadinanza: si tratta di due emendamenti, a firma Lega e Forza Italia, approvati dalle commissioni che correggono le procedure per la proposta di lavoro connessa all’erogazione del reddito di cittadinanza.

“L’offerta proposta direttamente da datori di lavoro privati, quindi senza passare dai Centri per l’impiego, sarà considerata ‘congrua’. Chi la rifiuta può dire addio al sussidio. Si tratta di una misura fortemente voluta dalla Lega, ispirata alla cultura del lavoro e utile al reperimento di maggiore manodopera, soprattutto nel settore turistico-ricettivo”, ha spiegato la leghista Rebecca Frassini. Mentre Paolo Zangrillo (Fi), primo firmatario dell’altra modifica, ha rivendicato “il duro colpo inferto al reddito di cittadinanza. Finalmente i datori di lavoro potranno proporre un’offerta diretta ai percettori del beneficio bypassando l’inefficace sistema dei centri per l’impiego e dei navigator. Una norma molto semplice che risolve due problemi: rispondere all’attuale carenza di forza lavoro in diversi settori e smascherare finalmente chi vuole solo un sussidio e non il lavoro”. 

agi

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