Ancora guai per Boris Johnson, nel mirino tornano i lavori a Downing Street

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Quando si dice piove sul bagnato. Il quotidiano The Independent, è riuscito a entrare in possesso di una copia della fattura per la famigerata ristrutturazione dell’appartamento di Downing Street, il cosiddetto Wallpapergate, il primo degli scandali che hanno poi investito a valanga il primo ministro, fino alle estreme conseguenze delle dimissioni da capo del partito conservatore.

La fattura è di oltre 200 mila sterline e include un carrello per bevande da 3.675 sterline che si dice sia appartenuto al ballerino Rudolph Nureyev quando viveva a Parigi; una carta da parati dorata per il valore di 2.260 sterline che, pare, sia stata oggetto di litigio fra Johnson e sua moglie; due divani del valore di più di 15 mila sterline; la pittura nel corridoio con “effetto vernice” 3000 sterline; un tappeto da 7000 e una tovaglia da tavolo costata 500 sterline – l’oggetto, quest’ultimo, piu’ economico della lista.

A questi costi si aggiungono quelli dell’interior designer di grido Lulu Lytle, balzata agli onori della cronaca anche per aver partecipato al festeggiamento del compleanno di Johnson durante il lockdown, evento costato alla moglie del primo ministro una multa.

I lavori di ristrutturazione veri e propri – levigatura e ripittura del parquet, decorazione dei muri e installazione di nuovi arredi, è costata circa 30.000 sterline per un costo complessivo di 208.104 sterline inviato all’Ufficio del Gabinetto nel 2020 per l’approvazione. Il budget annuale per le spese di ristrutturazione a Downing Street è fissato per 30 mila sterline e, secondo il codice ministeriale, i membri del parlamento sono obbligati a dichiarare qualsiasi donazione o prestito entro 28 giorni. Da qui l’origine del Wallpapergate, lo scandalo della carta da parati.

Al tempo, il resto del costo fu segretamente finanziato da Lord Brownlow e dal Partito conservatore fino a quando, nel febbraio del 2021, scoppiò lo scandalo sui media e ad aprile dello stesso anno, l’ex consulente del primo ministro, Dominic Cummings, confermò il pagamento segreto. Lo stesso mese, la Commissione elettorale, annuncio’ di aver avviato un’indagine formale sulle accuse.

Al tempo Johnson dichiarò di non sapere che qualcuno avesse pagato i lavori per lui. La Commissione elettorale, a dicembre del 2021, concluse che il partito conservatore avesse violato la legge per non aver riportato accuratamente le donazioni da parte di Lord Brownlow e impose una multa al partito di 17.800 sterline.

Il fatto che i dettagli della fattura siano emersi oggi sui media britannici ha sollevato una nuova ondata d’indignazione nei confronti di Boris Johnson. Con l’hashtag #costofliving e #leaked200000 i britannici stanno puntando il dito contro le spese folli dei Johnson in un momento in cui il costo della vita e’ alle stelle e il Paese in una profonda crisi politica.  

agi

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