La rimozione delle infrastrutture Huawei e ZTE costerà agli Stati Uniti altri 3 miliardi

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La rimozione dalle infrastrutture di reti statunitensi delle apparecchiature realizzate da Huawei e ZTE potrebbe costare agli Stati Uniti altri 3 miliardi di dollari, portando il conto dell’intera operazione a 4,9 miliardi di dollari: il Congresso aveva già impegnato 1,9 miliardi di dollari per finanziare la rimozione. A mettere nero su bianco la richiesta al Congresso degli Stati Uniti è stata la scorsa settimana la Commissione federale per le comunicazioni (la Federal Communications Commission, anche FCC).

“Per finanziare tutte le stime di costo ragionevoli e supportate il programma di rimborso richiederà 4,98 miliardi di dollari, riflettendo un’attuale carenza di 3,08 miliardi di dollari”, è scritto nella relazione di Jessica Rosenworcel, presidente della Commissione federale per le comunicazioni, in una lettera alla senatrice Maria Cantwell, a capo della Commissione per il commercio, la scienza e i trasporti.

Nel 2019, l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva firmato un provvedimento (il Secure and Trusted Communications Networks Act), che obbligava i vettori di telecomunicazioni statunitensi a sostituire qualsiasi “apparecchiatura di rete straniera sospetta” dalle loro reti: quelle di Huawei e ZTE erano considerate un rischio per la sicurezza nazionale.

La normativa richiedeva anche alla FCC di stilare un programma (il Secure and Trusted Communications Networks Reimbursement Program) per indennizzare i vettori coinvolti nell’iniziativa. Sull’efficacia del programma, che prevedeva l’accesso ad un fondo governativo di 8,3 miliardi di dollari per l’acquisto di nuove apparecchiature, si erano sollevati dubbi. In sintesi, con i soli 1,9 miliardi di dollari stanziati dal Congresso, le aziende sarebbero rimborsate solo per il 40% dei costi. 

All’inizio del 2022 la FCC aveva ricevuto 181 domande di rimborso per un totale di 5,6 miliardi di dollari. Da qui la richiesta di ulteriori finanziamenti. “In assenza di uno stanziamento aggiuntivo, la Commissione applicherà lo schema di priorità specificato dal Congresso”, ha affermato Rosenworcel nella lettera, aggiungendo che la Commissione inizierà a elaborare le richieste di rimborso “poiché le assegnazioni verranno emesse nei prossimi giorni”. Le aziende non sono tenute a completare i lavori fino a quando non ricevono il rimborso stesso.

agi

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