Francesco Rutelli racconta come Ostiense è diventato il cuore della movida e dell’innovazione romana

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 “Il compendio che dà sull’Ostiense e arriva sul Tevere e che, a mio avviso, occorre aprire per l’accessibilità dal Tevere dove affaccia l’area del Gazometro, è un’area straordinaria di futuro per Roma e io credo che l’Eni, che ovviamente deve tenere qui e terrà le sue attività di ricerca, di aggregazione tra imprese e di formazione di giovani avrà sicuramente dal successo di Videocittà una grande spinta per ulteriori valorizzazioni”.

Ne è convinto Francesco Rutelli, ideatore di Videocittà, il festival dedicato al mondo dell’audiovisivo giunto alla sua quinta edizione che si svolge fino a domani al Gazometro. In una conversazione con l’AGI il presidnete dell’Anica spiega l’eccezionalità dell’evento di quest’anno. A partire dalla location, l’area dell’ex Gazometro sull’Ostiense.

Francesco Rutelli Ostiense cuore movida innovazione romana
© Andrea Cauti / AGI

L’area del Gazometro

“Videocittà è nata per fare incontrare la Roma che vediamo ogni giorno con le innovazioni visuali e digitali. è stata al Pantheon col videomapping che ha fatto sensazione, e poi si è spostata in altre parti della città: a Piazza Sant’Agostino, a Piazza Santa Maria sopra Minerva, all’Eur al palazzo dell’Eni, al palazzo della Civiltà romana, al palazzo dei Congressi di Libera, a via Guido Reni nei locali dell’ex caserma. Si è svolto in tante parti della città, questo sito è però molto indicato perché il dialogo tra l’archeologia industriale e la straordinaria innovazione che stiamo vivendo in queste cinque giornate di Videocittà creano i rapporti tra questi due mondi, apparentemente remoti, un’emozione che avete colto nelle persone che scoprono un sito dove non erano mai stati”.

Questo sito, spiega l’ex sindaco di Roma, “è una riscoperta, è un dialogo straordinariamente affascinante”, aggiunge, “e chi aveva pensato nel tempo che qui ci fossero dei gazometri, tra cui il più alto d’Europa, arrugginiti, rispetto a un’area largamente inquinata per le lunghissime attività industriali (quindi il carbone, lo sfruttamento del gas, gli oli usati, accumulatesi in un secolo) rimane sorpreso perché Eni ha fatto una meritoria bonifica dei terreni ex Italgas. Eni – aggiunge Rutelli – ha iniziato la trasformazione di questi padiglioni, di questi luoghi, ha reso accessibili le aree interne dei gazometri e quindi questo è uno spazio riconquistato dalla città che attende di essere ancora più valorizzato come luogo di aggregazione legato all’innovazione digitale, energetica, ambientale e sociale”.

Francesco Rutelli Ostiense cuore movida innovazione romana
© Andrea Cauti / AGI

L’area del Gazometro

 

“Realizzare Videocittà qui – spiega ancora Rutelli – è un balzo nel futuro. I luoghi vivono in quanto si trasformano e qua dietro, durante la mia amministrazione, abbiamo usato la necessità del trasferimento di un certo numero di sculture dei musei capitolini a causa dei restauri in corso nella seconda metà degli anni ’90 per creare il nuovo museo della centrale Montemartini. In quel caso si trattava di un luogo di archeologia industriale: la prima centrale elettrica di Roma voluta dall’amministrazione del sindaco Nathan e dal suo assessore Montemartini, assessore al Tecnologico si direbbe oggi”.

“Noi – aggiunge Rutelli – abbiamo portato li’ un dialogo tra archeologia industriale e l’archeologia, proveniente dai magazzini e dai musei capitolini. Quindi è uno dei musei più affascinanti di Roma che forse meriterebbe di essere valorizzato di più”.

“Lì c’è il dialogo tra l’archeologia e l’archeologia industriale, mentre qui a Gazometro si fa un balzo verso il futuro, che tiene conto di questi grandi caratteri industriali – dice – non a caso i quartieri operai di Roma, come Testaccio, nascono a causa di questo compendio industriale e non a caso l’attività si circoscrive con Mussolini che, come noto, memore degli scontri dopo la prima guerra mondiale da cui nasce il Fascismo, dichiarò che Roma non deve avere fabbriche e usò un argomento surrettiziamente ambientale: Roma non deve avere il fumo delle ciminiere“.

Francesco Rutelli Ostiense cuore movida innovazione romana
© Andrea Cauti / AGI

L’area del Gazometro

 

“Mussolini, quindi, interrompe questo processo – aggiunge l’ex sindaco – anche se l’area del Gazometro conosce la realizzazione di questa struttura. Qua c’era il Porto fluviale, c’era il Ponte di ferro che era al servizio delle attività industriale, diverse altre attività per l’edilizia, alimentare. Un vero e proprio comparto produttivo che gradualmente si è spento ed è diventato un quartiere della movida romana, fondamentalmente, anche dopo la chiusura dei mercati generali”.

“Anche qui un merito che va dato a Italgas, ovvero Eni oggi, è quello di avere trasformato gli edifici – spiega Rutelli all’AGI – accogliendo attività importanti per l’informazione, per l’innovazione tecnologica, Academy. E centri come il Talent garden hanno iniziato a localizzarsi in questo tratto della via Ostiense come figli della principale trasformazione che abbiamo fatto alla fine gli anni ’90, cioè la terza università. Questo diventa un altro grande polo che utilizza strutture esistenti: la vecchia scuola, la fabbrica dei paracadute, un’altra fabbrica dismessa, l’ex Alfa Romeo, sono diventati tutti nuovi compendi e in più è arrivata Nuova architettura col nuovo rettorato”.

L’area dell’ex Gazometro, conclude Rutelli, “è un’area straordinaria di futuro per Roma” e “avrà sicuramente una grande spinta per ulteriori valorizzazioni dal successo di Videocittà”. 

agi

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