I Repubblicani stanno facendo pressione perché Trump annunci la sua candidatura

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Per i media americani ogni giorno è quello buono per vedere Donald Trump annunciare ufficialmente la sua candidatura alle presidenziali 2024, ma il punto è: qual è il giorno che il tycoon considera migliore? I Repubblicani, come riportano molti media, dal New York Times alla Cbs alla Cnn, stanno facendo pressione perché Trump esca allo scoperto, anche per evitare che le rivelazioni sul suo ruolo nell’assalto al Campidoglio tengano banco.

Un Trump ufficialmente candidato alla Casa Bianca che viene processato con due anni di anticipo dai suoi avversari guadagnerebbe in popolarità, dicono i conservatori, e il processo al Congresso si potrebbe trasformare in boomerang per i Democratici. Non sarebbe piu’ un processo all’insurrezione del 6 gennaio 2021 ma un “processo politico” all’avversario.

Secondo la Cbs la situazione è ancora fluida. C’è anche un altro obiettivo che i conservatori: evitare che nel frattempo un altro big del partito, Ron DeSantis, guadagni punti nei confronti di Trump, portando a una lotta fratricida all’interno del polo conservatore. A favore dell’annuncio è il senatore Lindsey Graham, convinto che l’agenda del tycoon – contrapposta a quella incerta di Joe Biden – rafforzerebbe ogni giorno Trump.

Il tempo delle scelte arriva nel momento in cui Biden è sempre più in picchiata nei sondaggi: in diciotto mesi l’indice di popolarità del presidente è passato dal 53 per cento al 38,9. Quello di disapprovazione dal 36 al 56,2. I rilevamenti concordano nel trend: per Big Village, Biden piace solo al 39 per cento degli americani, per Emerson College è al 40, per Harris Poll e Ipsos al 38.

Non sembra d’aiuto la vicepresidente Kamala Harris, il cui indice di approvazione è addirittura piu’ basso, crollato al 37,9 rispetto al 55,2 di inizio mandato. Ma questi numeri non bastano per rilanciare Trump che non gode, attualmente, della maggioranza dei pareri positivi. Sempre secondo la media dei sondaggi fatta dal sito specializzato FiveThirtyEight, l’indice di popolarità dell’ex presidente è cresciuto in un anno e mezzo solo di quasi tre punti, e ben al di sotto del 50 per cento: a gennaio 2021 era al 38,5, ora è al 41,3. Manca, però, l’impatto di una candidatura ufficiale di Trump, che per lui sarebbe la terza.

Negli ultimi tempi, in coincidenza con le testimonianze scottanti registrate davanti alla commissione della Camera sul ‘6 gennaio’, il tycoon ha accelerato il programma di comizi e incontri. La sconfitta di alcuni suoi candidati alle primarie di partito ha riacceso le speranze dei suoi oppositori ma, in perfetto stile trumpiano, piu’ l’ex presidente si sente accerchiato più si anima.

Da candidato alla Casa Bianca, Trump ci arriverebbe da super favorito all’interno del partito, visto che l’indice di approvazione tra gli elettori repubblicani sfiora l’80 per cento. Ma mentre molti gli chiedono di annunciare in fretta il ritorno, il figlio, Donald Jr, viene descritto come piu’ attendista. Uno dei motivi che spingono ad aspettare sarebbero i limiti posti dalle leggi federali che regolano le campagne politiche.

Se e quando Trump farà l’annuncio, non potrebbe usare neanche un dollaro dei cento milioni che il tycoon ha parcheggiato nel suo comitato politico a sostegno della candidatura. La campagna, inoltre, lo limiterebbe a usare un tetto massimo di 2900 dollari di donazione a persona in vista delle primarie, il che significa giocarsi al ribasso il bonus di una donazione. Se fatta durante le primarie, sarebbe limitata, se fatta dopo no.

Ma nel frattempo le inchieste su di lui vanno avanti. Lo stesso dipartimento di Giustizia vuole approfondire il ruolo tenuto da Trump nel tentativo di sovvertire il voto del 2020, a cominciare dal caso in Georgia, di cui ci sono telefonate tra lui e i vertici del governo statale. Ma se l’ex presidente dovesse candidarsi, sarà improbabile che possa essere incriminato.

agi

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