Toni Valeruz: “Tragedia evitabile, bastava sedersi accanto alla fenditura”

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Dalla sua Alba di Canazei, Toni Valeruz non smette mai di guardare le due ‘sue’ montagne più care: la Marmolada, la ‘Regina delle Dolomiti’ che ha scalato ben 900 volte in qualsiasi condizione meteo, e il Gran Vernel, la vetta che lo ha reso noto in tutto il mondo per le sue quaranta discese mozzafiato (e pericolose) con gli sci ai piedi su neve, ghiaccio e dribblando la roccia.

Toni Valeruz, per tutti ‘Tone’, è l”uomo della Marmolada’. Ha concentrato la sua attività tra il 1978 ed il 1985. “La Marmolada mi ha fatto crescere, mi ha forgiato, ricordo ancora quella volta quando all’età di 7 anni, da solo, raggiunsi la vetta e una volta arrivato a valle, chiedermi: ma davvero sono salito fin lassù?”, dice il grande alpinista nel corso di un’intervista esclusiva con l’AGI. “Il Gran Vernel, invece, mi ha fatto capire quali erano i miei limiti percorrendo otto vie diverse”.

Oggi Valeruz è un signore di 71 anni. Da Alba guarda verso i 3.343 metri della vetta di Punta Penia e pensa al suo passato ma soprattutto a quello che è accaduto domenica, quando poco dopo le ore 13,30 lo slittamento di una porzione del ghiacciaio della Marmolada, causa le elevate temperature, ha investito due cordate di escursionisti. Bilancio tragico, crudele, per una strage di escursionisti mai avvenuta sulla Marmolada: 7 vittime accertate, 8 persone ferite e ancora 5 dispersi dei quali, chissà, per tanto tempo non si avranno più notizie.

Sulla Marmolada, interdetta a ogni attività escursionistica, i soccorritori stanno recuperando reperti (pezzi) di persone, oggetti, attrezzatura tecnica.

Valeruz, piccato, parla di possibili responsabilità lanciando un pensiero che potrebbe far riflettere. “Questa immensa tragedia poteva essere evitata con un’azione di monitoraggio serio, con persone esperte e professionali in loco dotate di attrezzatura idonea che esiste in Italia e in Val di Fassa”, sostiene, “l’esperto deve giudicare da dentro la montagna e non da fuori. Persone competenti in loco avrebbero captato che quella fenditura piena d’acqua si spostava giorno dopo giorno. Bastava sedersi accanto alla fenditura e non si rischiava nulla“.

Poi Valeruz entra sul tecnico di quello che è accaduto. “È falso parlare di crollo, quello che è accaduto è stato uno slittamento di una porzione di ghiaccio. Quella fenditura era gonfia d’acqua anche perché lo zero termico a mezzanotte da giorni era oltre i 4000 metri e l’acqua continuava a scorrere. Bisognava attivare un’azione di monitoraggio dentro la montagna con personale specializzato”.

Poi tiene a precisare: “La Marmolada non è una montagna pericolosa, ora, però, non nascano le crociate contro la montagna. L’alpinista sa che corre dei rischi, l’alpinista sa che è responsabile delle proprie azioni e che potrebbe anche morire”. Raccontando il passato, l’alpinista fassano afferma: “Sono salito in vetta alla Marmolada con tutte le condizioni e in tutte le stagioni, nei decessi scorsi c’era tanta neve e ghiaccio anche in estate e quindi la via normale era molto meno impegnativa rispetto ad adesso”.

“La Marmolada oggi è irriconoscibile rispetto a 20 anni fa, ci sono i notevoli cambiamenti climatici, questo è il gioco geologico della terra ed è inutile ad andare a cercare responsabilità anche perché il ragionamento geologico e’ diverso da quello umano”, sostiene Tone.

Scialpinista, alpinista, guida alpina e maestro di sci, Valeruz vanta un curriculum di tutto rispetto con oltre cento prime discese con gli sci dalle vette sia delle Alpi che delle Ande. “Nelle Ande ho fatto cinque discese interessanti, il Makalu (un Ottomila, ndr) da poco sotto la vetta, il monte Bianco dal versante della Brenva, la parete ovest del Cervino, la parete est dell’Eiger”, dice orgoglioso”, nella mia carriera non c’è mai stato un attimo nel quale ho dubitato: se decidevo di intraprendere un’escursione la concludevo”. 

agi

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