La carica di mille sindaci per Draghi

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La carica dei mille sindaci per Mario Draghi potrebbe rappresentare la chiave per convincere il premier a rivedere la sua scelta di dimettersi. Si dice convinto il sindaco di Pesaro Matteo Ricci, che dell’appello è uno dei firmatari. “Siamo più di mille”, esulta Ricci.

Ma oltre a essere tra i più partecipati, l’appello dei sindaci è anche quello più discusso. L’iniziativa, di cui si è fatto capofila il sindaco di Firenze, Dario Nardella, è stata lanciata sul web con queste parole d’ordine: “Con incredulità e preoccupazione assistiamo alla conclamazione della crisi di Governo generata da comportamenti irresponsabili di una parte della maggioranza. Le nostre città, chiamate dopo la pandemia e con la guerra in corso a uno sforzo inedito per il rilancio economico, la realizzazione delle opere pubbliche indispensabili e la gestione dell’emergenza sociale, non possono permettersi oggi una crisi che significa immobilismo e divisione laddove ora servono azione, credibilità, serietà”.

“Il Presidente Mario Draghi ha rappresentato fino a ora in modo autorevole il nostro Paese nel consesso internazionale e ancora una volta ha dimostrato dignità e statura, politica e istituzionale. Draghi ha scelto con coraggio e rigore di non accontentarsi della fiducia numerica ottenuta in aula ma di esigere la sincera e leale fiducia politica di tutti i partiti che lo hanno sostenuto dall’inizio – continua la lettera – Noi Sindaci, chiamati ogni giorno alla difficile gestione e risoluzione dei problemi che affliggono i nostri cittadini, chiediamo a Mario Draghi di andare avanti e spiegare al Parlamento le buoni ragioni che impongono di proseguire l’azione di governo”.

Ma Meloni non ci sta

Le firme in calce al documento rimandano a sindaci di diverso colore politico, da Luigi Brugnaro a Marco Bucci, passando per Roberto Gualtieri e Beppe Sala. Nonostante questo, la presa di posizione ha sollevato le perplessità di Fratelli d’Italia. “Mi chiedo se tutti i cittadini rappresentati da Gualtieri, Sala, Nardella o da altri sindaci e presidenti di Regione che si sono espressi in questo senso, condividano l’appello perché un governo e un Parlamento distanti ormai anni luce dall’Italia reale vadano avanti imperterriti, condannando questa Nazione all’immobilismo solo per garantire lo stipendio dei parlamentari e la sinistra al governo“, sottolinea Meloni.

“E, indipendentemente da chi li ha votati, mi chiedo se sia corretto che questi sindaci e governatori che rappresentano tutti i cittadini che amministrano, anche quelli che la pensano diversamente, usino le Istituzioni cosi’, senza pudore, come se fossero sezioni di partito. La mancanza di regole e di buonsenso nella classe dirigente in Italia comincia a fare paura”.

Protestano anche i presidenti di Regione eletti con FdI: “Non condividiamo questa iniziativa, lanciata da alcuni colleghi. Un presidente di regione o un sindaco rappresentano anche i cittadini che vogliono andare a votare e non possono permettersi di utilizzare le istituzioni che rappresentano per finalità politiche o, peggio, di partito. Sono forzature che chi ricopre un ruolo istituzionale non può permettersi, né tanto meno promuovere”, spiegano in una nota congiunta il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli e il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci.

La replica del centrosinistra

A Fratelli d’Italia e a Gorgia Meloni rispondono, con durezza, i parlamentari di Partito democratico e Azione, Andrea Marcucci e Osvaldo Napoli. “Giorgia Meloni insulta i sindaci che hanno firmato l’appello a Draghi, confermando di essere un’analfabeta istituzionale”, dice l’esponente dem. Stessa premessa per Osvaldo Napoli che, poi, ricorda: “I sindaci che chiedono a Draghi di rimanere non lo fanno per conto dei loro elettori, ma lo fanno per gli interessi della loro città, perché devono gestire e sviluppare i progetti finanziati con i soldi del Pnrr e devono farlo nel rispetto di scadenze vincolanti, superate le quali rischiano di perdere i finanziamenti. Giorgia Meloni è tornata in modalità Vox, cioè la tribuna che incitava la folla spagnola alla convention del partito estremista promettendo sfracelli. Che è poi il volto più genuino e autentico di Giorgia Meloni. Non lo guasti con qualche svenevolezza atlantista”. Dura anche Italia Viva, con l’eurodeputato Nicola Varchi: “Attaccando i sindaci che chiedono a Draghi di andare avanti, Meloni dimostra tutta la propria inadeguatezza istituzionale. Oltre all’ignoranza politica di chi non comprende quanto mettere a rischio il Pnrr possa fare male a Comuni e territori”. 

Agi 

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