Il presidente dello Sri Lanka è fuggito dopo l’assalto dei manifestanti al suo palazzo

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Il primo ministro dello Sri Lanka Ranil Wickremesinghe si dimetterà e farà posto a un governo di tutti i partiti. E’ la prima conseguenza dell’assalto alla residenza del presidente Gotabaya Rajapaksa che le forze di polizia non hanno fermato neppure con gas e lacrimogeni. La notizia è stata data dal suo ufficio poi confermata via Twitter dallo stesso premier.

“Al fine di garantire il funzionamento continuo del governo e la sicurezza di tutti i cittadini – scrive Ranil Wickremesinghe – accetto la migliore raccomandazione dei leader di partito di lasciare il posto a un governo di tutti i partiti. Per facilitare ciò, mi dimetterò da primo ministro”. 

Erano stati dei partiti di opposizione a chiedere, durante un incontro convocato dal presidente del Parlamento, le dimissioni sue e del presidente Gotabaya Rajapaksa per la cattiva gestione della crisi economica che ha colpito Sri Lanka.

L’offerta di formare un governo con la presenza di tutti i partiti politici servirebbe a evitare che il Paese precipiti nel caos nel momento in cui cerca di ottenere un prestito dal Fondo monetario internazionale e deve far fronte alla carenza di carburante e cibo. 

Ma intanto non si sa dove si trovi al momento Gotabaya Rajapaksa, che secondo fonti qualificate è stato portato via già venerdì, prima delle proteste oceaniche per chiedere le sue dimissioni, con i manifestanti che hanno occupato sia l’ufficio, sia la residenza ufficiale.

I media locali riferiscono di due navi della Marina dello Sri Lanka che hanno lasciato il porto di Colombo con a bordo sconosciuti. La Capitaneria del porto di Colombo ha reso noto che “un gruppo di persone è salito a bordo della SLNS Sindurala e un altro sulla SLNS Gajabahu e (le due navi) hanno lasciato il porto”.

Sui social network circolano immagini che si riferirebbero alla fuga presidenziale: in un video si vedono tre persone che caricano velocemente valigie su una nave militare; in altro, anche quello diventato virale sui social media, si vede un corteo di Suv che raggiunge l’aeroporto internazionale di Colombo dove era parcheggiato un aereo della SriLanka Airlines.

Ci sono anche immagini dell’occupazione della residenza, rilanciate dalla Bbc, con i manifestanti che si accalcano ai bordi della piscina e si lanciano in tuffi

Il Paese da mesi è colpito da una gravissima crisi economica che l’ha portato in bancarotta: la penuria di carburante, di generi di prima necessità e di farmaci ha scatenato le proteste.

E l’ufficio del premier ha diramato, assieme alla nota che annuncia le dimissioni di Ranil Wickremesinghe, anche l’annuncio dell’arrivo nello Sri Lanka del direttore del Programma alimentare mondiale. “Dovrebbe visitare il Paese a giorni e il rapporto sulla sostenibilità del debito per il Fondo monetario internazionale sarà completato presto”, ha reso noto l’ufficio del premier, che assicura anche che “la distribuzione del carburante in tutta l’isola inizierà questa settimana”.

La crisi economica morde lo Sri Lanka e la disperazione dilaga al punto che il Governo sta chiedendo assistenza alimentare ai Paesi vicini, in particolare all’Associazione per la Cooperazione Regionale dell’Asia Meridionale.

Un’iniziativa che evidenzia come lo Sri Lanka stia scivolando da un Paese a reddito medio-alto, il più prospero tra i suoi vicini, a uno dipendente da donazioni e prestiti d’emergenza per cibo, medicine e carburante.

Si tratta per questa perla dell’Oceano Indiano della sua peggiore crisi economica dall’indipendenza del 1948, colpita da una combinazione di fattori tra cui l’impatto della pandemia di Covid-19 sull’economia dipendente dal turismo, l’aumento del prezzo del petrolio e i tagli al bilancio pubblico.

L’inflazione ha raggiunto il 54,6% e dovrebbe arrivare al 60% entro la fine dell’anno. Per il 2022, è prevista una contrazione del Pil tra il 4% e il 5% anche se il governo punta a una contrazione più contenuta, pari all’1%, della crescita per l’anno prossimo.

Nel I trimestre, invece, il Pil è diminuito dell’1,6%, contro la crescita del 4,3% registrata nel I trimestre del 2021. Sempre nel 2021, l’incremento annuale è stato del 3,5%. Cifre ormai lontane per un Paese in cui la disperazione tra i suoi 22 milioni di abitanti è tale che la gente è costretta a racimolare legna per cucinare. 

La mancanza cronica di valuta estera ha portato a un’inflazione dilagante e alla carenza di importazioni, tra cui carburante, medicine e altri beni di prima necessità. Il Paese è andato in default su un debito internazionale di oltre 50 miliardi di dollari, ed entro agosto deve presentare un piano di ristrutturazione all’Fmi. 

Nelle ultime settimane, è stato investito da gravi carenze di beni essenziali, una situazione che è peggiorata con l’esaurimento delle riserve estere. Negli ultimi mesi la carenza di carburante ha portato a lunghi blackout con la chiusura delle centrali elettriche, mentre gli ospedali stanno rimandando le cure a causa della mancanza di medicinali. 

A peggiorare la situazione anche il fatto che i raccolti sono diminuiti drasticamente dopo che il presidente Gotabaya Rajapaksa ha vietato bruscamente i fertilizzanti chimici lo scorso anno. La decisione è stata rapidamente revocata, ma da allora le importazioni di riso nello Sri Lanka – che in precedenza era autosufficiente – sono aumentate del 368%.

Intanto i residenti soffrono la disperazione e si rivolgono sempre più spesso alle piattaforme dei social media, tra cui Facebook, WhatsApp, Instagram e Twitter, per reperire beni di prima necessità e contribuire alla raccolta di fondi per i bisognosi.

Ci sono più di 11 milioni di utenti di Internet in Sri Lanka, circa la metà della popolazione: quando le proteste contro la gestione della crisi da parte del governo sono diventate violente all’inizio di aprile, le autorità hanno imposto un blackout dei social media a livello nazionale per circa 15 ore “per mantenere la calma”, una mossa che ha attirato critiche da parte del governo.

Peraltro gli srilankesi trovano più facile fare richieste online perché si sentono meno inibiti negli spazi virtuali. 

Settimane di proteste a volte violente hanno portato alle dimissioni di ministri chiave a maggio scorso. Lo Sri Lanka deve almeno 3,5 miliardi di dollari alla Cina e ad altri Paesi e i fondi d’investimento globali che hanno prestato decine di miliardi a Colombo vogliono garanzie che ogni riduzione del debito che forniranno sarà compensata da Pechino. 

A causa della crisi economica senza precedenti, secondo l’Onu, circa l’80% della popolazione salta i pasti perché non può più permettersi di comprare cibo. 

Come prevedibile, è salito vertiginosamente il prezzo della legna da ardere, così in molti la cercano direttamente nelle foreste, infestate da infetti, rischiando addirittura la vita. Nel frattempo più di 1.000 cucine sono esplose nel Paese, uccidendo almeno sette persone e ferendone altre centinaia, perché i fornitori di gas cercano di tagliare i costi aumentando la percentuale di propano, facendo salire la pressione a livelli pericolosi. 

Nel frattempo, mentre sono in corso i colloqui con l’Fmi da cui dovrebbe arrivare un prestito per 51 miliardi di dollari, il governo di Colombo pensa a misure tampone per superare la crisi e a favorire ingresso di valuta. Ad esempio, ha recentemente abbassato a 21 anni l’età minima per consentire a una donna di lavorare all’estero. 

Le rimesse dei cittadini dello Sri Lanka che lavorano all’estero erano da tempo una delle principali fonti di valuta estera per il Paese, con circa 7 miliardi di dollari all’anno. A causa della pandemia, questa cifra era scesa a 5,4 miliardi di dollari entro il 2021 e quest’anno scenderà sotto i 3,5 miliardi di dollari.

Per questo motivo, è stato allargato il bacino delle donne che possono recarsi all’estero per trovare un impiego. Le restrizioni erano state introdotte nel 2013 dopo che una 17enne dello Sri Lanka venne decapitata in Arabia Saudita per la morte di un bambino a lei affidato. 

Dopo il clamore suscitato dall’esecuzione, solo le donne con più di 23 anni erano state autorizzate a viaggiare all’estero. Più di 1,6 milioni di persone in questa nazione di 22 milioni lavoravano all’estero, soprattutto in Medio Oriente ma questo numero era sceso considerevolmente. 

Intanto le Nazioni Unite hanno avvertito che la crisi economica potrebbe trasformarsi in una grave crisi umanitaria, con milioni di persone che hanno già bisogno di aiuti.

agi

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