Morning Bell: mercati in fibrillazione per lo spettro recessione

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 Le Borse calano, il dollaro vola al top da 20 anni, la curva dei rendimenti riprende ad invertirsi, la guerra prosegue, il prezzo del gas s’impenna e i mercati fiutano la recessione e si regolano di conseguenza, anche se non tutto fila liscio e si avvertono inaspettate fibrillazioni.

In Asia i listini sono in calo e il prezzo del petrolio rialza un po’ la testa dopo il ribasso di ieri, mentre i future a Wall Street sono in leggera flessione dopo una chiusura mista e quelli sull’EuroStoxx avanzano dopo lo scivolone di ieri, legato alla crisi del gas.

Preoccupa la tenuta del governo Johnson, che è in bilico dopo aver perso il ministro della Salute e quello dell’Economia Sunak. Il suo governo sta andando in pezzi ma lui non intende mollare. Insomma, c’è parecchia incertezza tra gli investitori.

La paura della recessione è la miccia che in questa fase innesca i mercati, perlopiù in senso ribassista, anche se il rendimento dei Treasury a 10 anni ha ripreso ieri a scendere sotto quello a 2 anni, e questo storicamente per gli investitori è un segnale di recessione in arrivo, ma non subito, tra uno o due anni.

Tuttavia le Borse sono già scese molto quest’anno e i mercati a volte tendono a correre davanti agli sviluppi economici, per approfittare dei prezzi ultrascontati e rimbalzare, seppure brevemente.

“Le preoccupazioni dei mercati scivolano sempre più dall’inflazione e dall’aumento dei tassi verso la recessione – commenta Mike Vogelzang, capo degli investimenti di Captrust – Ma c’è una cosa di questa recessione che francamente non sappiamo come definire ed è che è piuttosto anticipata. E di solito i mercati non si fanno martellare più di tanto quando anticipano così tanto l’economia”.

“Inoltre – aggiunge – ci sono un sacco di azioni a basso prezzo”, che attraggono gli investitori coi loro sconti. La Borsa di Tokyo oggi perde oltre un punto percentuale e Hong Kong e Shanghai vanno giù di quasi un punto e mezzo percentuale. I future a Wall Street sono piatti dopo che ieri, alla ripresa degli scambi dopo il lungo weekend dell’Independence Day, il istino Usa ha recuperato le perdite nel finale e ha chiuso in ordine sparso, con il Nasdaq a +1,75%.

A provocare il rimbalzo dei titoli tech è stato il rendimento del Treasury a 2 anni, che è balzato brevemente al di sopra del tasso del titolo del Tesoro a 10 anni, segnando un’inversione nella curva dei rendimenti che per i mercati rappresenta un segnale di recessione in arrivo.

I trader scommettono che la Fed continuerà ad aumentare i tassi di interesse in modo aggressivo per tenere sotto controllo l’inflazione, mentre i dati sui Pmi servizi in Europa hanno evidenziato il rischio di un rallentamento della crescita alla fine del secondo trimestre.

“Gli investitori hanno ridotto le loro scommesse sugli aumenti dei tassi da parte della Bce per i crescenti rischi di recessione nel blocco europeo”, ha osservato Boris Kovacevic di Western Union. Secondo l’indice Pmi composito di S&P Global, la crescita dell’attività economica nell’area dell’euro è rallentata bruscamente a giugno nel settore privato, toccando il livello più basso degli ultimi 16 mesi.

“Questo è un segno che le economie stanno iniziando a sentire davvero l’effetto di un’inflazione elevata”, hanno sottolineato gli analisti Ofx. Di conseguenza, la paura della recessione ha spinto gli investitori verso i beni rifugio e l’euro è crollato al livello più basso da quasi 20 anni sul dollaro, avvicinandosi alla parità, trascinato anche dalle tensioni sull’energia in Europa causate dalla guerra in Ucraina.

La moneta europea è scesa dell’1,7% a 1,0237 dollari. I timori di recessione hanno inoltre provocato una breve inversione della curva dei rendimenti per la terza volta quest’anno, mentre il tasso del Treasury a 2 anni è salito al 2,8% e quello del 10 anni e’ arretrato dal 2,9% al 2,81%. In Europa i future sull’EuroStoxx tentano il rimbalzo dopo che ieri i timori di recessione e i prezzi del gas alle stelle hanno affossato i listini. Milano ha perso il 2,99%, Parigi il 2,68%, Francoforte il 2,91% e Londra il 2,9%.

Ieri in Europa si è aggravata la crisi del gas, con il governo tedesco che si appresta a varare una legge che gli consentirà di assumere partecipazioni nelle aziende del gas in difficoltà e in particolare di salvare Uniper, il più grande importatore di gas russo in Germania.

Inoltre lo sciopero dei lavoratori degli impianti offshore norvegesi, che in serata il governo di Olso è riuscito a interrompere, ha fatto tremare l’Europa, già messa a dura prova dal rischio di una brusca chiusura dei rubinetti da parte della Russia.

Intanto resta volatile il prezzo del petrolio, che oggi in Asia prova a risalire la china, dopo che ieri la paura di un crollo della domanda ha fatto scendere il Wti quasi del 9% sotto i 100 dollari, mentre il Brent è arrivato a perdere quasi il 10%. Oggi escono le minute della riunione di giugno della Fed e domani quelli della Bce. Sempre oggi escono negli Usa i dati sui Pmi e sull’Ism servizi a giugno, mentre venerdì sono attesi i dati sul mercato del lavoro a stelle e strisce. Oggi pomeriggio il premier Mario Draghi, reduce dal vertice in Turchia con Erdogan, riceverà a Palazzo Chigi, il leader del M5S Conte. L’incontro si prospetta in salita. 

agi

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