I troppi casi di donne che partoriscono in detenzione

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Dopo che nei giorni scorsi il parto di un bimbo nato morto è stato oggetto di un’interrogazione parlamentare, stamattina una detenuta di San Vittore ha dato alla luce un maschietto che gode di buona salute. Stando a quanto appreso dall’AGI, la nascita è avvenuta nel giro di un’ora tra la chiamata al 118 e il cesareo.

Ieri, la reclusa avrebbe rifiutato di essere mandata in ospedale. Nelle ultime settimane la Camera Penale di Milano e l’associazione Antigone, che aveva quantificato di recente in otto le detenute in attesa di un figlio solo nell’istituto di pena milanese, hanno portato l’attenzione sul tema chiedendo di evitare il carcere alle donne incinte.

Alcuni parlamentari del Pd avevano chiesto chiarimenti alla ministra della Giustizia Marta Cartabia dopo che la morte in ospedale di un bambino nato da una 34enne di origine rom portata a San Vittore per furto, assegnata all’istituto di custodia attenuata Icam, ma poi trattenuta in carcere «per un miglior monitoraggio clinico».

Questo accade dopo le polemiche per l’entrata in vigore il 30 maggio scorso di una circolare della Procura di Milano che rende obbligatorio l’ingresso delle donne incinte o con bimbi molto piccoli in presenza dell’ordine di esecuzione di un arresto.

Una svolta giudicata negativamente dalla Camera Penale perché revoca una circolare del 2026 che invece raccomandava di non eseguire l’arresto. I legali milanesi sono intenzionati a chiedere alla Regione per trovare una soluzione. 

agi

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