Crisi di governo, comunque vada i nostri parlamentari avranno la loro pensione

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L’attuale confusione politica in Italia, con la crisi di governo in corso destinata a trovare uno sbocco, in un senso o nell’altro, dopo il discorso di Draghi in Parlamento in programma mercoledì prossimo, l’unica certezza della legislatura in corso è la seguente: comunque vada a finire, tutti i nostri rappresentanti che attualmente siedono su quegli scranni si vedranno riconoscere, a tempo debito, la dovuta pensione da parlamentari.

Infatti, secondo le regole in materia attualmente in vigore, per accedere a questo privilegio bastano 4 anni, 6 mesi ed un giorno di lavoro alle Camere. Il traguardo verrà tagliato ufficialmente il prossimo 24 settembre, anche per quei 690 parlamentari (su 1007 totali) oggi alla prima legislatura.

L’obiettivo è, di fatto, già conseguito, comunque vada, perché calendario alla mano è impossibile l’insediamento delle nuove Camere prima di tale data.

Se anche Mattarella, in caso di caduta del governo Draghi mercoledì 20 luglio, scegliesse di indire le elezioni (fermo restando che, per prassi, normalmente si perde ulteriore tempo per le consultazioni del caso), dovrebbero trascorrere in ogni caso 60-70 giorni prima del voto, arrivando così alla fatidica data del pensionamento per tutti i parlamentari coinvolti.

E dal turno elettorale trascorrerebbero almeno un altro paio di settimane prima dell’insediamento del nuovo Parlamento, che non giungerebbe prima del dieci di ottobre. Qualunque cosa succeda, insomma, per i nostri politici la missione-pensione è certamente compiuta. 

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