Altafini: “Nel 1982 il mio cuore si divise tra Italia e Brasile”

66 Visite

 L’11 luglio 1982, l’Italia vinceva i mondiali di Spagna al termine di un torneo condotto in meraviglioso crescendo. “Quell’anno, prima che l’Italia iniziasse a vincere, tutti tifavano per il Brasile“, ricorda in un’intervista all’AGI Josè Altafini, l’ex attaccante di Milan, Napoli e Juve che da oriundo brasiliano con genitori italiani è diventato una leggenda del nostro calcio.

La memoria va subito al Sarrià di Barcellona (poi demolito nel ’97), al 3-2 con cui gli azzurri di Bearzot eliminano la nazionale verdeoro forse più forte di sempre, grande favorita della competizione: “Quella partita il Brasile l’ha buttata via, perché aveva solo bisogno di un pareggio“, dice l’ex giocatore italo-brasiliano, campione del mondo ’58 con la maglia dei ‘Pentacampeoes’. 

“L’errore dei brasiliani è stato dopo il 2-2 di Falcao, perchè anzichè tenere la difesa chiusa e giocare indietro, sono andati tutti in attacco e l’Italia ha vinto in contropiede”, rievoca Altafini. Un successo segnato dalla tripletta di Paolo Rossi e dalla miracolosa parata di Zoff su colpo di testa di Oscar al 90esimo minuto.

“L’Italia ha meritato, sul 3-2 di Paolo Rossi in area c’erano tutti i difensori per conto loro, uno telefonava, l’altro leggeva il giornale”, scherza oggi “Mazzola”, come era soprannominato dai tifosi brasiliani per la nota somiglianza con Valentino Mazzola del Grande Torino. “Io rimasi molto deluso da quella eliminazione”, ricorda Altafini, “l’Italia però aveva perso in Argentina e doveva riscattarsi e vincere il mondiale, anche perchè aveva ‘buttato’ via due mondiali”, quelli del 1978 in cui era stata sconfitta dal Brasile nella finalina per il terzo posto e quelli del 1970 in cui fu travolta da Pelè e compagni in finale.

Del resto il cuore di Altafini è diviso: “Io ho vinto il mondiale col Brasile, è difficile scegliere chi tifare quando vinci con la tua prima nazionale“, ammette. “Nel 1962 sono andato con l’Italia ai mondiali e avevamo uno squadrone, eravamo 22 giocatori veramente forti, i favoriti del girone con Cile, Germania e Svizzera ma c’era una disorganizzazione totale”.

Il Milan e Ibra

Poi, abbandonata la diplomazia, si lascia andare almeno sulla Serie A: “Il primo amore non si scorda mai, in Italia tifo Milan“. “Nel 1963 ho vinto proprio con i rossoneri quella che era la prima Coppa dei Campioni italiana. Quell’anno abbiamo rotto l’egemonia iberica e secondo me quella vittoria vale doppio, proprio perchè la prima volta è sempre più bella”, aggiunge.

I complimenti dell’ex bandiera rossonera per due volte campione d’Italia, sono rivolti anche Milan di oggi: “La dirigenza milanista quest’anno ha portato il bilancio in pari e questo è un grande successo. Poi ha vinto un campionato grazie al lavoro di Maldini e Massara, hanno fatto dei miracoli, hanno creato una squadra giovane anche perchè non c’erano soldi. Hanno comprato dei giocatori che si sono rivelati fortissimi, come Tomori che poi ha esordito anche in nazionale inglese”.

Voti alti in pagella anche per Zlatan Ibrahimovic: “È stato di grande aiuto perchè ha tolto il peso della responsabilità ai giocatori giovani che giocavano tranquilli perchè sapevano di poter contare su di lui”. Sul calciomercato rossonero, il commentatore sportivo, oggi 84enne, sembra apprezzare Renato Sanches, ipotesi non ancora del tutto sfumata: “Su di lui avevo cambiato idea in positivo, poi si è interessato il Psg, più forte economicamente, con cui non si può competere“.

Il calciomercato

Riflessioni anche sul tema del “dio denaro”: “I giocatori liberi e con esperienza costano tantissimo, poi hanno l’aereo privato e tanti soldi e quindi non hanno più fame. In questo modo si arenano e considerano solo l’aspetto economico”. E Di Maria, il nuovo arrivato in casa bianconera, ingaggiato per 7 milioni bonus compresi? “Vuole un anno di contratto e poi tornare in Argentina, ma a una squadra servono giocatori che diano tutti se stessi per vincere”.

Dybala invece “lo vedrei bene al Napoli”, sottolinea Altafini, “la rosa azzurra ha bisogno di calciatori come Sivori, Maradona. Dybala accenderebbe il fuoco di Napoli, sarebbe un idolo. Dal Palermo alla Juve non ha fatto grandissimi progressi, è un buon giocatore che puo’ anche fare grandi cose in una buona squadra. E poi il Napoli è in Champions, fa gola”.

Al contrario, nell’estate del ’72 Altafini conclude l’esperienza partenopea e sbarca alla Juve: “tra tutte le squadre che mi corteggiavano, ho scelto quella che era in coppa Campioni”. Due gli scudetti in bianconero, il secondo proprio contro il suo vecchio club contro cui realizza il gol decisivo all’88esimo minuto da subentrato. I tifosi napoletani per questo lo ribattezzarono “Jose core ‘ngrato”, ma lui nega. “Non ero un cuore ingrato, i tifosi al momento si arrabbiano per gli addii ma poi si affezionano anche a chi arriva e chiaramente gioca bene. Io ho sempre avuto un buon rapporto con le tifoserie”.

Qualcosa del genere potrebbe accadere a Koulibaly, nel mirino della juve: “Due anni fa valeva 80 milioni, se hai un gioiello come lui è giusto venderlo col valore che merita nel momento in cui è il migliore sul mercato. E poi dopo 3-4 anni con la stessa società, un giocatore vuole andare via ed è giusto che lo faccia”.

Il duello Juve-Inter 

“Dipende dalla voglia e fame di vincere. Saranno due attacchi fortissimi, quello dell’Inter è potentissimo, ma anche quello della Juve. Vlahovic e Lukaku si equivalgono come potenza così come Di Maria e Dybala” spiega. La sete di vittoria “Vlahovic ce l’ha di sicuro, Di Maria e Pogba non lo so. Nell’inter Lautaro continua a voler vincere, anche Lukaku che ha fatto un’annata bruttissima, ma è fortissimo. Dybala dovrà scegliere se dimostrare di essere un grande o sedersi”. 

agi

Promo