Il bisnonno ottomano e le radici turche di Bojo

49 Visite

 Sembrava davvero difficile che il dimissionario premier britannico Boris Johnson e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan potessero ricucire i rapporti tra loro, dopo che BoJo si era distinto per un poema contro il leader turco. Una composizione, declamata in tv in campagna elettorale, di rara volgarità, che mandò su tutte le furie il governo di Ankara.

Parole che poi finirono per mettere in imbarazzo BoJo in occasione di una visita in Turchia, in vista della quale, per smorzare la tensione dichiarerà “questa è la terra dei padri, in maniera particolare per me”. Il riferimento era ad Ali Kemal, bisnonno di BoJo, che citando le proprie origini toccò le corde giuste del presidente Erdogan, come tutti i turchi molto sensibile al tema della “terra dei padri”. Sarà il primo passo verso una riconciliazione che spianerà la strada ai rapporti tra i due, divenuti poi ottimi in questi ultimi anni.

Ma chi era Ali Kemal, il bisnonno del neo premier britannico?

Non certo un personaggio qualunque. Scrittore, giornalista, ultimo ministro dell’Interno dell’impero ottomano. Ai tempi dell’elezione di BoJo ad Ali Kemal tutti i media turchi dedicarono largo spazio, divisi tra ricostruzioni storiche distaccate e giudizi netti, secondo cui Ali Kemal viene definito “l’incarnazione del tradimento” o “l’infame bisnonno del premier britannico”. Insomma non un bisnonno qualunque, ma un nome capace di infiammare dibattiti tra partiti, un uomo al centro della politica del suo tempo, cui forse BoJo deve il dna che lo ha portato alla poltrona di premier.

Ali Kemal era un liberale, vicino al sultano Abdulhamid (da molti considerato l’ultimo sultano), cui tentò di inculcare la sua ricetta per la sopravvivenza di un impero ottomano ormai agonizzante, una strategia basata sulla decentralizzazione del controllo statale, sulla devoluzione di poteri alle diverse regioni, ma soprattutto alle diverse minoranze. Una visione che ancora oggi rende il bisnonno di BoJo popolare, soprattutto tra curdi e armeni.

L’idea di una Turchia decentralizzata, praticamente l’esatto opposto di quello che è diventata, lo pose in aperto conflitto con il movimento dei Giovani Turchi. Furono proprio questi ultimi a decidere e realizzare il massacro degli armeni, atrocità per cui Ali Kemal chiese ripetutamente di processare i responsabili, una posizione che non gli procuro’ certo amici in un momento turbolento della storia dell’impero che andava disgregandosi.

A pesare sul giudizio che i turchi oggi hanno di lui c’è la forte opposizione di Ali Kemal alla guerra di indipendenza (1919-1923) e alle campagne che Mustafa Kemal Ataturk, padre della Turchia e simbolo onnipresente in tutto il Paese, condusse contro gli eserciti europei che intendevano spartirsi i pezzi dell’impero ottomano, al collasso alla fine della Prima guerra mondiale.

Posizioni che pesano sulla fama di Ali Kemal, schieratosi a favore del protettorato britannico e contro Ataturk, la cui strategia avrebbe a suo dire prodotto una sonora sconfitta e il collasso della Turchia.

Una convinzione che lo portò a fuggire a Londra nel 1909, dove sposò Winifred Brun che diede alla luce Osman Wilfred Kemal, nonno di BoJo che in seguito prenderà il cognome della nonna, appunto Johnson. La morte prematura della moglie inglese nel 1912 spinge Ali Kemal a tornare in Turchia dove sposerà la figlia di un ministro ottomano, Sabiha, che gli darà un altro figlio, Zeki Kuneralp, che diventerà ambasciatore in Inghilterra e Spagna e si salverà per miracolo da un attentato del gruppo terroristico armeno Asala, in cui perderà la vita sua moglie.

Un paradosso, se si considera le istanze filo armene di suo padre, che insieme alla ferma opposizione alla guerra di indipendenza costituiranno la base per l’accusa di tradimento che portò al suo arresto e a un processo cui pero’ non arriverà mai. Nel viaggio verso Ankara il treno di Ali Kemal fu fermato dagli uomini di Nurettin Pasha, generale ottomano autore di diversi massacri, sempre impunito, passato alla storia come un eroe, che ordinò il linciaggio di Ali Kemal.

Una morte atroce, che attirò le critiche dello stesso Ataturk, ma che non ebbe conseguenze sul crudele Nurettin, che in molti considerano l’eroe che ordino’ la morte del traditore. Molti ma non tutti, perchè se è vero che Ali Kemal anche da morto continuerà a pagare l’opposizione ad Ataturk e all’indipendenza della Turchia e l’accusa di “imperialismo”.

Da un lato sostenne sempre il protettorato britannico, colpa imperdonabile, ma è anche vero che le sue idee sul decentramento dei poteri avrebbero certamente giovato alla Turchia, sia nella gestione della pluridecennale “questione curda”, sia nella presa di coscienza del massacro-genocidio armeno, risparmiandole piu’ di un secolo di polemiche.  

agi

Promo