Il Papa in Canada per una Chiesa che guarisca “le ferite del cuore”

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Risanare “le ferite del cuore”, “i terribili effetti della colonizzazione, il dolore incancellabile di tante famiglie, nonni e bambini”, “i traumi delle violenze subite” in passato “dai nostri fratelli e sorelle indigeni”.


Papa Francesco partecipa al pellegrinaggio al Lago di Sant’Annanell’Alberta settentrionale, a circa 72 km a ovest di Edmonton. Luogo sacro per i nativi canadesi, chiamato “Lago di Dio”, dai Nakota Sioux e “Lago dello Spirito” dal popolo Cree, ogni anno sono migliaia i pellegrini che qui giungono per bagnarsi e pregare.

Il Pontefice celebra la Liturgia della Parola e implora Dio la guarigione non solo dalle ferite del passato, ma anche da quelle del presente: anziani “abbandonati nelle strutture”, malati “scomodi” a cui viene somministrata la morte, ragazzi non ascoltati che si rifugiano nei telefoni cellulari o che “vagano persi, anestetizzati da qualche divertimento” o da dipendenze.

“Se vogliamo prenderci cura e risanare la vita delle nostre comunità, non possiamo che partire dai poveri, dai più emarginati“, sottolinea, lanciando un appello a porsi in ascolto “del grido degli ultimi”, “il dolore di quanti, spesso in silenzio, nelle nostre città affollate e spersonalizzate, gridano: ‘Non lasciateci soli!'”.

La nostra umanità “sola e sfinita ha bisogno di guarigione”, di Gesù “medico delle anime e dei corpi”.”Tutti noi, come Chiesa, abbiamo bisogno di guarigione”, scandisce Bergoglio nella sua omelia in spagnolo ed esorta l’aiuto di tutti per “edificare con l’aiuto di Dio una Chiesa madre come a Lui piace: capace di abbracciare ogni figlio e figlia; aperta a tutti e che parli a ciascuno; che non vada contro qualcuno, ma incontro a chiunque”.

“La Chiesa è donna, è madre”, ribadisce Bergoglio che osserva: “Parte dell’eredità dolorosa che stiamo affrontando nasce dall’aver impedito alle nonne indigene di trasmettere la fede nella loro lingua e nella loro cultura”.

“Questa perdita è certamente una tragedia, ma la vostra presenza qui è una testimonianza di resilienza e di ripartenza, di pellegrinaggio verso la guarigione, di apertura del cuore a Dio che risana il nostro essere comunità”, continua.

Rivolgendosi ai “cari fratelli e sorelle indigeni” precisa: “Sono venuto pellegrino anche per dirvi quanto siete preziosi per me e per la Chiesa. Desidero che la Chiesa sia intrecciata a voi, come stretti e uniti sono i fili delle fasce colorate che tanti di voi indossano”.

“Mi scalda il cuore vedere qui tanti nonni e bisnonni”, dice infine e ringrazia per questo. Raccomandando quanti hanno anziani a casa, in famiglia di prendersi cura di loro: “Avete un tesoro! Custodite tra le vostre mura una sorgente di vita: per favore prendetevene cura, come dell’eredità più preziosa da amare e custodire”. 

agi 

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